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Il cuoco e il comandante

Comici e politici nei media di oggi

di Paolo Bustaffa 25/12/2016

“La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta ma ciò che mangeremo domani”.
Non a caso torna alla mente la frase di Sören Kierkegaard alla fine di un anno trascorso ai bordi della cronaca ma non per questo fuori dai fatti, dai problemi, dalla storia.
Il richiamo all’inquieto filosofo danese diventa spontaneo soprattutto ripensando al fiume di parole che, soprattutto tramite i media, ha attraversato giorno per giorno la vita delle persone.
Di quali parole si è trattato e qual è stato il loro peso nella formazione della “coscienza civile”? Chi sono i cuochi di bordo che attraverso il megafono mediatico hanno annunciato e annunciano il menu del giorno?
Dove sono finiti i comandanti, coloro che avevano e hanno responsabilità d’indicare una rotta?
Le domande nascono leggendo la pagina di un giornale che annuncia la conclusione di una presenza televisiva di un comico e la pagina dello stesso giornale che riferisce di un ennesimo concitato dibattito politico.
Non è certo il caso di scadere in moralismi di fronte a una veemenza comunicativa spesso intrisa di male parole contro persone e le istituzioni che rappresentano.
La giustificazione è sempre pronta: così è il linguaggio della battaglia politica, così è il linguaggio della satira.
Prendere o lasciare.
Perché meravigliarsi o, peggio ancora, scandalizzarsi o contestare?
Nessuno più si meraviglia e neppure si scandalizza ma questo non significa che questa sia la normalità e che l’ultima parola debba essere lasciata al “così fan tutti”.
Anche perché con linguaggi aggressivi non si è raggiunto e non si raggiungerà l’obiettivo di ridurre le distanze tra la politica e i giovani. Non si aiutano le coscienze a essere critiche ma anche generative di pensieri, progetti e impegni concreti rivolti alla realizzazione del bene comune.
Un comico che sistematicamente, battuta dopo battuta, ridicolizza a dismisura persone e istituzioni si pone forse qualche domanda sulla sua responsabilità educativa? Il politico che si avventa verbalmente contro l’avversario, magari tra gli applausi del salotto televisivo si pone qualche domanda sulla sua responsabilità educativa? Potranno, comici e politici, giustificarsi appellandosi alla libertà di espressione?
Sono domande che tornano insistenti alla fine di un anno che è tempo di bilanci, verifiche, speranze.
Sono domande che tornano soprattutto pensando alle nuove generazioni che non si ritrovano in spettacoli che nulla offrono al pensiero.
C’è un allontanarsi certamente non nuovo ma sempre triste e allarmante. Lo spazio rimane vuoto e viene occupato da avventurieri capaci di raccogliere il consenso di quanti sulla nave di Kierkegaard non distinguono il cuoco dal comandante e neppure il menù dalla rotta.
Anche queste sono preoccupazioni fuori misura.
Finito il programma del comico e spenti i riflettori sul dibattito politico si tornerà al buon senso, all’equilibrio, all’impegno. Può darsi che sia così e per molti certamente è così. Tuttavia, alla fine di un anno politicamente burrascoso rimane la preoccupazione per quella confusa sonnolenza dei passeggeri che, a bordo della nave di Kierkegaard, non distinguono il cuoco dal comandante e neppure distinguono il menu dalla rotta.
Le parole si confondono, si annullano e infine si spengono. È già successo ma anche è successo che alcuni passeggeri si siano accorti del pericolo e abbiano immediatamente preso il comando della nave. Anche oggi non c’è tempo da perdere.

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