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Padre Luigi Gritti è intervenuto in un convegno a Reggio Calabria. Lo abbiamo intervistato sul tema: «Chiesa italiana è solo all’inizio»

Abusi sui minori, lo stile di papa Francesco è da imitare

di Davide Imeneo 24/02/2020

«Sradicare la cultura dell’abuso». Questo il titolo di un convegno tenutosi lunedì scorso a Reggio Calabria. Padre Luigi Gritti è stato il relatore; abbiamo sentito il monfortano su questo delicato tema.

Negli ultimi anni la Chiesa ha intrapreso un’ulteriore lotta contro gli abusi, secondo lei si sta facendo abbastanza?
La Chiesa italiana è all’inizio. Le nuove Linee Guida e l’istituzione del Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili sono un grande passo in avanti. A parte il lavoro da fare a livello di prevenzione, per mettere davvero al sicuro tutte le persone vulnerabili, e la risposta adeguata da dare a coloro che hanno subito abusi è importante anche avere un’idea chiara dell’ampiezza del fenomeno nella chiesa italiana. Purtroppo da noi i fatti si conoscono sempre e solo quando ne parlano i media.

Papa Francesco è andato oltre il Magistero: ha anche incontrato vittime di abusi, un grande gesto di consolazione e accoglienza. La prossimità è l’atteggiamento giusto nei confronti delle vittime? Cos’altro si può fare per loro?
Molti di coloro che noi definiamo spontaneamente “vittime” di abuso, preferiscono essere chiamati “sopravvissuti”, a indicare l’enorme sforzo che hanno fatto per superare il trauma subito. Non è un fatto scontato, visto che tante persone abusate si sono tolte la vita. Papa Francesco è certamente il Papa che nei tempi recenti ha fatto di più per contrastare gli abusi anche dal punto di vista delle leggi della Chiesa. Ha più volte chiesto perdono per questi crimini e in più occasioni ha incontrato i sopravvissuti all’abuso. Questo non toglie nulla della gravità dell’abuso subito, ma dà un po’ di speranza. Papa Francesco è un esempio che tutti dobbiamo seguire.

Nella società contemporanea urge sradicare la cultura dell’abuso, una piaga che sta ferendo l’umanità a più livelli. Secondo lei quali sono gli ambiti più a rischio?
L’abuso è una piaga e va combattuta con fermezza e determinazione. Tuttavia, la cultura che rende possibile l’abuso è ancora più insidiosa. Per questo papa Francesco insiste molto sull’importanza di sradicare la cultura che permette l’abuso. L’abuso sessuale è una cosa abominevole. E che dire allora di tutte le altre forme di abuso e violenza contro i più piccoli? Il traffico umano, le mutilazioni genitali, il matrimoni di bambini; e poi ancora il lavoro minorile, i bambini soldato, le situazioni di guerra dove i diritti dei bambini vengono negati; le separazioni familiari, gli abbandoni e aggiungiamo anche internet e i nuovi media con la pedopornografia che in poco tempo ha raggiunto proporzioni spaventose. Tutto questo è causa di enormi sofferenze.

Nella sua esperienza ha vissuto storie di conversione e riconciliazione tra vittime e carnefici? In che modo si può aiutare la conversione di chi commette questi atti criminali?
Ogni persona vive l’abuso e il rapporto con l’abusatore in modo diverso. Può esserci giustamente rancore, rabbia, rifiuto. A volte indifferenza. Durante il processo di guarigione alcune vittime vogliono incontrare il loro abusatore, altre decidono di cancellare definitivamente il ricordo della persona che le ha fatte soffrire. Bisogna anche evitare che queste persone si sentano colpevoli per la loro incapacità di perdonare. Il tempo deve fare il suo corso e quando la persona abusata avrà superato il trauma e si sentirà pronta, se vuole, lo potrà fare. È importante anche occuparsi di chi ha commesso il crimine dell’abuso. Prima di tutto perché sia fatta giustizia e per assicurarsi che non gli venga mai più data la possibilità di ripetere l’abuso, in nessun modo e con nessun altro. Se la persona lo desidera davvero un percorso serio di ravvedimento è sempre possibile.

Quando gli abusi vengono perpetrati da donne o uomini consacrati o da operatori pastorali lo scandalo è doppio. Come è possibile prevenire questo dramma all’interno della comunità cristiana?
Doppio per almeno due motivi. Primo perché coloro che per vocazione e anche per scelta avrebbero dovuto tutelare e proteggere i più piccoli hanno fatto esattamente il contrario, infliggendo a queste persone, già di per sé vulnerabili, sofferenze a volte atroci, abusando di loro e della loro fiducia. La percezione che alcune vittime hanno, è che Dio stesso o la Chiesa abbiano abusato di loro. Vi sono persone che hanno perso la fiducia nella bontà di Dio, che hanno perso la fede e la speranza. Dobbiamo impegnarci davvero tutti, fare passi concreti e costanti, metterci senza se e senza ma dalla parte dei più vulnerabili e soprattutto smetterla una volta per tutte con l’idea sbagliata che denunciando un abuso si fa male alla Chiesa. È vero il contrario.

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