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Arrivano i provvedimenti dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova rispetto al rischio di epidemia del Covid-19

Coronavirus, l'invito della Chiesa reggina: prossimità e prudenza

di Redazione Web 25/02/2020

Coronavirus, in seguito alla nota diffusa dalla Conferenza episcopale calabra (leggi quì) e alle indicazioni diramate dalle Autorità civili competenti, anche l'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova ha deciso di adottare alcune precauzioni. 

A comunicarlo è il Vicario generale, monsignor Salvatore Santoro, che - fatte salve le indicazioni della Cec - ha esteso alcuni consigli per i parroci dell'arcidiocesi reggina. Nello specifico si chiede ai singoli parroci di valutare la convenienza di sospendere, in via prudenziale, magari fino a domenica, le attività pastorali di tipo catechistico, oratoriale e di coinvolgimento delle associazioni presenti in parrocchia. Questa disposizione non riguarda la celebrazione delle Messe feriali e festive.

Per il segno di pace e le condoglianze ai funerali ci si attenga alle disposizioni già diramate dalla Cec; per la distribuzione della Eucarestia, si eviti, per adesso, di distribuire la Comunione sotto le due specie, e si preferisca deporre la Particola consacrata direttamente nelle mani dei fedeli, avendo cura, però, di ricordare prima le norme già note e cioè che è obbligo consumare la Particola stessa immediatamente e dinnanzi al sacerdote o al ministro che distribuisce la Comunione; infine, si consiglia di non utilizzare le acquasantiere, che dovranno essere accuratamente svuotate.

Monsignor Santoro chiede, infine, «vicinanza premurosa e costante dei sacerdoti, così come il conforto della preghiera» verso anziani e ammalti del territorio.

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bruno martorano 29/02/2020 09:26

IL MIGRANTE SILENZIOSO Abbiamo visto e sentito di tutto in questi ultimi mesi. Governi che si sono succeduti, scontri politici ed ideologici; strumentalizzazioni spinte al punto da scomodare persino la corona del Rosario. Ci hanno spinti a dividerci sul rispetto della persona umana, identificando quattro poveri disgraziati in balia delle onde, quali possibili assassini, ladri del lavoro, responsabili delle disgrazie del nostro paese. E invece? Invece un migrante silenzioso, infinitamente piccolo, è scappato ai controlli di frontiera e ha scombussolato tutto, generando paure, caos, sensazione di precarietà. E all’ improvviso si diventa tutti fragili, una pandemia di fragilità. Adesso non sono più i migranti a farci paura, sono i nostri connazionali, i nostri vicini di banco a scuola, le tazzine di un bar, la maniglia di una porta, i manici di un carrello del supermercato, una stretta di mano, un bacio o un abbraccio. Ed ecco l’ uomo, quello vero, frangibile, che nonostante la presunzione di essere il padrone del mondo, nonostante creda di determinare le sorti del mondo, dei rapporti umani, dell’ economia , della politica, è costretto a capire , o meglio a prendere atto che le sorti sono nelle nani di ALTRO. Un virus, un piccolissimo frammento di Universo, un piccolo agglomerato di poche centinaia di micro particelle, capace di sconvolgere i piani umani, in grado di “ scomodare” tutti. Ne verrà una lezione da tutto cio’? Guardando la televisione e i vari social non credo. E non mi aspetterei di certo una lectio magistralis dal mondo politico e di certa stampa. Passerà anche questo momento, come è accaduto per altri eventi simili e tutto cadrà nel dimenticatoio. E si ricomincerà con le speculazioni, con i dibattiti e i litigi della politica. Magari si inaspriranno i rapporti fra le nazioni, si cercherà di sistemare i “numeri”, che ormai hanno preso il posto degli esseri umani. Il tempo continuerà a trascorrere come sempre e arriverà, mi auguro il più lontano possibile, di nuovo qualche migrante silenzioso a presentarci il conto. L’ augurio è che sia un migrante non eccessivamente cattivo nella sua azione di “ riscossione “.

bruno martorano 27/02/2020 15:00

Credo sia doveroso da parte della Chiesa attenersi a certi comportamenti preventivi in determinate situazioni come quella del Coronavirus. Io però voglio partecipare alla discussione sottolineando un particolare non di poco conto riguardo al contagio in Chiesa. Credo infatti che il posto più vulnerabile e in grado di trasmettere un eventuale patogeno, sia la maniglia della porta della Chiesa dove tutti appoggiano la mano per entrare ed uscire e quindi,quella diventa un mezzo di contagio estremamente pericoloso. Se infatti si notano i fedeli, dopo essere entrati inChiesa fanno il segno della Croce e portano la mano alla bocca. Un dettaglio non da poco. Pertanto direi che bisogna trovare il modo che ciò non avvenga, altrimenti le altre precauzioni servono perdono significato. Grazie per l' attenzione.

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