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Il direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria, don Nino Pangallo, propone un percorso generativo

Quaresima, l'invito della Caritas: «Risalire alla sorgente»

di Antonino Pangallo 01/03/2020

L’aridità e la sterilità sono cifre che esprimono la condizione dell’oggi. Questo è il tempo della sterilità che ci rende aridi, non generativi. Poche sono le culle dei neonati, poche le risorse da condividere, pochi gli slanci ideali capaci di prendere l’anima ed il cuore. Ed in mezzo all’aridità, ai bordi della mensa del ricco epulone, Lazzaro cerca il necessario. Il tempo quaresimale è un’occasione di grazia. L’appello alla conversione è contemporaneamente invito a «credere al Vangelo». L’arida sterilità sarà superata se saremo capaci di risalire alla sorgente. Abbiamo bisogno di acqua sorgiva che disseti le fibre più segrete e sia capace di diventare generativa di nuovo umanesimo, di rinnovato slancio ecclesiale, di nuove ispirazioni sociali.

Nel periodo quaresimale la parola “conversione” si rivelerà nei suoi molteplici risvolti. In primo luogo ci è chiesta una conversione spirituale per tornare ad alimentare la nostra vita al flusso vitale della Parola di Dio, alla linfa dei sacramenti, al contatto con la carne di Cristo dei poveri. Conversione ecclesiale. Oggi, più che in altre stagioni ecclesiali si tratta di riandare alla sorgente del Concilio Vaticano II. I toni accesi di attacco nei confronti del magistero di papa Francesco, con l’uso spesso strumentale del profondo magistero del suo predecessore, rivelano la nostalgia di un modello di chiesa preconciliare. Conversione pastorale. L’arida sterilità si percepisce anche nella stanchezza con cui si assiste allo svuotarsi delle nostre comunità, al senso di fallimento dopo itinerari di accompagnamento che vedono il partire di tanti, proprio nel tempo della giovinezza e della maturità. Il nostro annuncio appare stanco con la tendenza allo gnosticismo e al pelagianesimo come ha evidenziato il papa a Firenze. Andare alla sorgente è riscommettere sulla pastorale integrata. Non ha più senso una pastorale episodica con temi che non si inseriscano nel cammino ecclesiale più ampio. La diminuzione dei numeri e delle risorse, come le sfide nuove da affrontare, ci chiedono di realizzare concretamente una sinodalità che non sia solo uno slogan ma uno stile.

Conversione intellettuale. Abituati alle storie brevi, abbiamo bisogno di non mandare il cervello in vacanza ma di esercitare una conversione mentale, per ridare al pensiero la sua valenza veritativa e non semplicemente strumentale. Il credente è chiamato a dare ragione della speranza. Conversione politica. È sotto gli occhi di tutti la crisi della politica ed il corto respiro di progetti e programmi. Sentiamo tutti il bisogno di nuovi don Sturzo e La Pira. Sognare nuove utopie politiche che sappiano attingere alla sorgente della Gaudium et spes, un rinnovato sguardo positivo nel rapporto chiesa mondo. C’è bisogno di “utopia” ma che sgorghi da uno sguardo lucido ed altresì misericordioso sulla città degli uomini. La Caritas ritrova qui la fedeltà al mandato ricevuto da San Paolo VI, nella sua funzione pedagogica. Oggi sembra essere ritornati ai tempi dopo guerra quando si svolgeva un ruolo di supplenza e di emergenza dinanzi ai bisogni, quasi un pronto soccorso. Oggi si ritorna alla delega come se l’ascolto dei poveri fosse solo di alcuni. Si ritorna a modelli ecclesiali preconciliari dove liturgia, catechesi e carità non sono in sinergia. Ed alcuni operatori pastorali, grazie a Dio pochi, affermano che la testimonianza della carità non è una delle priorità apostoliche.

Per questa Quaresima suggeriamo un rilancio del valore pastorale delle Caritas parrocchiali, attraverso proposte semplici ma efficaci di animazione delle settimane quaresimali. L’offertorio della messa crismale, frutto delle proposte comunitarie della domenica della carità saranno destinate al sostegno di tre iniziative. L’attenzione ai centri di ascolto, luoghi dove esercitare l’apertura della mente e del cuore verso coloro che chiedono aiuto, esercitare l’ascolto. Non centri di distribuzione ma di accoglienza e di ascolto. Gesù ha detto che avremo sempre i poveri tra noi e sappiamo bene come le nostre comunità ogni giorno vengano visitate da chi giace ai bordi della strada. I corridoi umanitari. Già da un anno tre famiglie eritree sono state accolte in altrettante comunità con un percorso di integrazione. Dai campi profughi si ritrovano oggi in una nuova condizione di vita. Vorremmo accogliere qualche altra famiglia e nelle prossime settimane alcune parrocchie saranno coinvolte.

Costruire una Nuova Europa. Continua il gemellaggio con alcune Caritas della Grecia (Atene e Tinos). All’inizio della quaresima il direttore della Caritas della capitale greca, con alcuni volontari dei centri ascolto parrocchiali, verrà nella nostra diocesi. L’obiettivo è sostenerci reciprocamente nella capacità di ascoltare i bisogni della gente. Vorremmo aiutare particolarmente la comunità armeno–cattolica di Atene ad integrare alcuni giovani cristiani di Siria nel tessuto locale. Piccoli gesti per vivere lo spirito mediterraneo delineato nel recente incontro di Bari dall’emblematico titolo “Mediterraneo, frontiera di pace”. La Pira amava dire che il Mediterraneo è “il grande mare di Tiberiade”. Qui e oggi il tempo di quaresima è l’occasione per prendere il largo.

* Direttore Caritas Rc

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