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Quel deserto che ispira fiducia

Quaresima al via; inizia il tempo liturgico dedicato alla riscoperta di sé attraverso l’esempio che Gesù

di Giusy Zinnarello * 01/03/2020

Papa Francesco nel suo messaggio di quest’anno per la Quaresima ci invita a lasciarci «condurre come Israele nel deserto (cifrato Osea 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi». Vi possiamo cogliere delle indicazioni preziose: c’è un deserto da attraversare, la voce dello Sposo da ascoltare e la Parola da cui lasciarci coinvolgere.

Sappiamo che il deserto è metafora preziosa nella vita spirituale: è per eccellenza il luogo dell’essenzialità, della nuda povertà che ci costringe a fare i conti con la debolezza e la nostra esperienza del limite. Un luogo che ci fa uscire dal rumore che ci disperde aiutandoci ad entrare nella nostra interiorità, là dove possiamo ascoltare la voce dello Sposo. Tuttavia, dobbiamo essere sinceri nel dire a noi stessi che essenzialità, povertà, debolezza, limite, silenzio sono parole di cui abbiamo timore, qualcosa con cui scazzottiamo quotidianamente. Eppure Cristo la povertà l’ha addirittura scelta, ricordiamo le parole di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (Dalla seconda Lettera ai Corinzi 8,9). Allora possiamo dire che probabilmente attraversare il deserto è per noi credenti un invito ad entrare nella povertà di Cristo, assumendo il limite che fa parte già del nostro quotidiano e avendo fiducia in Dio Padre. Quel Padre delle Misericordie, così come amava chiamarlo santa Chiara d’Assisi, che gratuitamente ci ama senza misura provvedendo largamente ad ogni nostra necessità.

Siamo chiamati ad essere come Chiesa un popolo di poveri che fanno convergere i loro cuori allo Sposo. Ci sono fragilità personali di cui dobbiamo prenderci responsabilmente cura attraverso un cammino di crescita e maturità, che chiamiamo conversione, e altre esperienze di povertà che siamo chiamati ad accettare cogliendo in esse la possibilità di un luogo privilegiato di incontro e di intimità con il Signore. A volte non siamo noi a scegliere la debolezza come nell’esperienza della malattia. Ci sono, poi, fallimenti subiti che spesso ci mettono a nudo. La povertà ci arriva con tutto il peso e le fatiche delle circostanze. Ma è proprio in questo stato non voluto di essenzialità che si possono aprire squarci che ci proiettano all’infinito. Se ripensiamo alla nostra storia, ci accorgiamo che ci siamo abbandonati autenticamente alla fede, solo quando la vita ce lo ha imposto. In questi momenti scopriamo che fino ad allora avevamo camminato con distrazione, sotto il peso di alcune pericolose zavorre che si frapponevano come un ostacolo tra noi e il mistero. Quella crepa, a volte anche dolorosa, che si apre diventa una feritoia su un orizzonte di speranza che finalmente illumina i nostri sguardi.

La Quaresima potrebbe essere un’occasione per fare pace con il limite della nostra vita sapendo che questo passaggio avviene dentro una relazione intima con Gesù, lo Sposo Povero che è sempre con noi e ci fa entrare con Lui nel mistero dell’Amore Trinitario. Dentro la povertà di Cristo c’è tutta la forza dell’amore donato. Possiamo non solo assumere la nostra personale debolezza ma anche renderci volutamente deboli rinunciando a qualcosa di noi. La sapienza popolare vede la Quaresima come il tempo dei fioretti, ma se volessimo farne una traduzione adatta al nuovo millennio, potrebbe essere il tempo favorevole per rinunciare a gratificare alcuni nostri bisogni con la finalità di fare spazio agli altri e venire incontro alle loro esigenze. L’orizzonte verso cui ci muoviamo è la Pasqua. Un sepolcro vuoto e una pietra tombale ribaltata che ribalta, a sua volta, le nostre presuntuose certezze umane. Un orizzonte di senso e valoriale che ci attrae e proprio per questo ci motiva al cammino. Mentre camminiamo sarà la Parola che la liturgia ci donerà a darci le coordinate del viaggio. Probabilmente ci verrà chiesto di deporre qualcosa lungo il percorso affinché nella nostra vita si faccia spazio e possa fiorire la novità del Vangelo. È importante che l’alba del nuovo giorno ci trovi sempre più poveri, disarmati ed entusiasti come bambini, per ricominciare con forze rinnovate il nostro cammino di fedeltà amante al mistero di Dio.

* Ordo Virginum

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