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Tre giovani affetti da distrofia muscolare chiedono ad Alitalia di rivedere le proprie scelte

L'appello dei fratelli Chiovaro: «Non chiudete l'Aeroporto»

di Federico Minniti 04/01/2017

Daniele è un ragazzo di Reggio Calabria. Assieme ai suoi fratelli, Simone ed Emanuele, è affetto da distrofia muscolare. «Abbiamo saputo che Alitalia abbandonerà l'Aeroporto dello Stretto – dicono in un video postato su facebook – questo per noi significa l'impossibilità di raggiungere l'ospedale di Bologna dove ci sottoponiamo ai controlli annuali».
Daniele, Simone ed Emanuele conoscono bene gli operatori aeroportuali di Reggio. I servizi di safety e security dello scalo sono sempre stato un fiore all'occhiello, così come confermano i tre fratelli: «Tutte le volte che siamo partiti l'assistenza è stata impeccabile». Sul caso è intervento anche il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale: «La politica la deve smettere di impantanarsi in contrapposizioni di bottega, perché dietro alla corsa di chi ha fatto bene e meglio esistono problemi che non possono aspettare e quando i problemi toccano i bambini ogni perdita di tempo è un crimine».
Ma il caso dell'Aeroporto dello Stretto è spinoso e chiama a responsabilità molteplici le istituzioni, locali e nazionali che negli ultimi anni si sono prodigati solo in continui annunci. La preoccupazione di Daniele e dei tanti reggini che necessitano di una mobilità per motivi di salute e di lavoro, infatti, è ampliata dalla scelta di Alitalia , di interrompere le corse da e per Reggio Calabria. L'ex compagnia di bandiera opera in uno stato di quasi monopolio al "Tito Minniti" di Reggio Calabria, occupando il 98% dei voli programmati. Tratte, quelle di Roma e Milano, sempre strapiene con un load factor del 90%, ma che dal 1 febbraio, Alitalia sembrerebbe intenzionata a cancellare dalla propria rotazione degli equipaggi.
Oltre ai voli, a Reggio Calabria a breve rischia di non esserci più neanche la società di gestione. Infatti, l'Aeroporto dello Stretto fino allo scorso ottobre è stato gestito dalla Sogas, società a partecipazione pubblica, oggi in esercizio provvisorio per via di una sentenza emessa dal Tribunale fallimentare di Reggio Calabria. L'Ente nazionale di aviazione civile ha promulgato un bando per la gestione trentennale dello scalo reggino e di quello di Crotone, il "Pitagora". In corsa ci sono la Sacal, la società di gestione dell'aeroporto di Lamezia Terme, e altre due competitor, l'Ase e la Sagas. Degli enti soci della Sogas, solo la Provincia di Reggio Calabria ha versato le proprie quote per l'esercizio provvisorio, 710 mila euro, fondi che sono in esaurimento come sottolinea il presidente dell'Ente, Giuseppe Raffa: «Siamo arrivati alla quasi completa erosione delle ultime risorse messe a disposizione dall’Amministrazione provinciale che hanno consentito di tamponare l’emergenza. Ma adesso, senza il versamento delle somme promesse da parte degli altri enti soci, Comune di Reggio e Regione Calabria, si rischia di andare incontro alla definitiva chiusura dello scalo. Le conseguenze sono potenzialmente irreversibili».
Una corsa contro il tempo. Ma alla base ciò che occorre è l'attenzione ai soggetti svantaggiati, come sottolinea il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà: « I vertici di Alitalia ed il Governo tengano in considerazione gli importanti aspetti sociali collegati al sistema dei trasporti sul territorio reggino. L'aeroporto dello Stretto è infatti un'infrastruttura vitale per tanti malati che quotidianamente, per cure e terapie, si recano nelle strutture sanitarie più all'avanguardia, in Italia ed all'estero. Cancellare i voli da e per Reggio Calabria sarebbe una violazione dei loro diritti di persone e di cittadini».
L'Aeroporto a Reggio Calabria non è un fatto campanilistico, come per anni si è voluto far passare, ma rappresenta per tanti – soprattutto tra le fasce più deboli – l'unica opportunità per raggiungere il centro-nord del Paese.

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