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Il racconto del direttore della Caritas di Oppido- Palmi, Vincenzo Alampi in questi giorni di emergenza

A San Ferdinando, una tenda per casa. Basterà contro il Covid-19?

di Redazione Web 13/03/2020

In tempi in cui la “casa” è l’unica soluzione per contrastare la diffusione del contagio, difficile non pensare anche a chi per domicilio ha una tenda sotto il cielo. Anche oggi nella Piana come ogni giorno i volontari, le forze dell’ordine e i vigili del fuoco sono in prima linea in quella tendopoli di San Ferdinando dove circa 400 migranti ormai stazionari, vivono come il resto del mondo la paura del contagio da Covid-19. A fare il punto della situazione è il direttore della Caritas di Oppido-Palmi, Vincenzo Alampi.

La rete dei volontari che ormai da anni seguono i braccianti continua nel suo impegno ci dice, certo tutti rigorosamente “armati” di guanti e mascherine ma non è affatto facile per gli ospiti della tendopoli in questo momento dove anche quel poco di lavoro che c’era è praticamente fermo. Restano poi come sempre le difficoltà legate al sito con quelle tende che ormai iniziano a mostrare i segni del tempo e una media di sei persone all’interno in cui è certo difficile mantenere le distanze di sicurezza all'interno così come per quanto riguarda l'uso dei bagni.

Ma “la carità non può fermarsi” dice il direttore Alampi. “La povertà avanza e non sono certo solo i migranti che vivono situazioni difficili in questo momento”. Anzi, “loro rappresentano forse il 10% del nostro impegno in termini di aiuti sul territorio”. Solo qualche giorno fa nella tendopoli, rassicura Alampi, i volontari avevano fatto un carico di rifornimenti per superare la prima criticità dell’emergenza e adesso sono al lavoro per portare un nuovo carico nei prossimi giorni.

E se il fronte più grande è quello di San Ferdinando, la carità arriva anche in quei piccoli insediamenti minori nelle campagne di Taurianova, Melicucco e Rosarno. Inutile dire che non ci sia tensione, la preoccupazione è un fattore comune per tutta la popolazione mondiale in questo momento, aggiunge ancora il direttore. Per fortuna la rete di aiuti che si è creata attorno alla Caritas, fatta di volontari ecclesiali e civili con sostegni concreti in termini di materiale che arrivano dalle parrocchie, le scuole, gli abitanti, riesce a fare fronte comune.

Insomma un’emergenza nell’emergenza in cui quella tendopoli ancora resiste dopo l’abbattimento della baraccopoli aspettando che si riescano ad attuare forme di ospitalità diffusa, è l’auspico, ad esempio come a Drosi (Cinquefrondi) in cui i braccianti abitano nelle case pagando un affitto simbolico. Per questo in passato più incontri erano stati fatti con le istituzioni competenti ma ancora non si è riusciti a superare quella resistenza dell’altro.

Tra le proposte fatte per agevolare questa soluzione, anche quella di un fondo di garanzia per gli affittuari, al momento rimasto lettera morta. L’appello è che davvero questa emergenza globale possa anche far vedere con occhi nuovi la situazione nella Piana.

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