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Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha recepito l'ultima nota della Conferenza episcopale italiana estendendola al clero reggino

Diocesi, il vescovo chiede ai sacerdoti di chiudere le chiese

di Redazione Web 12/03/2020

Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha recepito l'ultima nota della Conferenza episcopale italiana estendendola al clero reggino. Il provvedimento è volto «a collaborare ulteriormente con gli ultimi provvedimenti governativi» come spiega il Vicario generale, monsignor Salvatore Santoro.

«Condivido la sofferenza di tutti noi per questa ulteriore restrizione - spiega monsignor Santoro - Ma siamo in una situazione gravissima. Sono certo che l'offerta di questa sofferta decisione è quel "di più" che, proprio perché non voluto, sarà "molto più" gradito agli occhi di Dio».

Prosegue il Vicario generale: «Mettiamoci tutti in obbedienza alle indicazioni che ci sono state date ed imploriamo il Signore che questo flagello abbia presto a finire».

Ma da dove trae spunto questa decisione dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova? «È per senso di responsabilità e di appartenenza alla famiglia umana che la Chiesa italiana indica una scelta che ora si può rendere necessaria» spiegano dalla Conferenza episcopale italiana.  

Non una direttiva, dunque, ma un’indicazione nella quale, tuttavia, si coglie l’orientamento della Presidenza Cei, che non può non prendere atto delle ultime decisioni notificate dal presidente del Consiglio mercoledì sera.

Questa nuova decisione viene assunta – spiega la nota - «non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione». «I sacerdoti – prosegue il comunicato – celebrano quotidianamente per il Popolo, vivono l’adorazione eucaristica con un maggior supplemento di tempo e di preghiera. Nel rispetto delle norme sanitarie, si fanno prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi. Da monasteri e comunità religiose sappiamo di poter contare su un’orazione continua per il Paese». La Chiesa italiana sente dunque il dovere di spiegare che condivide le «limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto. A ciascuno, in particolare – insiste la nota Cei, pesando le parole - viene chiesto di avere la massima attenzione, perché un’eventuale sua imprudenza nell’osservare le misure sanitarie potrebbe danneggiare altre persone».

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