accedi | registrati | 13-7-2020

A fare il punto della situazione è il presidente italiano Francesco Samengo

Emergenza Covid-19: l'impegno dell'Unicef per i bambini

di Redazione Web 13/03/2020

Dottor Samengo l’UNICEF Italia dai suoi canali ribadisce la vicinanza “alle famiglie e ai bambini che in questo momento nel nostro paese stanno affrontando la più grave emergenza dalla fine della seconda guerra mondiale”. 
Indubbiamente uno scenario completamente nuovo per questa generazione, sono tantissimi i bambini che in queste settimane sono a casa, come aiutarli?

La lotta contro il virus COVID-19 richiama tutti noi ad essere responsabili delle nostre azioni perché, adesso più che mai, dobbiamo comprendere il valore dell'interdipendenza delle nostre vite.
Lo stare a casa è il modo più sicuro per proteggere noi stessi e gli altri. Possiamo però attuare dei piccoli escamotage per tenere alto il morale nostro e dei nostri bambini. È possibile alternare allo studio momenti di svago, ideare giochi, cucinare insieme o altro.
Noi come UNICEF Italia stiamo proponendo sul nostro sito-web unicef.it e sui nostri social di fare insieme in famiglia giochi e favole legate ai diritti, laboratori per aiutare i bambini a gestire le emozioni.
Negli ultimi giorni spesso mi sono ritrovato a pensare a una notizia di qualche settimana fa dalla Siria – di cui fra qualche giorno ricorderemo con tristezza i nove anni di conflitto: la storia di quel papà siriano e della sua bambina alla quale ha fatto credere che il rumore dei bombardamenti fuori dalla loro casa fosse quello dei fuochi di artificio, facendola ridere ogni volta che si verificasse un episodio del genere. E allora mi voglio ispirare a quel papà e invito tutti a farlo, perché con un po' di ingegno e di pazienza anche rimanere in casa per qualche giorno può diventare un gioco straordinario.

Nelle case degli italiani certo ma anche nelle tante comunità per ragazzi soli, si sta pensando ad un piano di intervento, a delle linee guida di aiuto anche psicologico?

Quello dei minorenni stranieri soli in una situazione di così ampia emergenza è un problema di cui ci vogliamo fare carico: per questo, insieme con il Programma dell’UNICEF Internazionale in Italia a sostegno dei bambini e giovani migranti e rifugiati stiamo pensando di portare avanti un progetto di supporto psicologico, che possa aiutarli anche dal rischio di stigmatizzazione.
Proprio oggi abbiamo lanciato a livello internazionale un appello: la paura del virus sta anche contribuendo alla discriminazione delle persone appartenenti a gruppi vulnerabili, tra cui i rifugiati, i migranti: questo è inaccettabile. Lotteremo contro la stigmatizzazione e non lasceremo soli questi ragazzi.

L’UNICEF è intervenuta in Cina durante l’epidemia anche con aiuti sanitari, che quadro vi state facendo della situazione nel nostro paese al momento?

L'UNICEF sta seguendo dal primo momento l'epidemia del COVID-19 dando il suo supporto laddove richiesto. In Cina siamo intervenuti per supportare la risposta all’epidemia di Covid-19, inviando al Governo cinese diverse tonnellate di aiuti medici per gli operatori sanitari che comprendevano maschere, indumenti protettivi, occhiali, guanti medici, termometri, kit per la raccolta di campioni e disinfettanti per le mani.
Riteniamo che il Governo in Italia stia attuando le misure necessarie per contenere l'epidemia
Nelle ultime ore, inoltre, abbiamo contattato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Protezione Civile e i Ministeri dell’Interno, dell’Istruzione, della Sanità, per metterci a disposizione delle istituzioni per dare un concreto sostegno per arrestare la diffusione del COVID-19 e dare aiuto a chi è stato colpito e sta soffrendo.
Colgo l’occasione per augurare un buon lavoro al nuovo Commissario Domenico Arcuri.

Italia ma anche Europa e il resto del mondo. Il virus varca i confini, c’è un territorio per il quale temete di più e nello specifico per i bambini? Temete una crescita dei contagi in Africa? È possibile stimare quando finirà l'emergenza?

Il virus si sta diffondendo in maniera estremamente rapida, non possiamo stimare quando l’emergenza potrà dirsi conclusa. Proprio l’altro ieri l’OMS ha dichiarato che il COVID-19 è una pandemia; questo non indica che il virus sia diventato più letale, piuttosto, è un riconoscimento della diffusione geografica della malattia.
Ciò che ci preoccupa di più sono quei paesi che hanno infrastrutture sanitarie pubbliche o sistemi di supporto sociale deboli, in particolare in diversi paesi dell’Africa, che già devono far fronte ad altri gravi problematiche. L’UNICEF sta supportando i governi e i partner per monitorare la situazione dei bambini e delle donne in stato di gravidanza e porla fra le massime priorità.

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