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Storie di straordinaria quotidianità ai tempi dell'epidemia che si ritrovano in una comunità virtuale "distanti ma vicini" per essere cammino e speranza

Ac Reggio Calabria: le relazioni oltre il Coronavirus

di Redazione Web 24/03/2020

Essere Azione Cattolica ai tempi del Coronavirus. Storie di straordinaria quotidianità quelle che raccontano i ragazzi della comunità reggina. Chi in attesa degli esami di maturità si ritrova in una classe virtuale, chi libero imprenditore si interroga come tutti per il futuro, chi aspetta di diventare genitore per la seconda volta, solo per citarne qualcuno.

“L’associazione non si è mai fermata, dice Nico Chirico, presidente diocesano Ac. Subito ci siamo riorganizzati per ristrutturare il percorso soprattutto in una dimensione che potesse essere familiare. Un cammino nuovo che potesse aiutare a condividere questo tempo, condividere le attese, le paure, per non sentirsi soli”.

Ne sono un esempio Tony e Marcella genitori del piccolo Andrea che in casa detta i ritmi della giornata. Ma la parola d’ordine per tutta la famiglia è: “custodia e condivisione”. Le nostre giornate, dicono, sono molto assorbite dalla presenza delle persone che amiamo cui cerchiamo di dedicare tutto il tempo possibile. Insomma “vicini anche se distanti”.

Fede ma anche tanta creatività le parole d’ordine per l’assistente diocesano don Nino Ventura. “I soci in questo momento di prova per tutti, ci chiedono di alimentare la loro fede con contributi e spunti di riflessione. Cerchiamo in tutti i modi di essere presenza certa per aiutarli a mantenere alto il cuore e lo sguardo puntato verso il cielo, con una prossimità diversa ma mai per questo meno presente. Una necessità che si fa virtù”.

Rosa studentessa dell’ultimo anno di liceo, vive ormai da settimane la didattica online. “Certo essendo l’ultimo anno di scuola mi sarebbe piaciuto viverlo con i miei compagni. Mi manca la nostra quotidianità, scherzare, perché no anche lo studiare insieme. Però, questa formula mi sta comunque permettendo di continuare a studiare per arrivare preparata all’esame di maturità”. Anche Gaia è una studentessa, universitaria. “Mi mancano i ragazzi del gruppo, dice, ma questo tempo è ben speso se si prega, se si riscoprono tante cose, magari anche se stessi”.

Francesca Chirico, vice presidente Ac per il settore adulti, non nega le difficoltà a lavorare da casa per un libero imprenditore come lei, chiamato ai rapporti umani e alla conciliazione. “Una Quaresima che stiamo vivendo sui gruppi per non interrompere quel filo che durante l’anno ci lega. Certo non è la stessa cosa fare un gruppo virtualmente e stare invece nella stessa stanza condividendo un momento felice o triste delle nostre vite.

Però è un sacrificio per un bene più grande che ci viene chiesto e che insieme ai nostri assistenti, al vescovo, alle nostre comunità, siamo contenti di poter fare, certi che al termine di questa Quaresima i frutti spirituali ma anche umani saranno importanti. Affidiamo quindi questo periodo al Signore che tutto sa e riesce a scrivere dritto anche sulle righe storte, siamo certi che tutto questo avrà per tutto il mondo dei frutti di bene

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