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Dopo tre settimane dai primi casi, ecco cosa emerge dai dati in possesso del Grande ospedale metropolitano

Coronavirus. Sperimentazione Tocilizumab, arrivano i dati reggini

di Federico Minniti 25/03/2020

Guardano l’orologio con attenzione, i medici del reparto Covid-19 di Reggio Calabria. Nessuna fretta di andare via: da quando è iniziata quest’emergenza i turni sono saltati. Quell’attenzione rivela lo studio sui picchi di ricovero: i pazienti con sintomi più gravi arrivano quasi sempre alle 12 o alle 20. Questa è solo una delle peculiarità dalla trincea del Grande ospedale metropolitano. Il clima che si respira è di grande fiducia nonostante le difficoltà che il Coronavirus sta comportando a tutto il sistema sanitario del Paese. E, in riva allo Stretto, non manca un’attenzione specifica verso la sperimentazione del Tocilizumab.

La curva dell’ospedalizzazione. La tendenza «a fiammate» dei ricoveri è il grande spauracchio: c’è la consapevolezza che fronteggiare un centinaio di ricoveri in 24/48 ore potrebbe portare la struttura al collasso; per questo la fase di screening è fondamentale. Il macro-obiettivo, fanno filtrare dal Gom, è quello di dilazionare il più possibile l’ospedalizzazione. La caratteristica di diffusione “esponenziale” può essere limitata soltanto con la prevenzione. «Trasformare uno tsunami in tante piccole mareggiate» spiegano usando una metafora: per questo, la proposta del Sindaco Falcomatà di precedere coi «tamponi a tappeto» verso tutti i “rientrati” dal Nord Italia si muove in piena sinergia con l’orientamento del management medico-sanitario del Gom. Oltre la fase preventiva, per evitare il sovraccarico del reparto Covid-19 è stato creato un «percorso logico» che fa transitare dal Triage alle unità operative coinvolte: Pneumologia (trasferita ad hoc dal Morelli), Malattie Infettive e Terapia Intensiva. Tutto in brevissimo tempo. 

Il reparto Covid-19 già attivo. Qualcuno, come il Cappellano dell’ospedale, don Stefano Iacopino, afferma che «a Reggio Calabria si è assistito ad un miracolo organizzativo, uno sforzo encomiabile: medici, infermieri, dirigenti hanno lavorato insieme tirando fuori il meglio». Novanta posti-letto in più attivati con la massima solerzia e già operativi dall’inizio di questa settimana: si attendeva per lo scorso week-end (22-23 marzo) una crescita nella curva del contagio - in virtù delle famigerate fughe dal Nord nella notte dell’8 marzo - ma, per fortuna così non è stato. Con occhi altrettanto attenti si monitorano i dati del fine settimana in arrivo (29/30 marzo) che potrebbero far registrare il picco dei contagi sullo Stretto. Valutazioni tutt’altro che semplici. In particolare, la Terapia Intensiva si è immediatamente messa in linea con gli standard nazionali, entrando in contatto con la Regione Lombardia e adottando lo stesso percorso di diagnosi e trattamento.

Il monitoraggio dei casi. La capacità di poter reggere l’onda d’urto passa sempre dalla determinazione dei cittadini di evitare situazioni di assembramenti o condizioni tali che possono favorire il diffondersi del virus. Non c’è in atto, neanche in Lombardia, un ospedale che può reggere a pieno impatto un’emergenza come questa. Buona parte del contagio è dovuto a contatti tra pazienti e loro parenti giunti dal Nord Italia. Quest’ultimi, confermano dal Gom, sono quasi tutti asintomatici e, perciò, “portatori sani” dell’epidemia. Rimane, altresì, una buona fetta di contagiati che non avrebbero mai incontrato persone che si sarebbero spostate dalle Zone Rosse.

Gli altri servizi: ecco cosa è sospeso. Lo sforzo organizzativo, ovviamente, va ricalibrato rispetto all’operatività generale del nosocomio reggino: è vero che le attività operatorie si sono dovute adeguare con la sospensione degli «interventi di elezione», come vengono considerati in gergo medico quelli non urgenti. Dalle corsie del Gom, invece, smentiscono categoricamente che, tra queste sospensioni, rientrino anche i tagli cesarei per le partorienti. Confermati gli interventi per i casi più gravi.

La sperimentazione del Tocilizumab. Nel frattempo, si è iniziato uno studio multicentrico sull’impiego del Tocilizumab, il farmaco che viene usato originariamente per curare l’artrite reumatoide, ma che si è visto dare ottime risposte in tutti quei pazienti affetti da Covid-19. Questa face di ricerca è stato autorizzata dall’Aifa. I dati preliminari dello studio indicano come il Tocilizumab sembri giocare un ruolo essenziale soltanto se accostato a una serie di procedure, come per esempio la supinazione, cioè quando i pazienti che vengono messi «a pancia giù». Si tratta di un’attività delicatissima che rivela la grande professionalità esistente all’ospedale reggino. Un ulteriore conferma che il Gom, in questa sfida, si sta preparando. E lo sta facendo con estrema acume.

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