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Monsignor Oliva (Locr-Gerace) ha voluto incontrare i detenuti: «Non siete soli»

Domenica della Palme, il racconto dalle altre diocesi calabresi

di Redazione Web 06/04/2020

È stata una Domenica delle Palme insolita per la Chiesa italiana. Non fanno eccezione le diocesi calabresi che hanno vissuto questo momento liturgico «a distanza», ma con grande spiritualità. Ne è convinto il presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Vincenzo Bertolone che guida la diocesi di Catanzaro-Squillace: «In tempi di Coronavirus, di ansie e di distanze, quelle palme agitate verso il cielo, in ossequio alla regalità divina che la folla attribuiva al Messia, sono il simbolo di una necessità ben incarnata dal Cristo che pochi giorni dopo avrebbe dato la vita pur di abbracciare l’umanità sofferente ma carnefice, e dimostrano che l’amore è più forte della morte». Prosegue Bertolone: «Com’è attuale, in questi tempi bui, l’insegnamento che arriva dal Cristo crocifisso. Egli è un compagno di viaggio, e quando si cammina in due la conversazione, lo scambio, gli sguardi diventano carichi di complicità, affettività, tenerezza. E come scriveva il poeta Khalil Gibran, "Dio mi guardi dall’uomo che si proclama fiaccola che illumina il cammino dell’umanità. Ben venga l’uomo che cerca il suo cammino alla luce degli altri"».

A fargli eco è monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea: «In questa ora così difficile poi in cui l'umanità intera è succube dell'epidemia del Coronavirus vogliamo stringerci ancora di più attorno a Lui per bussare al suo cuore misericordioso: guardi a tutti noi, come ha fatto col ladrone pentito, perchè presto possiamo essere liberati dalla violenza dilagante del contagio e perchè in questo momento terribile non abbiamo a perdere la fiducia, sapendo ritrovare nella fede la forza di reagire anche dopo davanti ai tempi duri che ci aspettano».

Una riflessione altrettanto appassionata è stata fatto ai propri fedeli da monsignor Francesco Savino, pastore di Cassano allo Jonio: «Gesù, con la sua passione, morte e resurrezione, compie e proclama l’azione salvifica di Dio; noi celebriamo la sua Pasqua come Pasqua della Chiesa, come il passaggio dei cristiani dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza.  Questa è la rinascita che supplichiamo come frutto della Settimana Santa, perché il popolo di Dio possa passare dall’oscurità della corruzione e della illegalità, dalle umiliazioni, da una vita alienata e alienante, perché priva dell’autentica libertà, all’onestà, alla trasparenza, alla Verità». 

Monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, poi ha compiuto un gesto significativo: ha benedetto i ramoscelli di palme e ulivo per i detenuti del carcere locale. «Anche se lontani dagli affetti più cari, non siete soli», ha detto Oliva. «Mi basta far pervenire a ciascuno di voi la mia vicinanza ed il mio affetto. So che mi ascoltate e che accettate ben volentieri il mio incoraggiamento in questo momento difficile. Anch’io come voi avverto il peso dell’essere costretti a stare al chiuso. Lo faccio - spiega il presule impegnato nella Locride -  perché questo giova a contenere il contagio ed a tutela della salute propria e altrui. Per voi le restrizioni sono di maggior peso. La vostra sofferenza è ancora maggiore, perché dentro queste mura è più pesante il timore dell’epidemia. Stare lontani dalla famiglia aumenta il senso della solitudine e dell’abbandono. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento. Passerà questa pandemia. Non sentitevi soli».

«È nostro vivo desiderio lasciarci condurre anzitutto dalla gioia della risurrezione, assumere pensieri e stili di vita pieni di luce e speranza. Convinti che nella misura in cui viviamo la e della risurrezione di Cristo saremo portatori di risurrezione dovunque. Per questo vogliamo mantenere fermo il proposito di immettere nella storia che stiamo vivendo un punto di vista differente, il punto di vista del Vangelo, che ispiri pensieri e comportamenti», afferma monsignor Giuseppe Schillaci, vescovo di Lamezia Terme.

Un messaggio in pieno stile ecumenico, infine, lo ha lanciato l'eparca di Lungro, Donato Oliverio: «Abbiamo bisogno di risorgere, abbiamo bisogno che risorga la speranza in noi per una nuova vita, che risorga una passione per poter non solo superare i momenti difficili, ma per poter costruire un futuro migliore per tutti, particolarmente per i più giovani. Anche la nostra Eparchia è oggi irriconoscibile, ma dentro le nostre Chiese deserte si leva la preghiera incessante al Dio della vita per l’Italia e il mondo». 

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