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L'arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, ha presieduto il Vespro, inserito in un breve momento di Adorazione eucaristica dalla Cappella Maggiore del Seminario Pio XI

Mercoledì Santo, Morosini: «Lasciare che Dio viva in tutti noi»

di Redazione Web 08/04/2020

L'arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, ha presieduto il Vespro, inserito in un breve momento di Adorazione eucaristica dalla Cappella Maggiore del Seminario Pio XI, al termine del quale ha impartito l'assoluzione generale dei peccati a quanti (non avendo potuto accedere, in questi giorni, alla confessione sacramentale, ma proponendosi di farlo appena possibile), sinceramente pentiti, hanno chiesto il dono della misericordia e del perdono. Monsignor Morosini rivolgendosi a sacerdoti, seminaristi e fedeli collegato in streaming sulla pagina de L'Avvenire di Calabria ha consegnato il motto dell'episcopato al clero diocesano: «"Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". Affermazione solenne dell’apostolo Paolo, che traduce tutto il suo amore a Cristo e tutto il suo zelo pastorale. Ad essa ho cercato, pur con le mie fragilità, di ispirare tutto il mio ministero di sacerdote prima, e di vescovo dopo. Questa frase vi consegno come dono più grande in questo mercoledì santo, forse ultimo del mio ministero in mezzo a voi».

«La fede, la fiducia e l’abbandono in Gesù sono motivati dalla considerazione che siamo stati amati da lui. Amati perché redenti. Amati perché chiamati ad una comunione più viva e profonda. Amati perché oggetto della sua fiducia e perciò inviati in suo nome. Amati perché sempre accolti e mai respinti, sempre perdonati e mai condannati - ha detto monsignor Morosini - Abbiamo di che ringraziare e di che ricambiare. Abbiamo di che verificare e giudicare in noi stessi, alla luce di quel vuoi, più volte ripetuto, con il quale ogni anno rinnoviamo le nostre promesse sacerdotali, qual è stato il nostro rapporto con il suo amore, attraverso il quale ci ha scelti ed inviati».

«In questo momento tragico del coronavirus, che, tra tutto il male che sta arrecando, ci sta restituendo forse tanti valori, accogliamo nuovamente l’invito e ripartiamo di nuovo dal proposito di vivere nella fede nel Figlio di Dio che ci ha amati e ha dato la sua vita per noi. Non una semplice fede, che è accettazione di un pacchetto di verità, che possono anche non scalfire il senso della nostra vita, ma una fede che sia vita (Vivo dice Paolo); un’adesione a lui che nasce dal profondo, dove in gioco c’è il senso della nostra vita; un modo di vivere che ci fa entrare nel vivo di quell’esperienza di comunione, che Gesù ha avuto con il Padre. Vivere nella fede deve significare che vogliamo essere e muoverci in lui e per lui. Solo questa può essere chiamata vita; il resto è solo assenso formale e ipocrita, che coniuga apparenze religiose e interiorità idolatra», ha spiegato l'arcivescovo. Ha aggiunto monsignor Morosini: «Vivere nella fede del Figlio di Dio deve significare per noi credere di poter vivere come è vissuto Gesù, cioè nel contesto dell’amore del Padre, che lo ha guidato, passo dopo passo, nella vita, e che non si è interrotto nel momento della sua crocifissione.Solo così possiamo essere educatori di fede, uomini solidi, capaci di tracciare cammini, profeti ispirati capaci di guidare gli animi dubbiosi e incerti; uomini esperti di Dio che sanno indicare a quanti bussano in cerca di luce i segni di Dio presenti nella loro vita e che loro non riescono a discernere. Solo la comunione con Gesù, come la sua con il Padre, può essere capace di tracciare sentieri per se stessi e per gli altri, che chiedono il nostro aiuto per percorrere lo stesso sentiero alla ricerca della comunione con Dio. E tutti sappiamo l’estremo bisogno, oggi, di aprire strade tra tanti vicoli ciechi, tra tanti labirinti di dispersione e di confusione».

Poi la conclusione del presule paolano: «Come è possibile superare gli interessi umani se non si entra in sintonia con Gesù, se non si alimenta il desiderio di conformarsi a lui? Come si può trasmettere l’amore all’Eucarestia se non viviamo, noi per primi, immersi in questo mistero, forza e sostanza della nostra vita spirituale? Bisogna allora ripartire da questa fede rinnovata in Gesù, che ci fa rivivere il primo innamoramento di Cristo, ci fa assaporare la dolcezza del primo incontro e ad assaporare la gioia della prima risposta affermativa che gli abbiamo dato, giurandogli che mai saremmo tornati indietro. È stato cosi? Ciascuno di noi si interroghi, ma con la consapevole certezza che lui sta davanti a noi per dirci ancora: se vuoi.. Ci dice: sei venuto meno? Coraggio, se vuoi, ripartiamo assieme. Ma sicuro e deciso. Per me - ci dice – è come se fossimo al primo incontro, perché io faccio sempre cose nuove e dimentico le cose passate. Lasciati, però, crocifiggere con me, perché sia io a vivere in te. Miei cari fratelli, si tratta di capire, in fondo, che vivere nella fede del Figlio di Dio, significa lasciare che lui viva in noi».

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