accedi | registrati | 30-11-2020

Appello dell’Autorità per l’infanzia e l’adolescenza al governo: troppe situazioni di fragilità su cui intervenire con urgenza

Minori a rischio, il Garante al premier: «Conseguenze gravissime»

di Redazione Web 09/04/2020

Le misure decise dal governo per la tutela della salute «impattano su tutti, ma soprattutto su quei bambini e ragazzi che vivono, nella attuale situazione, una condizione di aggravata vulnerabilità». Come minorenni con disabilità, quelli che vivono fuori famiglia, che versano in condizioni di povertà economica o educativa, figli di genitori separati, figli di detenuti, quelli che vivono in situazioni problematiche, quelli segnati dall’epidemia. Per tutti questi ragazzi servono interventi specifici, tutele organiche, aiuti modellati sui loro bisogni. Lo scrive in una nota al presidente Conte, la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, sottolineando come questi ragazzi sono «costretti all’isolamento, senza andare a scuola, senza contatti sociali e in alcuni casi senza adeguati supporti di tipo educativo, psicologico e didattico». I ragazzi con disabilità per esempio vivono con particolare difficoltà la situazione di isolamento imposta dall’emergenza sanitaria. Per molti di loro «il cambio repentino della routine quotidiana rischia di incidere fortemente sull’equilibrio e sul benessere psicofisico». C’è poi il grande capitolo dei ragazzi in condizioni di povertà economica, educativa e di marginalità sociale.
 
Qui la garante ricorda i minorenni che non dispongono neppure dello stimolo positivo rappresentato da tv, radio, media, come i ragazzi che vivono all’interno dei campo rom, i figli di genitori detenuti, o in situazioni problematiche, quando per esempio «stare a casa, scollegando la famiglia dal contesto scolastico ed educativo, può aggravare situazioni di maltrattamenti e rendere più difficile attivare gli interventi delle forze dell’ordine e i conseguenti meccanismi di protezione». Strettamente collegato a questi aspetti, quello dei minori fuori famiglia. Sono ragazzi che, in comunità o accolti da famiglie affidatarie, stanno «elaborando la peculiarità della loro storia e sono in fase di ricostruzione assistita del rapporto con la famiglia di origine». L’isolamento forzato e la sospensione degli incontri con le famiglie possono sviluppare forme depressive o comportamenti di autolesionismo. Da qui la necessità di «supporto continuativo qualificato» per evitare che questi ragazzi scivolino in situazioni di gravi. Come la stessa attenzione va riservata ai figli di genitori separati e divorziati che vanno aiutati a mantenere il rapporto con entrambi i genitori. Per tutte queste situazioni Filomena Albano indica una serie di interventi di tipo educativo, strutturale ed economico, raccogliendo i segnali di difficoltà giunti dal terzo settore e da organizzazioni del settore.

A questo proposito erano arrivati però anche auspici, da parte di alcuni associazioni, per un ricorso ancora più disinvolto all’articolo 403 del codice civile che permette l’allontanamento coatto dei minorenni dalle famiglia sulla base di una valutazione anche esclusiva dei servizi sociali. Ipotesi che aveva sollevato ondate di critiche. In particolare un gruppo di avvocati, di esperti e di addetti ai lavori ha indirizzato al governo una lettera aperta – prima firmataria l’avvocato Patrizia Micai, impegnata da anni nella difesa delle vittime della malagiustizia – in cui si spiega perché la sollecitazione all’articolo 403 appare del tutto fuori luogo: «Il sistema che noi firmatari contestiamo abusa troppo spesso proprio dell’art. 403 del Codice civile, eludendo sistematicamente la norma che dispone “tempestiva comunicazione del provvedimento ai genitori del minore dando conto delle motivazioni”, trasformando questo intervento nell’esproprio del minore, provocando conseguenze emotive atroci e un doppio trauma: quello del bambino e quello dei genitori, difficilmente gestibile in un momento di tale emergenza sanitaria».

Come appare inaccettabile la proposta, sempre contenuta nell’appello di alcune associazioni, di dare vita a una task force tra istituzioni: «Chi deciderà la composizione della task force? Quante saranno, e dove? I Servizi sociali dei Comuni in questo momento non possono garantire nemmeno i servizi indispensabili, non riescono neppure a contattare i cittadini in difficoltà e a supportarli, si affidano per lo più alla polizia municipale e alla Protezione civile». Da qui la richiesta di convocare ai tavoli istituzionali le vere vittime «ovvero le associazioni che rappresentano le vittime, i loro tecnici avvocati e consulenti al fine di instaurare tavoli partecipati per la rinnovata e ricostruita tutela del bambino».

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2020 ©avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative