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Che 2017 sportivo ci attende? Luci e ombre da affrontare con tempi certi

Defibrillatori, Lotti intervenga

di Federico Minniti 13/01/2017

L’ Italia di Bebe Vio e del quarto rinvio sull’obbligatorietà dell’uso dei defibrillatori negli impianti, così il 2017 sportivo apre i battenti, mentre nel mondo d’Oriente si spendono 50 euro al secondo per un calciatore, l’ex juventino Carlitos Tevez.
Questo è quello che ci aspettavamo? Certamente no. Attendavamo un esempio diverso di investimento nella pratica sportiva di base, nella salvaguardia della salute degli atleti (giovani e non), nella garanzia che ciascuno possa – secondo le proprie inclinazioni – “permettersi” una sana attività per tenersi in forma.
Il governo Gentiloni ha deciso di ripristinare il Ministero dello sport affidandolo al renziano Luca Lotti.
L’auspicio è che sia un dicastero funzionante e che sappia recepire le istanze che realmente arrivino dai territori con tutta la complessità e la diversità del Paese.
Auspichiamo, quindi, che il ministro Lotti intervenga nel merito dei dispositivi salva–vita. È vergognoso che si continui a giocare sulla pelle delle persone per motivi di «equilibrismo politico».
Una legge dello Stato che tutela la salute dei cittadini non può essere ignorata da tre anni e mezzo.
Piuttosto andrebbero fatti ulteriori e decisivi passi in avanti.
D’altronde che lo Sport sia la prima grande terapia d’urto lo ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della Sanità, e lo sappiamo bene quali e quanti siano i grandi effetti benefici di un’azione comunitaria per antonomasia. Per questo racconteremo ancora delle grandi passioni sportive di Reggio Calabria. Da un lato la faticosa ripresa di una storia lunga oltre cento anni, quella della Reggina, che stenta dal punto di vista tecnico, ma che ha ritrovato l’abbraccio dei propri tifosi al Granillo. Dall’altro le vicende della Viola che ha mezzo secolo sulle spalle, ma che sta attraversando una fase di calo rispetto all’appeal con la città.
Storie che si intrecceranno con quelle degli oratori e delle parrocchie, unici avamposti di tutela dello sport di base, aperto alle disponibilità di tutti. Campionati “anomali” che vedono tra gli atleti i migranti da poco sbarcati nel porto di Reggio Calabria, ex tossicodipendenti, carcerati in messa alla prova e quanti si sono imbarcamenati nella sfida “a perdere” del gioco d’azzardo.
Uno sport inclusivo che deve trovare spazio e dignità al pari del racconto dei professionisti e dei grandi campioni.
Porsi a bordocampo vuol dire registrare gli umori di chi lo sport lo fa davvero. Quindi che sia un 2017 di vittorie di valore, dove lealtà, impegno e sacrificio siano ripagati da attenzione, tutela e condivisione.

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