accedi | registrati | 19-9-2020

Tutte le diocesi sono entrate nelle case delle diverse comunità attraverso la rete e le tv locali che hanno trasmesso il segnale streaming durante le celebrazioni

Covid-19, la preghiera dei vescovi calabresi durante il Triduo

di Redazione Web 10/04/2020

Nella giornata del Giovedì Santo il vescovo della diocesi di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva ha invitato il clero ad un momento di preghiera unitario. Nel giorno della Messa crismale (quest’anno rimandata ad altra data) il Vescovo ha scritto una lettera ai presbiteri in cui ricorda che si tratta di «un appuntamento annuale immancabile, per rinnovare le promesse sacerdotali e rinsaldare il vincolo sacramentale dell’Ordine sacro, oltre che per elevare a Dio la nostra gratitudine per il dono ricevuto».

Così come ormai prassi in questo tempo di emergenza, ha invitato tutti ad unirsi in preghiera collegandosi dalle proprie case sulle pagine Facebook della Diocesi. Scrive monsignor Oliva: «Quest’anno ci sta mancando tantissimo il rapporto personale con i nostri fedeli in occasione delle Celebrazioni pasquali e del Triduo in particolare. Appare evidente che il nostro ministero sacerdotale ha bisogno di essere a contatto diretto con il popolo. Siamo come pastori senza gregge o come pastori che vivono il disagio della lontananza dai fratelli e sorelle nella fede. Tutto diventa anonimo e la comunicazione virtuale non rende quella relazionalità umana necessaria per camminare insieme e sostenersi a vicenda. Al Signore vorrei chiedere tante cose, ma Lui sa cosa ci sta più a cuore. Lui sa di cosa abbiamo più bisogno. Lui vede le preoccupazioni del nostro popolo e raccoglie il grido di aiuto soprattutto di quanti non hanno lavoro e avvertono le conseguenze del disagio covid-19. Molta parte della nostra società è messa a dura prova. Penso al mondo della sanità, su cui pesano le responsabilità della cura e dell’assistenza sanitaria. Al Signore chiedo di dare forza e coraggio ai medici, gli infermieri e a tutto il personale sanitario, affidando a Lui le loro fatiche ed impegno quotidiano. Il mondo della sanità ha già pagato alti costi con la perdita di tanti medici ed infermieri a causa del coronavirus. Di fronte alla gravità di questo male oscuro e sconosciuto non venga mai meno in noi l’attenzione ed ogni accorgimento a tutela della propria ed altrui salute, rispettando puntualmente le regole che ci impongono i nostri governanti. Con la speranza che non abbia a prolungarsi di troppo questo tempo di prova».

«Eucaristia e Sacerdozio ministeriale, due doni come caparra della Resurrezione» è il messaggio dell’Arcivescovo della diocesi di Catanzaro – Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone. «In questi giorni di “distanziamento sociale” e di reclusione forzata - scrive - giunge la giornata più bella per noi, sacri ministri: il Giovedì santo. È il giorno dell’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ordinato, il nostro giorno. Eucaristia e Sacerdozio ordinato sono due doni, così mi piace vederli nei giorni della pandemia da Covid-19, posti per noi e per tutti sulla soglia del santo Triduo pasquale di Passione-Morte- Resurrezione del Signore Gesù e affidate alle nostre mani ancora profumate di santo Crisma».

Il pensiero dell’Arcivescovo è quindi per i fedeli: «paradossalmente, ci ritroviamo a predicare ai banchi, ci soccorre l’utilizzo della tecnologia, che ci ha resi tutti (dal Papa all’ultimo prete in cura di anime) “pastori digitali” per entrare nelle case delle persone e raggiungerle per un saluto, una riflessione, un incoraggiamento. È importante che facciamo sentire il calore della nostra vicinanza e della nostra condivisione in questo particolare momento. I fedeli non si sentano abbandonati. Continuiamo ad attingere forza dalla preghiera e dal santo Sacrificio, che celebriamo, continuiamo a sentire amorosa accanto a noi la presenza del divino Viandante».

«Non permettere che ci chiudiamo dentro il nostro misero piccolo orizzonte» sono le parole pronunciate nell’omelia del Giovedì Santo dal vescovo di Lamezia Terme, monsignor Giuseppe Schillaci.
«In questi giorni del coronavirus stiamo prendendo parte ai riti pasquali in un modo diverso, ma stiamo prendendo parte. Sia per tutti noi, questo, un tempo favorevole per meditare, se vogliamo anche per ripensare la Pasqua e quale è il significato profondo per la nostra vita. In questi giorni tutti noi, voi, carissimi fratelli e sorelle che siete nelle case, non avete potuto partecipare all’Eucarestia, non avete potuto accostarvi alla Comunione come sempre. Ebbene questa è, forse, l’occasione per cercare di scrutare meglio la valenza salvifica di questo mistero, il mistero dell’Eucaristia. Cosa significa l’Eucaristia per la nostra esistenza temporale? Cosa significa se non il mistero di un amore generoso e gratuito? È l’amore di Gesù. Che significa per noi l’Eucaristia se non siamo capaci nell’amore e se, partecipando all’Eucaristia, questa non genera amore? E’ la Pasqua del Signore, è il memoriale di un amore che ci raggiunge sempre, che non si esaurisce mai. Sì, carissimi fratelli e sorelle, veniamo raggiunti, anche in questi giorni di prova - pensiamo particolarmente a coloro che soffrono in questo momento, a coloro che aiutano le persone che sono nella sofferenza. Questi giorni, per ciascuno di noi, per la nostra gente, per il mondo intero, sono giorni in cui vogliamo lasciarci raggiungere da questo amore, da questo memoriale. Desideriamo contemplarlo in tutta la sua pienezza, in tutta la sua ricchezza il mistero del Signore che, nella notte in cui viene tradito, offre il segno della sua amicizia gratuita. È questo memoriale che ci interpella perchè ciascuno di noi non si chiuda in sè stesso, perchè non ci chiudiamo nei nostri pensieri nelle nostre paure nei nostri interessi personali, ma proviamo ad aprire il nostro cuore, la nostra mente. Non chiudiamoci nel misero orizzonte spazio-temporale! Apriamo tutta intera la nostra vita».

Il messaggio di monsignor Savino è rivolto «alle sorelle e ai fratelli» della Casa circondariale “Rosetta Sisca”. «Ricordo, come se fosse oggi, ciò che abbiamo vissuto due anni fa in occasione del Giovedì Santo. Proprio come aveva fatto Gesù con i suoi apostoli, con la lavanda dei piedi, abbiamo fatto memoria di quello stesso amore, ricordandoci che tutti i cristiani, sotto il suo esempio, sono venuti per servire e non per essere serviti. A voi tutti, oggi, rilancio questo messaggio, cercate di essere sempre dei servitori, perché il vero potere è nel servizio. Sembra una contraddizione, soprattutto ai vostri occhi spesso feriti da situazioni di odio, ingiustizia, violenza o magari soltanto da superficiale visione della vita, ma fidatevi: è la realtà delle cose, dei fatti che ve lo dimostra. “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde?” (Lc 9,22-25). Il potere su cui e da cui spesso siete stati illusi, se non si capovolge in servizio prima o poi chiede un conto molto salato, perché si perde in dignità e in umanità. E invece in voi vive una grande umanità, ora più che mai fatta spesso di solitudine, di redenzione, di cambiamento. Il mio augurio per questa Pasqua è che ognuno di voi riesca a raccogliere i cocci della sua vita precedente, a ridare un’anima alla verità dei momenti del bene sentito e vissuto che, sono certo, non vi ha mai abbandonato, come mai vi ha abbandonato l’abbraccio di Dio. Come ha detto Papa Francesco: “Dio non vede etichette e condanne, ma figli”, e li vede attraverso quello sguardo pietoso e paterno, lo stesso che è pronto ad offrirvi nuove opportunità, senza distinguervi in buoni e cattivi, ma avendo cura di voi. E, a voi, spetta il compito di rivolgervi a Dio con gli occhi della trasformazione del cuore, fidandovi ed affidandovi al senso della Passione di Cristo, che si fa carico della complessità della vita. Non dovete dimenticare che esiste una libertà più importante, più intima, che va oltre i muri che sembrano imprigionare il corpo ma non possono imprigionare la mente, il cuore. Che non possono togliere la capacità di amare anche dentro un carcere. Dobbiamo imparare nuovamente, tutti, a trattarci con più rispetto, con tenerezza e compassione, imparare a volerci bene per voler bene agli altri e solo così creare libertà dentro e fuori di noi. I buoni sentimenti che ci abitano nessuno li può imprigionare specie se siamo disposti ad aprirci all’incontro con l’altro, come ha fatto Gesù, che si è identificato nei detenuti, negli stranieri e nella sofferenza del mondo. Allora siate portatori di questa Resurrezione, quella che supera ogni morte e porta alla vita vera e alla vera libertà».

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2020 ©avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative