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Dove finisce il diritto di cronaca e inizia il processo mediatico

«Ma qual è la 'verità' che interessa davvero?»

di Redazione Web 13/01/2017

di Ennio Stamile * - Non è certo bella l’immagine della Calabria che emerge dall’ultimo rapporto ISTAT “Noi Italia 2016”: prima per omicidi e per disoccupazione. Il dato è ancora più sconfortante se lo si confronta con il resto della Penisola dove emerge chiaro che gli omicidi e le rapine sono in calo a fronte dell’aumento dei furti.
Anche le cause civili sono in forte aumento in modo particolare nelle Provincie di Catanzaro e Reggio, rispettivamente prima e seconda in Italia. A questi dati vanno aggiunti tutti quei casi in cui tantissimi familiari di vittime innocenti non conoscono autori e mandanti degli omicidi dei loro congiunti. Per non parlare poi dei testimoni di giustizia che hanno il coraggio di denunciare e che vedono naufragare le loro ragioni in processi con tanto di falsi testimoni sempre pronti ad essere assoldati. Il grande Totò nel film “La cambiale”, ha rappresentato in modo grottesco questo melodramma che spesso si mette in scena nei nostri processi. Si è scritto molto circa la verità processuale che è l’insieme dei giudizi formulati seguendo le regole del diritto processuale. Le domande tutt’oggi rimango inevase: qual è la differenza che c’è tra verità processuale e giustizia sostanziale, qual è quella che si deve raggiungere? Esiste un’unica verità? Alla fine alla gente che cosa interessa? Come si vede sono domande alle quali non è affatto semplice dare una risposta. Ad un avvocato e a un imputato interessa esclusivamente la verità dei giudici. Però non sempre è la vera verità, cioè la verità sostanziale. In merito a questo, un avvocato degli anni sessanta, Gonario Pinna aveva detto: «Nella commedia del processo, convivono la verità dell’accusa, della difesa, dei giudici. Qualche volta si trova persino la verità, quella senza aggettivi». Uno dei problemi seri della giustizia è proprio quello di continuare a porsi il problema di come raggiungere questa verità sostanziale o “senza aggettivi”. Il lavoro dei giudici è davvero gravoso. Non è stato mai semplice giudicare, soprattutto in materia penale dove l’onere della prova spetta alla pubblica accusa, che riveste un ruolo determinate nel contesto dell’intero processo.
Purtroppo siamo abituati da decenni ai “processi mediatici degli arresti”, dove la pubblica accusa emette una sentenza “senza appello” di condanna. Un altro famoso penalista, Tiziano Tedeschi, così si esprime: «Il vortice provocato dal processo mediatico snaturalizza tutte le parti del processo. Tutti coloro che ci “hanno messo la faccia”, una volta esposti, magistrati compresi, non intendono più ritirare la propria tesi, la propria versione, anche a costo di nascondere ai loro stessi occhi ed alla loro coscienza la verità, tutto diventa lecito pur di evitare un umano, etico e sempre nobile “ho sbagliato”. Il cittadino, dal canto suo, viene ammaliato da un sordido e freudiano voyerismo che lo allontana dalla giustizia intesa nell’accezione più aulica del termine. E pensare quanto ci è costata la realizzazione di uno stato di diritto!». Fermo restando la notizia degli arresti, che certo non può mai per nessuna ragione essere omessa, ad essa bisogna aggiungere il giusto rilievo alla sentenza. Ma i problemi per quanto riguarda la giustizia in Calabria non finiscono certo qui.
Ad essi si aggiungono le mancate costituzioni come parte civile nei processi di ‘ndrangheta degli enti preposti, Comuni, Provincie, per non parlare poi della Regione che nel processo Kyterion si è sì costituita, dimenticando però di presentare le conclusioni, ergo, come se non lo avesse fatto. Come non ricordare, infine, i dati Eurispes: circa il 75% degli esercizi e delle attività commerciali in Calabria paga il pizzo. Ma il fatto ancora più grave è che nei cittadini sembra non crescere affatto la fiducia verso le istituzioni. Anzi!
Martin Luther King, nel suo famoso discorso I have a dream, ricordava: «Non siano soddisfatti e non lo saremo, fino a quando la giustizia non scorrerà come acqua ed il diritto come fiume possente».
Occorre uno sforzo corale per togliere quei macigni che ostacolano ancora oggi lo scorrere del diritto e della giustizia, tra questi l’omertà, la corruzione, i comparaggi politici e non. Il cammino è ancora lungo ed irto di ostacoli. Sia il nuovo anno a far crescere in tutti noi il senso della responsabilità e dell’impegno.

* sacerdote, coordinatore regionale Libera Calabria

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