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L’Ordinario Militare ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Cappella del Seminario presso la Cecchignola

Il messaggio per la Pasqua di monsignor Santo Marcianò

di Redazione Web 13/04/2020

Ieri, Pasqua di Risurrezione, l’Ordinario Militare S.E. Mons. Santo Marcianò, ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Cappella del Seminario dell’Ordinariato Militare, presso la Cecchignola.

Carissimi, immaginiamo, per un attimo, di camminare in questi giorni in una delle nostre strade deserte, o di essere chiusi in casa, amareggiati da restrizioni e paure… Immaginiamo che si avvicini uno sconosciuto, forse senza mascherina o che tenti di darci la mano, e, al nostro ovvio rifiuto, replichi attonito: «Perché?».

I discepoli di Emmaus erano in una situazione simile (Lc 24, 13-35). Camminavano per strada, sconvolti da un evento che avrebbe spaccato in due la storia; amareggiati e profondamente tristi, quasi litigando. L’atteggiamento di Gesù li sorprende, ci sorprende. «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Solo Tu non sai quanto sta accadendo, per la pandemia, qui, in Italia, nel mondo? Tu solo sei così estraneo, così lontano?

La domanda si leva dai nostri cuori afflitti e stanchi, da un’umanità che oggi fatica a entrare nella Risurrezione. Ma Dio non è lontano! Gesù Risorto si avvicina con dolcezza e ci aiuta, come ai due di Emmaus, a cogliere il senso di questa nostra Pasqua.

Pasqua è incontrare Gesù
Se ci pensiamo bene, i racconti della Risurrezione, le apparizioni di Gesù, sono sempre incontri: con Maria di Magdala e le donne, con Pietro e gli apostoli… e con la Madre: incontro sul quale tace il Vangelo ma parla la tradizione della Chiesa, la pietà popolare, in genere molto viva in questo tempo liturgico. Allo stesso modo - cerchiamo di sperimentalo con forza nel silenzio della nostra preghiera - Gesù oggi viene incontro a noi, incontro a te: vuole incontrare te!

E Gesù può avere molti volti, può sembrare straniero; come i discepoli, dobbiamo solo accoglierLo sulla strada. Sì, la Pasqua è incontro, la fede è incontro, e non con un Dio del passato ma con Lui Persona, Risorto e Vivente, oggi. Perché Gesù non è solo Risorto ma, come afferma Luca riferendosi a quanto dicono le donne ai discepoli increduli, «Egli è vivo».
Cari amici, Gesù è vivo! È l’annuncio paradossale di Pasqua, l’unica gioia da sperare in tempo di dolore e morte. È vivo, è la Vita! E Lo possiamo incontrare!

Il Papa parla spesso di «cultura dell’incontro»; e mai come in questi giorni di incontri rari, spesso “virtuali”, ci stiamo rendendo conto dell’importanza di questa cultura, forse quella più vera.
Pasqua è un incontro ed è nostalgia di un incontro! Nostalgia dell’incontro con Te, Gesù, nei Sacramenti: l’Eucaristia, la Riconciliazione, che tanto ci mancano perché, gridava Paolo VI – e ho voluto ricordarlo nel Messaggio di Pasqua -, «Tu ci sei necessario»! E noi siamo chiamati a suscitare nostalgia di Te.

Pasqua è riconoscere Gesù Risorto
Non basta conoscerTi, occorre ri-consocerTi Risorto; e nel dramma di questi tempi, come a Emmaus, Tu ti fai riconoscere «nello spezzare il pane». Sì Gesù, Tu non sei estraneo, lontano: sei qui, Ti spezzi per noi, ci dai ciò di cui abbiamo veramente bisogno!

Le attese tradite, le paure, la morte, confondono i nostri bisogni e diventano paura dell’altro, incapacità a sperare nel futuro… Tu fai un gesto che risveglia immediatamente la fiducia. È il gesto di sempre, della confidenza, della tenerezza, della casa: spezzi il Pane!

Penso a Papa Francesco che, in tempo di pandemia, continua a spezzare per tutti il Pane della Parola e dell’Eucaristia; a ripetere i gesti liturgici di sempre, in questa Pasqua ancora più eloquenti ed efficaci. E noi possiamo riconoscerTi, Gesù, nella Basilica o nella Piazza San Pietro vuote, come nelle Celebrazioni solenni.

Ma possiamo riconoscerTi nel Pane della carità di chi fa i gesti di sempre: cura e si prende cura dei malati, accompagna i morenti, insegna ai bambini, porta avanti il lavoro, custodisce l’ordine pubblico, assume responsabilità istituzionali, vive la solidarietà con i poveri in aumento... gesti di sempre e, come sempre, fino a dare la vita: sono i «veri eroi a cui guardare», i «crocifissi di oggi», i «santi della porta accanto», ha detto il Papa. E sono – oggi vorrei definirli così - “epifania del Risorto” per la comunità!

Pasqua è ritornare alla comunità
I discepoli si allontanano da Gerusalemme; il dolore, la delusione, sono il motivo per dubitare della comunità, della Chiesa e, al contempo, sono risultato della loro fuga. Quando lasciamo la comunità, come in loro, pure in noi emergono le solitudini, quelle che, in questi giorni, sono così pesanti ma nelle quali troppo spesso ha cercato rifugio l’autoreferenzialità. Appena riconoscono Gesù, i discepoli se ne rendono conto e tornano dagli altri, a condividere con gli altri.

Non c’è Pasqua senza comunità, senza Chiesa. Ed è un dono celebrare questa Eucaristia in Seminario, cuore della nostra diocesi, «comunità educativa» in cui, diceva Giovanni Paolo II, si rivive l’esperienza dei gli apostoli attorno a Gesù.

Ma non c’è Pasqua senza il senso di comunità umana: senza condivisione, solidarietà; senza il dono della pace, che interpella con forza la nostra Chiesa e che invochiamo per tutto il mondo, facendo eco al “cessate il fuoco” gridato dal Papa. Pace che si costruisce nel quotidiano impegno, anche quello di tanti militari, per la giustizia, il rispetto della dignità umana, la difesa del creato e della vita, specie quella dei più deboli, poveri, malati... Costruire comunità richiede occhi di fratellanza, carità, amicizia, che illuminino il modo in cui ci guardiamo: in famiglia e nella società, nei rapporti tra religioni e culture, nella elaborazione di leggi e nelle relazioni internazionali.

Cari amici, questi occhi “risorti” ci permetteranno, dopo l’ora difficile, di sognare e ricostruire tutto, “insieme”, sui valori fondanti l’identità dell’Italia, dell’Europa, dell’intera famiglia umana; ci faranno uomini e donne della compassione, Chiesa più ricca di misericordia e capace, come ha detto il Papa nel Messaggio Urbi et Orbi, di operare il «contagio della speranza».

La pandemia che ci affligge ci insegna che possiamo fare a meno di tutto: del superfluo, del necessario… ma non possiamo fare a meno gli uni degli altri; e non possiamo fare a meno di Dio, fonte della speranza.
È il dono “pasquale” che imploriamo da Te, Signore Risorto e Vivo, che guarisci e consoli il dolore, e fai ardere il nostro cuore. Tu, che «ci sei necessario», vienici incontro: e anche oggi sarà vera Pasqua!
Così sia. E buona Pasqua, di cuore!

Santo Marcianò

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