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A Sant’Agostino la Santa Messa alle 17

Oggi si celebra la Giornata del rifugiato e del profugo

Nella parrocchia di Cannavò, la canonica diventa casa per 10 stranieri

di Redazione Web 15/01/2017

In realtà lo si fa ogni anno da diverso tempo, ma questa volta con un sapore tutto particolare nella parrocchia di Cannavò. Già da maggio 2016 abbiamo aperto le porte della canonica di Cannavò Riparo per accogliere due ragazzi egiziani usciti dal programma di aiuto e protezione comunitaria per la chiusura della struttura dell’UNITAS. L’esperienza, ci ha fatto riflettere che potevamo fare di più e quando si è presentata l’urgenza di accogliere i minori non accompagnati in sovrannumero nella struttura di Archi, abbiamo dato la disponibilità ad accoglierne altri sei. Certo sono arrivati nelle settimane in cui si faceva un gran parlare dei problemi degli immigrati e dei profughi, ad Archi disordini e problemi con la gente del quartiere, a Nizza l’attentato con il camion sulla folla, in Germania un diciassettenne accoltella un paio di passeggeri sul tram ed in Francia un altro ragazzo minorenne sgozzava un sacerdote dopo la funzione in chiesa. Non nego di aver avuto qualche tentennamento e solo la fede in Dio e la fiducia prudente nell’uomo mi ha fatto sciogliere quel poco di timore che toccava tutti. Non hanno fatto un ingresso solenne in parrocchia, ma la gente se ne è subito accorta. Adesso, dopo sei mesi tanto abbiamo condiviso; difficoltà, gioia, malattie e tutto ciò che può capitare in un piccolo gruppo di conviventi. L’apporto professionale responsabile di un gruppo di educatori qualificati e con esperienza, oltre che motivati e sensibili, ha permesso di esplorare sentieri finora sconosciuti: dalla diffidenza, dalle difficoltà linguistica alla comunicazione, dal pregiudizio alla conoscenza personale. Oggi i ragazzi parlano tutti l’italiano, cucinano, gestiscono la casa in modo autonomo, sanno interagire con le persone che incontrano con garbo e sensibilità. Un cammino è stato fatto insieme lontano dal commercio di carne umana, dal degrado della loro dignità, dal rischio di perdere la vita per un tentativo di fuga, da un naufragio, da varie violenze che incombono sul loro viaggio. Sono in Europa adesso, in Italia, a Reggio pieni di speranza e di voglia di vivere. E noi abbiamo meno pregiudizi, più affetto, più umanità e più desiderio di vedere realizzati i loro sogni. All’esperienza si sono aggiunti dei giovani volontari di altri Paesi del mondo, dal Giappone, Belgio e Francia, per adesso con il solo desiderio di vivere personalmente un’esperienza diretta di accoglienza. Ne è venuta fuori una mappa di spostamenti che interessa un mondo intero, alla ricerca di un futuro di speranza, di senso della vita e che attraverso l’incontro personale condivide ricchezza relazionale e crea cultura. Tutto questo è evangelico e permette di smuovere certe immobilità, noie e stanchezze indisturbabili che invece hanno bisogno di essere ossigenati e rinnovata alla luce della Buona Novella, sospinta oltre che dai venti di tempesta del Mediterraneo anche dal soffio dello Spirito che rinnova, cambia ed armonizza.

Nino Russo

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