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I promotori prevedono un'affluenza record dell'indignazione reggina

Reggio in piazza per difendere l'Aeroporto

di Redazione Web 13/01/2017

Sono ore febbrili quelle che si susseguono in vista del sit-in di protesta previsto per domattina, alle ore 10.30, in Piazza Italia, per richiedere l'intervento del Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, per scongiurare l'eventuale chiusura dell'Aeroporto dello Stretto.
Secondo le previsioni dei promotori del comitato pro-Aeroporto, l'agorà cittadina non potrebbe contenere l'indignazione della cittadinanza reggina che si vedrebbe - il condizionale è d'obbligo - depauperata della più importante infrastruttura della nascente Città Metropolitana.
Sotto la dea Italia, però, accanto agli spontanei che decideranno di aggregarsi, hanno già annunciato la loro presenza i massimi rappresentanti delle istituzioni politiche locali. Soggetti, come il Presidente della Provincia, Giuseppe Raffa, e il Sindaco, Giuseppe Falcomatà, che in questi giorni hanno proseguito un batti-e-ribatti frenetico per addorsarsi vicendevolmente le responsabilità dello stato comatoso in cui versa lo scalo.
Come detto i problemi sono due, anzi tre.
Il primo è relativo all'esercizio provvisorio della Sogas, società di gestione dell'Aeroporto dello Stretto. La Sogas è dichiarata fallita dal Tribunale di Reggio Calabria e sto operando in prorogatio in attesa della definizione del bando Enac sul nuovo gestore che per trentanni, i prossimi, opererà allo scalo di Ravagnese. I primi tre mesi del "provvisorio" sono stati garantiti dal socio di maggioranza di Sogas, la Provincia di Reggio Calabria, con un versamento di quasi settecentomila euro. Comune (100mila) e Regione (900mila) si erano impegnati a fare altrettanto, ma da quanto si apprende nelle case della Sogas, quei soldi non sono mai arrivati. Il Governatore Oliverio ha parlato di «cifre formalmente impegnate», ma di essere altresì in attesa del parere della Corte dei Conti. Peccato che il tempo stringe e il 24 gennaio, ultimo giorno del primo trimestre dell'esercizio provvisorio, la Sogas potrebbe chiudere i battenti (e con essa lo scalo) così come accaduto a Crotone per la presa d'atto della Curatela Fallimentare che - intanto - sta operando tagli ai costi, pre-licenziando diciotto dipendenti in esubero.
La seconda emergenza riguarda Alitalia. Attenzione: l'ex compagnia di bandiera sta attraversando un delicato momento di ristrutturazione industriale, con l'intenzione - ribadita dal CdA - di tagliare i «rami secchi». Tra questi le tratte da e per Reggio Calabria, nonostante il regime di autoproduzione dei voli, con tanto di servizi di handling sviluppati dai propri operatori aeroportuali, e un load factor cristallizzato da Assoaeroporti dell'80%. La strategia di Cordero di Montezemolo sembra essere quella di mettere alle strette il territorio, un fatto che non deve sembrare nuovo, in virtù di quanto dichiarato dallo stesso presidente di Alitalia nel marzo 2016 in cui invocava maggiore attenzione (economica) dalla Regione Calabria impegnata a flirtare con Ryanair per Lamezia e Crotone. L'idea della "continuità territoriale" è un terreno ispido che va affrontato con lungimiranza. Ma - le ultimissime - parlano di un'irremovibile presa di posizione di Alitalia visto i timidi approcci istituzionali. Dal 1 febbraio gli equipaggi potrebbero non atterrare e partire più dal "Tito Minniti".
La terza, ipotetica, urgenza è quella relativa al nuovo gestore. Enac è alle prese con i fisiologici ricorsi di rito e nella migliore delle ipotesi la pronuncia definitiva arriverà non prima del prossimo marzo. Intanto in Sacal, la grande favorita, scala posizioni su posizioni, tale Caruso, re dei videopoker, che ad oggi controlerebbe il 20% delle quote societarie dell'azienda pubblico-privata lametina. Accanto a questo socio "anomalo", si registra un crescente disinteresse di Aeroporti di Roma, che per mezzo dell'Atlantia (della famiglia Benetton) è anche socia di Alitalia. Un giro di potere e affari milionari in cui l'unico soggetto rappresentativo del territorio reggino, la Città Metropolitana, appare lontano anni-luce. L'altra contendente è l'Ase, il cui socio di maggioranza è l'Avr, asso pigliatutto negli appalti pubblici locali (dalla raccolta dei rifiuti alle grandi opere).
Tre grandi sfide che - probabilmente - la piazza potrà affrontare solo in parte. La politica deve assumere la connotazione tipica della responsabilità collettiva. Ma divisioni e pregiudiziali politiche (e personali) rischiano di far naufragare il tutto.

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