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Finiti i divieti, alcune abitudini saranno ormai consolidate, altre svaniranno come sono venute. Sarà il tempo che precederà il ritorno alla normalità

Tromba: «la "fase 2" si vince con una forte medicina generale»

di Redazione Web 24/04/2020

Il calo dei contagi e le restrizioni che continuano a limitarli, inducono gli esperti a pensare ad una possibile fase 2, dopo la prima di lockdown. La riapertura delle attività e la ripresa della quotidianità, tuttavia, non devono far pensare alla possibilità di poter tornare alla vita precedente, ma alla necessità di proseguire nel percorso di massima prevenzione e di distanziamento sociale al fine di evitare una ripresa dei contagi.

Il dottore Domenico Tromba, endocrinologo, consigliere Ordine dei Medici di Reggio Calabria, presidente Associazione Scienza e Vita e Segretario Ame Calabria spiega: «La fase 2 è ormai prossima, con la prevedibile progressiva ripresa di attività economiche e riduzione degli obblighi di permanenza domiciliare. Finiti i divieti, quando inizierà la "fase 2" alcune abitudini saranno ormai consolidate, altre svaniranno come sono venute. Sarà la fase che precederà il ritorno alla normalità. Saranno tanti i nodi da sciogliere nei prossimi mesi a partire dalle scadenze, dalle tasse, dalle categorie e dalle imprese più colpite dallo stop delle attività. Ma uno dei nodi più importanti sarà la nostra vita quotidiana».

«Quando ci sarà la riapertura nessuno deve illudersi che il tema coronavirus sarà superato: andrà affrontato mettendo in campo al massimo le misure di sicurezza per tornare a delle abitudini ma in condizioni di sicurezza diverse. Non sarà un "apriamo tutto", piuttosto una riapertura graduale in cui prudenza e attenzione saranno le parole d'ordine. Non sarà un via libera alla vita che facevamo prima. Tante restrizioni rimarranno in vigore per parecchio tempo. Sarà quindi una ripresa di una nuova vita in cui dovremo imparare a convivere con il virus, almeno fino a che non ci sarà un vaccino. Avremo sicuramente imparato alcune cose, e affronteremo un mondo nuovo, dagli acquisti ragionati al cameriere in mascherina».

Su come cambierà la convivialità, il dottore Tromba evidenzia: «Piacevano molto i piatti da condividere, i vassoi, le teglie e il cibo da mangiare con le mani. Torneremo probabilmente a mangiare ognuno nel proprio piatto con molta più attenzione di prima sulla promiscuità di posate e cestini del pane. Non ci saranno sale affollate, non tavolate, no assembramenti. Consumeremo con più consapevolezza. Distanziati, spaventati, molto più consapevoli dei rischi per la salute di una corretta igiene e tutto questo diventerà, però, un valore aggiunto».

Diversi saranno gli aspetti della nostra vita che subiranno delle modifiche. Su questo, il dottore afferma: «Una nuova percezione del tempo e delle necessità. Abbiamo imparato ad aspettare, pazienti, in fila, e abbiamo imparato a consumare con oculatezza. Da un commercio fondato dall'impulso non ragionato, oggi abbiamo imparato a valutare meglio, a chiederci se qualcosa ci serve davvero. Si è riscoperto il commercio di prossimità e al tempo stesso la consegna a domicilio. Due fenomeni questi che la sociologia dei consumi ha sempre pensato fossero in contrasto fra loro, ma che invece saranno il nostro futuro nelle città».

Sugli interventi in ambito sanitario, Tromba conclude: «Tante sono ad oggi le proposte su come affrontare il dopo Covid 19, ma io credo che un grande ruolo dovrà avere la medicina generale e l'importanza dell'assistenza territoriale per evitare un ulteriore lockdown a causa di un riaccendersi di focolai epidemici. A mio avviso, il primo e fondamentale problema è la garanzia delle protezioni. Io credo che la professione del medico implica il rischio di contrarre malattie e di affrontare situazioni pericolose oltre che sgradevoli, ma questa dedizione, o ancora meglio obbligo deontologico di prestare la propria opera in ogni calamità deve essere affrontata dall'amministrazione che è responsabile della salute dei medici come di qualsiasi lavoratore, per non andare incontro alla morte di tanti medici come è avvenuto».

«Finirei con una frase che ho letto e ho fatto mia e cioè "non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti". La fase 2 si vince con una forte medicina generale, attrezzata di tutti i possibili presidi di protezione: dalle mascherine alla telemedicina. Occorre senza indugio mettersi al lavoro con l'obiettivo di rendere la ripresa stabile nel tempo e sicura dal punto di vista sanitario, perché i problemi sono tanti e difficili».

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