accedi | registrati | 29-9-2020

Non fu rimarcata la presenza dei cattolici nelle formazioni partigiane, ma, piuttosto, l’opera di assistenza della Chiesa ai perseguitati e in difesa della popolazione

La Resistenza bianca: la vera storia del 25 aprile «cattolico»

di Redazione Web 25/04/2020

Fino a non molto tempo fa alla Resistenza cattolica al nazifascismo non si volle dare troppa importanza. Non fu rimarcata la presenza dei cattolici nelle formazioni partigiane, ma, piuttosto, l’opera di assistenza della Chiesa ai perseguitati e in difesa della popolazione. Soprattutto dopo il 1947, prevalse tra i cattolici una sorta di ‘memoria grigia’ della Resistenza, condizionata dalla situazione politica italiana e dal clima di guerra fredda internazionale. In particolare, rievocare con troppa enfasi l’opposizione di alcuni cattolici al regime o la partecipazione di credenti alla Resistenza rischiava di avvicinare eccessivamente la Chiesa al fronte antifascista considerato saldamente guidato dal Partito comunista.

Per questo motivo, i cattolici scelsero spesso di rappresentare la lotta resistenziale attraverso l’atto eroico individuale oppure il martirio del singolo sacerdote o militante dell’Azione cattolica, tralasciando di dare risalto alla dimensione collettiva di quella partecipazione, anche quando questa era stata ben presente. ll contributo cattolico alla Resistenza è invece stato importantissimo proprio perché si è sviluppato anche al di fuori della Resistenza armata; perché ha creato quel tessuto di solidarietà – grazie all’aiuto alla popolazione e ai partigiani – che tra il 1943 e il ’45 ha svolto un ruolo decisivo, anche se talvolta indiretto. Questa forma di Resistenza, che è stata prima di tutto morale, è stata una forza di lungo periodo che ha interessato una componente assai vasta della popolazione italiana. Solo negli anni Novanta però, anche grazie a una serie di convegni organizzati, questa consapevolezza è uscita dal sommerso; prima gli ambienti cattolici hanno sempre avuto una sorta di timidezza ad affrontare il binomio Resistenza-Costituzione.

Quanti volti, quanti nomi, quante vite spezzate per la nostra libertà. Giovani ispirati dal vangelo che hanno sacrificato la loro esistenza per la libertà delle generazioni future. Con il vangelo nel cuore. Ricordare allora il piemontese Gino Pistoni, uno dei più celebrati martiri cattolici della Resistenza, che fece parte delle formazioni garibaldine in Valle d’Aosta, oppure Aldo Gastaldi ‘Bisagno’, il primo partigiano d’Italia, autorevole capo della banda Cichero (poi inquadrata nelle formazioni garibaldine) in Liguria, e ancora il padovano Luigi Pierobon, comandante della brigata “Stella” all’interno della divisione garibaldina “Ateo Garemi”, fucilato dai fascisti, non è semplice inquadramento storico, ma ricordo di una visione e di una prospettiva di libertà, giustizia e pace. Senza sentimenti di vendetta e violenza gratuita.

Ecco il messaggio dei partigiani bianchi. Paolo Emilio Taviani, Maria Eletta Martini, Tina Anselmi per fare alcuni nomi noti oppure i tanti cappellani delle divisioni dall’orionino don Giuseppe Pollarolo a don Berto Ferrari sull’ Appennino ligure. Come non dimenticare i martiri del Martinetto a Torino e il coraggio del comandante Giuseppe Perotti, ma sono davvero tanti gli esempi di eroismo cristiano che qui è impossibile elencarli, tutti esempi di dignità umana e superiore forza. "Nella tortura, Signore, serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Ti preghiamo, Signore, noi ribelli per amore".

È una delle più note frasi di “Ribelli per amore”, la preghiera dei partigiani composta da Teresio Olivelli, partigiano cattolico, oggi servo di Dio, morto il 22 gennaio 1945 nel lager nazista di Hersbruck. È la storia di un giovane che si accompagna a centinaia di altre. In Romagna il beato Alberto Marvelli, illustre esponente del movimento cattolico, fu protagonista degli anni della lotta di liberazione, proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 2004. Furono garibaldini Benigno Zaccagnini e Pietro Pironi, giovane dirigente della Giac nel riminese, poi giustiziato in Germania. In Umbria Antero Cantarelli, presidente diocesano della Giac di Foligno, comandò la 4a brigata garibaldina, nella quale militavano altri giovani cattolici della zona. In Veneto è fondamentale il ricordo del martirio dei fratelli Flavio e Gedeone Corrà.

La loro storia è raccontata in un volume di Andrea Tornielli e Jacopo Guerriero “Partigiani di Dio”. Erano due giovani “normali” della campagna veronese, l’uno esuberante, l’altro timido, innamorati di Cristo e della Chiesa, studenti di Azione Cattolica, frequentatori di canoniche e amici sacerdoti, ma anche di allegre scampagnate con gli amici e compagni d’infanzia e università. Testimoni e martiri morti nel campo di concentramento di Flossenbürg. E ancora non si possono dimenticare altri martiri: preti come don Aldo Mei, don Giuseppe Morosini o don Pietro Pappagallo, oppure a donne di straordinarie capacità come Anna Maria Enriques Agnoletti. Senza dimenticare Odoardo Focherini e padre Placido Cortese e Giovanni Palatucci e l’impegno per la salvezza degli ebrei attraversò le comunità cristiane: basti qui ricordare il nome del pastore Tullio Vinay.

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2020 ©avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative