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Dal 4 maggio si potranno celebrare soltanto i funerali con una partecipazione massima di 15 persone

Messe senza popolo, la maggioranza si spacca dopo la nota Cei

di Redazione Web 27/04/2020

Una sorta di tempo supplementare di riflessione per la riapertura ai fedeli delle Messe e delle altre cerimonie religiose, mentre c'è il via libera dal 4 maggio per i funerali con la partecipazione al massimo dei parenti più stretti fino a un massimo di 15 persone. E' questa la decisione, dettata da considerazioni di sicurezza sanitaria, contenuta nel Dpcm presentato questa sera in conferenza stampa dal premier Conte, insieme a tutte le altre misure per la riapertura progressiva delle attività in Italia.

"Devo ringraziare la Conferenza episcopale italiane per la collaborazione, comprendo che si tratta di un diritto fondamentale delle persone, la libertà di culto, comprendo la sofferenza - ha continuato Conte - ma dobbiamo continuare a interloquire con il Comitato tecnico scientifico, confido di lavorare per un pacchetto stringente di misure da mettere a punto nella prossime settimane". Dunque al momento niente aperture delle Messe ai fedeli anche dopo il 4 maggio. Il premier ha ammesso che esistono "rigidità" all'interno del Comitato tecnico-scientifico.

Immediata la reazione della Conferenza episcopale italiana, che in queste settimane aveva avviato un inteso dialogo con le istituzioni per far fronte con responsabilità al progressivo ritorno alla normalità della vita ecclesiale, forti anche della parole della ministra Lamorgese proprio ad Avvenire ("In considerazione di un quadro sanitario in parziale miglioramento, sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto"). In una nota dal titolo "Il disaccordo dei Vescovi", la Cei scrive: i Vescovi "non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale".

A tarda sera in una nota della presidenza del Consiglio si fa sapere di aver preso atto della posizione della Cei e si assicura che "nei prossimi giorni sarà elaborato un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza".

La decisione di Conte su indicazione del Cts, per quanto evidentemente sofferta, non sembra essere stata condivisa in seno al governo. "Non posso tacere di fronte alla decisione incomprensibile di non concedere la possibilità di celebrare funzioni religiose", ha dichiarato all'Ansa la ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia Elena Bonetti. "Non ho mai condiviso questa decisione e non credo ci assolva riferirci alla rigidità del parere del Comitato tecnico scientifico. Sta alla politica tutelare il benessere integrale del Paese, e la libertà religiosa è tra le nostre libertà fondamentali".

Il capogruppo democratico alla Camera Graziano Delrio ha suggerito di "raccogliere la sollecitazione della Conferenza episcopale e rivedere il divieto per le funzioni religiose anche dopo il 4 maggio. Attraverso la collaborazione sarà sicuramente possibile consentire la partecipazione dei fedeli alle funzioni nel pieno rispetto del distanziamento e della cautela necessaria". Il presidente dei senatori del Pd, Andrea Marcucci, su Facebook ha aggiunto: "Credo che l'ammonimento dei Vescovi italiani sia corretto. Non poter individuare ipotesi che prevedano il distanziamento sociale ma permettano le funzioni religiose sembra incomprensibile. Spero che il governo ci metta più attenzione". Dal Pd anche le parole di Stefano Lepri: "Riaprono le sale gioco, ma le messe non si possono ancora celebrare. Neanche a partecipazione limitata e in relazione alla dimensione del luogo di culto. Neanche nei giorni feriali, con il distanziamento e le precauzioni previste nei luoghi di lavoro che riapriranno. Finora abbiamo fatto bene a tenere chiuse anche le chiese. Ma ora qualcosa non torna. Il Governo intervenga”.

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