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La Calabria riapre. Peggio della paura c'è solo la confusione

La Lega spinge sull'acceleratore dello scontro col Governo, la Santelli è la prima governatrice «dissidente»

di Federico Minniti 30/04/2020

Il peggior alleato della paura è la confusione. E la confusione, in queste ore, è tanta. Aule istituzionali occupate, ordinanze anti-decreto, diffide in arrivo, twitter notturni: tutto quello di cui non avevamo bisogno. Ricapitoliamo: nella serata di ieri, 29 aprile, il governatore della Calabria, Jole Santelli ha emanato un'ordinanza in cui dispone alcune riaperture in netto contrasto con quanto stabilito 72 ore prima dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Prima di entrare nello specifico su ciò che si può o si potrebbe fare in Calabria muoviamo alcune considerazioni sulle scelte della Santelli (metodo e merito). Lo facciamo proprio mentre si sta scatenando la probabilissima contraerei istituzionale di Palazzo Chigi, a tal punto che il Premier ha già dichiarato «illegittimo» il provvedimento durante il suo discorso alla Camera.

Geodifferenziazione. Ci perdonerete il neologismo, ma ci appare più adeguato. La «mini» Fase Due annunciata da Conte è apparsa subito come un «compromesso» in cui il Mezzogiorno è stato penalizzato a vantaggio di quella porzione di Nord che spinge per le riaperture pur sapendo di non poterselo permettere. Lo scontro tra il Comitato tecnico scientifico e la Task Force ha imbarazzato il Governo che su più misure, tra cui la riapertura delle messe alla partecipazione del popolo o il piano dedicato all'infanzia, ha dovuto fare una sostanziale retromarcia. Lo stesso Vittorio Colao, a capo della squadra di esperti per la riapertura, ha parlato di «approccio microgeografico». Non è un segreto che le forze produttive del Paese stiano spingendo verso una ripartenza «a rischio calcolato» (molto simile al principio di «immunità di gregge»). Uno scollamento dalla linea-Conte verso le posizioni sovraniste. Differenze che hanno portato lo stesso Colao a doversi dichiarare estraneo ai giochi dei partiti (excusatio non petita...).
 
Opportunità/Opportunismo. Fatto salvo quanto premesso, arriviamo alla Calabria. Leggendo il Dpcm del 26 aprile (immaginato per il tessuto produttivo del Centro-Nord) in tanti si sono chiesti: e il Sud? Terziario, ricettività e turismo sembravano (e sono) tagliati fuori da quel provvedimento. L'azzardo di Jole Santelli, probabilmente, si muove da questo assunto. Ma non solo: quanto prima descritto (la soluzione Colao) e la simultanea occupazione delle aule romane da parte di una settantina di parlamentari leghisti rappresentano l'avanguardia dello scontro col Premier (e la ricerca spasmodica di una maggioranza alternativa tra Camera e Senato) da parte dell'ex alleato, Matteo Salvini. Questa la cornice della scelta della Santelli. Un fatto di opportunità o, per meglio dire, di opportunismo politico. Una sfida al Governo su dati verosimili che raffigurano una Calabria lontana dai numeri del contagio nel Nord e il favore popolare per la Governatrice che aveva tenuto una «linea di ferro» sin dalle prime ore. Un pugno duro che si è affievolito a tal punto da consentire giri in barca, corsette fuori Comune e consumare aperitivi, pranzi e cene all'aperto.
 
Chiarezza. La misura della Governatrice della Calabria è a metà strada tra provocazione e necessità. Il tempismo non aiuta a pensar bene. Un'ordinanza last minute che, a nostro avviso, meritava una maggiore chiarezza. Siamo certi che la Santelli si sia confrontata con l'Unità di Crisi regionale e la Task Force, nominata dalla Presidente, prima di emanare quel documento. Ciò che manca è la comunicazione adeguata: spiegare, scientificamente, perché la Calabria può affrontare una riapertura differenziata rispetto al resto del Paese. Ma anche quali provvedimenti, in materia di tutela della Salute pubblica, saranno posti in essere durante il periodo di convivenza col Coronavirus: tamponi a tappeto, dotazione di test veloci ai medici di base, apertura di nuovi laboratori. La massima autorità sanitaria sul territorio avrebbe dovuto convocare una conferenza stampa (con tutti i limiti che il distanziamento sociale impone agli operatori della comunicazione) e declinare questi aspetti, rispondendo alle domande e affrontando i limiti del provvedimento. Anche perché la distonia politica rispetto alla sua «chiusura dei confini» nei confronti dei fuorisede calabresi (nonché dei migranti che 48 ore fa divennero altro terreno di scontro col Viminale) è palese.

Il battage politico che si sta scatenando rischia di sviluppare uno scontro istituzionale senza precedenti tra Governo e Regione, col ministro Boccia che ha immediatamente annunciato la diffida nei confronti dell'ordinanza e, laddove, la Governatrice non la ritiri, si procederà con l'impugnativa al Tar. Allo stesso tempo, alcuni sindaci (tra cui il primo cittadino di Reggio Calabria) hanno pubblicato delle contro-ordinanze per il proprio territorio. Lo dicevamo: il peggior alleato della paura è la confusione. Ma ancor peggio c'è la divisione. Un rischio che non possiamo permetterci, ma che è già dietro l'angolo.

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bruno martorano 06/05/2020 16:07

Troppi giri di parole e troppi presupposti. La mossa e' solamente politica. La Signora non ha argomentazioni valide per dire il contrario. Nessuno si sognerebbe di sedersi al bar o al ristorante dove si consuma peraltro senza mascherine. Ne tantomeno in una notte bar e ristoranti avrebbero potuto mettere in atto i protocolli di sicurezza e sanificazione poste in essere dalla stessa Signora. Gesto bocciato.

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