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Don Pensabene è deceduto mercoledì notte all’età di 96 anni

Un prete che gareggiava con il latino

Oggi alle 15 le esequie nella parrocchia della Candelora

di Redazione Web 20/01/2017

Mercoledì notte, all’età di 96 anni, è deceduto il sacerdote Giuseppe Pensabene, parroco emerito della Candelora e canonico del Capitolo metropolitano di Reggio Calabria – Bova. Le esequie saranno celebrate oggi pomeriggio alle 15 nella chiesa parrocchiale della Candelora, con una concelebrazione presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Vittorio Mondello. È difficile sintetizzare in pochi tratti la personalità, complessa e poliedrica, di don Pensabene: un sacerdote di vecchio stampo, ultimo cultore della lingua latina nella tradizione di quel clero reggino dotto che nell’ultimo secolo ha annoverato tra i nomi tuttora ricordati i latinisti Rocco Cotroneo, Cristoforo Maria Assumma, Luigi Nostro, Francesco Quattrone. Anche perché, oltre che all’esercizio del ministero pastorale, egli ha dedicato la sua lunga e laboriosa esistenza a coltivare le discipline umanistiche e scientifiche, sia nell’ambito della Chiesa che della società reggina. Don Pensabene è nato a New York il 27 novembre 1921 da genitori originari di Villa San Giuseppe ed emigrati in USA per motivi economici. Battezzato nella chiesa di San Rocco a Brooklyn è rientrato presto in Italia ed ha frequentato gli studi ginnasiali e liceali nel seminario arcivescovile reggino e quelli teologici presso il seminario Pio X di Catanzaro. Ordinato sacerdote il 10 settembre 1944 dall’arcivescovo teologo Antonio Lanza, ha svolto il ministero sacerdotale come vicario economo a Fossato Jonio (1944-45) parroco di Rosalì dal 1945 al 1951, rettore della chiesa di S. Giuseppe al Corso dal 1951 al 1953, arciprete dell’Immacolata di Melito P.S. dal 1953 al 1961, parroco di Maria SS. della Purificazione-Candelora dal 1962 al 2002. Dal 2004 era canonico del Capitolo Cattedrale.Il 9 dicembre 1949 ha conseguito la laurea in scienze naturali presso l’Università di Messina, vive esercitando la docenza di matematica negli anni ’50 presso il seminario arcivescovile, negli anni ’60, presso il seminario regionale Pio XI e successivamente presso gli istituti statali della città. Don Pensabene è stato sempre persona semplice e schiva, senza cercare riconoscimenti ed onori, mirando solo all’essenziale, senza concedere spazio alle apparenze o all’inutile sfarzo. Ha vissuto il suo sacerdozio in povertà evangelica, ispirandosi all’esempio di san Gaetano Catanoso di cui è stato successore in parrocchia. Come ricorda nella lettera di commiato dalla parrocchia della Candelora, dove ha trascorso ben 40 anni, ha servito la comunità con gioia e forte senso di famiglia, mirando a “far rinascere Cristo nel cuore dei fedeli, guardando sempre a scadenze lontane, senza preoccuparsi di effimeri successi o difficoltà”. Filo conduttore della sua ricca e feconda azione pastorale sono stati i giovani, dei quali ha curato sempre la formazione umana, culturale e spirituale, in spirito di piena comunione ecclesiale. Con lungimiranza, primo tra i parroci della città, ha aperto i locali parrocchiali alle istanze educative dell’Agesci, accogliendo gli Scout come gruppi giovanili parrocchiali. Lo stesso ha fatto con la Fuci, di cui è stato assistente diocesano negli anni ‘50. Anche sul piano materiale don Pensabene si è adoperato per costruire a Melito i locali da adibire a formazione dei giovani, assieme alle suore salesiane; ha completato i lavori di decorazione della chiesa della Candelora e, soprattutto, si è impegnato tenacemente, con tutte le sue energie e risorse finanziarie personali, per la realizzazione di un Centro Estivo per le attività parrocchiali, rivolte principalmente ai gruppi giovanili ed aperti spesso ad altre comunità della città. Dovremmo parlare a lungo dell’attività culturale svolta dal professore Pensabene nel tempo, certo limitato, che sapeva ritagliarsi fuori dal ministero pastorale. Basti qui citare le due medaglie d’oro per la poesia latina, partecipando ai concorsi internazionali del Certamen Vaticanum, nonché l’immensa produzione letteraria comprendente ben 10 volumi storico-linguistici, sul Bellum Siculum e gli influssi sulla lingua e la denominazione delle località di Reggio e Provincia; quattro saggi di racconti e critica, un dizionario etimologico, 4 volumi di poesia. L’ultima pubblicazione, che riassume la sua vita in distici, è intitolata De vita mea. A questa produzione vanno aggiunti i tre volumi che raccolgono prediche ed omelie e le molte composizioni latine richieste da confratelli o amici per ricordare date ed eventi significativi; vedi i distici in cattedrale sulle lastre tombali dei vescovi pastori Giovanni Ferro e Aurelio Sorrentino e quelli della Cronotassi marmorea dei vescovi reggini nel corridoio della sacrestia. Per concludere riportiamo alcuni versi emblematici della sua fede e spiritualità della poesia dal titolo “Non mi stancherò” pubblicati sul volume “La mia valle”: Di tutto nella vita/ con gli anni ci si stanca,/ non della luce. / Si muore cercando / la luce. / Non mi stancherò della verità / Non mi stancherò dell’amicizia / Non mi stancherò dell’innocenza / Non mi stancherò di Dio / Pienezza di ogni luce.

Antonino Denisi

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