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Padre Antonio Albanese, missionario per molti anni in Kenya, racconta di cosa è capace Al Shabaab

Silvia Romano e la conversione «in cambio della sua vita»

di Redazione Web 11/05/2020

Padre Antonio Albanese, 61 anni, a lungo comboniano in Kenya, direttore di agenzie come Misna e di giornali come Popolo e Missione, conosce bene il mondo che ha rapito Silvia Romano. Ha raccontato il suo punto di vista in due interviste, la prima rilasciata alla agenzia Sir e l'altra al Corriere della Sera.
 
«Silvia Romano è rientrata finalmente in Italia. Difficile solo immaginare quello che ha sofferto. Non è certamente stata in vacanza alle Maldive…». Padre Giulio Albanese, missionario comboniano, giornalista, esperto di Africa, commenta il rilascio della volontaria internazionale Silvia Romano. «Confesso che provo un profondo disgusto nei confronti di coloro che si stanno scagliando contro di lei con invettive d’ogni genere», afferma il missionario. «Polemizzare sulla sua conversione all’islam o sul pagamento di un riscatto per il rilascio lo trovo fuori luogo. Una cosa è certa: nessuno può dire, a parte il suo sorriso, quali siano le reali condizioni di Silvia, oltre che fisicamente, da un punto di vista psicologico e spirituale». Padre Albanese aggiunge: «Conosco bene la ferocia di Al Shabaab e credo di avere una discreta conoscenza del Corno d’Africa. Realtà anni luce distanti dal nostro immaginario. Ricordo Silvia nella preghiera, unitamente ai suoi familiari e al popolo somalo che da decenni è sul Calvario». Queste le sue parole al Sir.
 
Ampliate nel corso dell'intervista al Corsera: «Ci si dovrebbe rendere conto di che cosa significhi finire nelle mani di Al Shabaab. È l’equivalente di Boko Haram in Nigeria. Gente che te ne fa di cotte e di crude. Chi conosce la tradizione spirituale e mentale di questa ragazza? Scrivono che forse è incinta, che ci ha offeso presentandosi vestita così, che “abbiamo pagato per una musulmana”... Direi che sia il caso d’astenersi da ogni giudizio». Ha ribadito padre Albanese. «Chi spara giudizi con tanta leggerezza, non sa che cosa sia vivere in Somalia. Un Paese che dal 1991 è in uno stato spaventoso - afferma il missionario - L’Islam fanatico ti spinge a uno scambio: la tua conversione in cambio della tua vita. Ne ho conosciuti tanti, di "convertiti". Ho scritto anche un libro sui bambini costretti a combattere, sul lavaggio del cervello che subiscono. Ho visto il sorriso di Silvia, all’aeroporto di Ciampino. Ma quel sorriso non mi dice nulla. Non mi convince. C’è sotto qualcosa di molto più complesso. Io una volta sono stato sequestrato solo pochi giorni, e mi sono bastati per capire come si esca con le ossa rotte, da quelle esperienze».
 
Poi le conclusioni: «Ti puntano il fucile: o ti converti, o ti ammazzi. Non è una vacanza alle Maldive. Lo choc psicologico scava a lungo. Ricordiamo tutti le ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria. Ce ne siamo fregati, perché tanto non erano europee. Ma erano tutte cristiane o animiste, costrette a convertirsi. Chi oserebbe trattarle col disprezzo con cui ora viene trattata da qualcuno Silvia?».

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