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La dimostrazione è resa dalle recenti indagini

Se la ndrangheta infiltra la Valle d’Aosta

di Francesco Bolognese 23/01/2017

I confini “locali” sono stati ampiamente varcati, come dimostrano tante recenti indagini giudiziarie. Il centro ed il nord del Belpaese erano e sono “bocconi” alquanto ghiotti per boss e picciotti. Le teste di ponte attraverso cui promuovere nuovi “locali” sono stati i primi flussi migratori e, successivamente, i “confini”, fuori regione, di esponenti della criminalità organizzata locale disposti da precedenti norme. La Valle d’Aosta, come riferisce la relazione della Dia, “risente delle attività ndranghetiste in Piemonte, facendo registrare la presenza di soggetti collegati soprattutto all’area di Reggio Calabria”. Gli amministratori locali sono attenti. C’è “la volontà di mantenere alto il livello di attenzione sul tema della criminalità organizzata dando un segnale importante alla comunità sul monitoraggio di queste problematiche”. E’ quanto ha dichiarato il presidente della prima commissione, nel presentare la relazione sull'attività dell'Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata in Valle d'Aosta. L’infiltrazione del “tessuto produttivo” rappresenterebbe l’obiettivo principale. Mentre i reati che creano allarme sociale, come racket ed usura, sarebbero presenti solo in minima parte. La mobilitazione della maggioranza silenziosa non può e non deve attendere un attimo in più, prima che sia troppo tardi. Di fronte a tutto ciò, e questa volta non è il Sud piagnone” ma il nord industrializzato, il lavoro condotto dalla Commissione incaricata di aggiornare la legislazione antimafia, eseguito dal capo della procura di Reggio Calabria e da altri tecnici, potrebbe costituire uno strumento di aggressione al fenomeno malavitoso. Per il magistrato Gratteri si potrebbe infliggere un durissimo colpo alle varie consorterie mafiose, perché quest’attesa?

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