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Cosa accadrà con la Fase Due? Che tipo di ripartenza c'è da attendersi dal Pollino allo Stretto?

L'Eurispes Calabria: «Regione rischia di essere più isolata»

di Redazione Web 20/05/2020

di Roberto Bevacqua * - L’analisi del quadro politico ed economico nazionale, suggerisce un serio approfondimento delle dinamiche strutturali della competitività del sistema Paese e della relativa strategia finanziaria di medio e lungo periodo, ancor più oggi che il sistema Italia tenta di uscire dall’epidemia di Covid 19 con enormi difficoltà.

Parlare di strategia di lungo periodo appare un azzardo se rapportato alle evidenze storiche dei nostri governi in tema di programmazione e pianificazione economica di cicli temporali, solitamente caratterizzati da cabotaggio di breve corso, così appare oltremodo futuristico, se rapportato alle difficoltà economiche che si sono generate in questi mesi e ai problemi di bilancio che aggraveranno la tenuta dei conti, non solo dello Stato ma soprattutto dell’intero settore imprenditoriale nazionale.

Questo limite, aggravato dalla mancanza di una visione politica dei partiti, orientata alla propria sopravvivenza e non a un più alto interesse nazionale, sembra ancorato alle brevi durate dei governi nazionali e alle inefficienze di gran parte di quelli regionali, ma anche alla disinformazione e al disinteresse della maggioranza dei cittadini verso i reali nodi strutturali del Paese, che andrebbero affrontati dalle establishment in modo organico e dai cittadini senza partigianerie da stadio che creano alibi per le classi dirigenti. Gli effetti generati dall’epidemia sono stati e saranno fortemente impattanti, straordinariamente pesanti per le famiglie e le imprese, ciò richiede decisioni tempestive, provvedimenti certi e semplificati, aiuti finanziari immediati e con procedure snelle. Purtroppo questo non sta avvenendo, anzi, si assiste a una produzione normativa spaventosamente prolissa, a passaggi burocratici estenuanti, a dichiarazioni su ciò che sarà implementato, ma di fatto, ancora poco è arrivato al mondo imprenditoriale che nel frattempo, stretto nella morsa di una ripartenza necessaria e senza liquidità, con costi e mancati guadagni pregressi, rischia di veder scomparire il 30% delle piccole e piccolissime imprese.

È necessaria un’azione integrata dello Stato che riequilibri lo sviluppo territoriale della nazione anche e soprattutto per ciò che concerne servizi, mobilità, information technology, smart city, sistema dei trasporti integrati, alta formazione, internazionalizzazione della rete d’impresa, in modo da rendere negli anni che verranno, più competitivi questi territori e far sì che l’intero paese possa competere sugli scacchieri internazionali come sistema Italia, forte della sua identitaria differenziazione.

Ma occorre ora garantire un sostegno immediato alle piccole e piccolissime imprese, ai cittadini che non torneranno al lavoro, alla capacità di innovare e ripensare alle attività in modo nuovo, durante questa fase di ripartenza e di aleatorietà. Gli annunci e le promesse devono potersi trasformare in azioni concrete, in provvedimenti immediati, in risorse certe e senza vincoli e lacci burocratici.

Per ciò che ci riguarda più da vicino, la Calabria, diventa fondamentale un governo regionale che sia integrato in un sistema relazionale allargato, all’interno di un’area omogenea meridionale che guardi alle sponde del mediterraneo e non solo alle direttrici europee, che investa compiutamente e in una visione strategica strutturale nel marketing territoriale, per creare un forte legame identitario tra il territorio e i prodotti di eccellenza, sostenendo organicamente nel tempo il brand Calabria.

Ma allo stesso tempo è necessario che la Calabria dialoghi con il governo centrale per risolvere i nodi strutturali di una regione marginalizzata ma ricca di potenzialità di sviluppo e baricentro di un corridoio cerniera tra il nord Europa e le sponde di un mediterraneo, ricco di traffici e di un turismo internazionale che può e deve essere convenientemente sfruttato .

È indispensabile che il settore produttivo locale si orienti culturalmente e operativamente all’internazionalizzazione, visto il volume ridotto dell’export, generato dalle imprese calabresi che, ricordiamo, rappresenta solo lo 0,1% di quello nazionale - Osservatorio Ministero Sviluppo Economico su dati Istat - in parte dovuto a fattori strutturali che spiegano bene gli elementi di debolezza del sistema di esportazioni calabrese, sia dal punto di vista dimensionale delle unità produttive, che organizzativo.

È necessario che si congiungano le filiere che lavorano i prodotti sul territorio regionale, aumentando il valore aggiunto delle produzioni e che lo faccia all’interno di una strategia coordinata dall’attore istituzionale, che veda partecipi le associazioni di categoria, i centri di studi e analisi, le università e i centri di ricerca, e gli istituti nazionali, come l’ICE, per sviluppare competenze tecniche e conoscenze specifiche all’interno dei settori aziendali. Allo stesso tempo serve una maggiore azione del Governo a difesa e tutela dei prodotti provenienti dalle aree meridionali in sede europea.

Tutto ciò per implementare e valorizzare non solo le attività di marketing, ma un più marcato sviluppo e una maggiore sinergia operativa con le funzioni di ricerca, sviluppo e innovazione di prodotto, analisi di penetrazione e conoscenza dei mercati internazionali, propensione a fare sistema attraverso reti di impresa e filiere che ottimizzino il prodotto e rafforzino il marchio.

La Calabria ha un potenziale di crescita elevato in molti settori dell’economia, alcuni fortemente integrati come l’agricoltura di qualità, filiere dell’agroalimentare, legno, information tecnology, turismo, ambiente e beni culturali. La regione ha un sistema universitario diffuso con alcuni settori di eccellenza a supporto della conoscenza e del sistema produttivo locale.

Allora bisogna ricollocare la Calabria, e il sud in generale, al centro dell’agenda del governo nazionale e chiamare a raccolta tutte le energie locali affinché si apra una nuova, e si spera risolutiva, fase di programmazione economica, per non perdere quello che faticosamente gli imprenditori e i centri di ricerca hanno prodotto in questi anni con passione tra mille difficoltà, e spesso con il disinteresse dello Stato, che l’epidemia di covid sembra orientata a spazzare definitivamente via se non si agisce tempestivamente. La sburocratizzazione del nostro Paese e della regione Calabria in particolare, imposta dalla crisi epidemica del covid, risulta essere non più rimandabile, lo snellimento degli iter burocratici di approvazione e appalto delle opere pubbliche, può dare slancio e ossigeno non solo all’economia nazionale ma a quel mezzogiorno, che aspetta un riammodernamento dei suoi asset da decenni.

La Calabria è governata da alcune direttrici che, nonostante ritardi, debolezze strutturali e inorganiche azioni di valorizzazione, restano punti fermi della sua economia. Il turismo, basato su un incredibile dotazione di risorse naturali che abbracciano tutti gli ambiti dell’ attrattività; beni culturali stratificati e omogeneamente diffusi su tutto il territorio regionale; un patrimonio ambientale naturale e della biodiversità invidiabile; un agroalimentare di nicchia con una dotazione di eccellenze microclimatiche straordinaria; una conformazione naturale e una collocazione strategica nel cuore del mediterraneo, tra due mari e due continenti, che ne fa un asset logistico ad altissima competitività, realizzando un nodo strategico primario; un capitale umano formato da un esercito di ricercatori e professionisti che si disperde da decenni nel resto di Italia e ancor più nel resto del mondo.

Abbiamo più volte analizzato e sottolineato i ritardi nella messa a sistema del circuito turismo, ambiente e beni culturali, i nodi di una infrastrutturizzazione che leghi il sistema logistico, penalizzato da scarsa strategia nazionale e colpevole assenza di investimenti di collegamento nel trasporto integrato, al comparto produttivo regionale. L’agricoltura e l’agroalimentare in questi anni hanno sostenuto l’economia regionale, ma il settore è soggetto ad andamenti ancora troppo altalenanti e va strutturato, orientando le imprese all’internazionalizzazione, accompagnando la loro ristrutturazione verso un miglioramento delle dotazioni infrastrutturali, garantendo migliori servizi alle piccole e piccolissime imprese, snellendo l’iter burocratico dei bandi sui fondi europei e i tempi di erogazione delle risorse, programmando il fondi sulla base di strategie di lungo periodo e di redditività e competitività delle produzioni regionali, monitorando la qualità dei risultati, garantendo un ricambio generazionale senza il quale non ci sarà futuro per il settore.

La ristrutturazione del settore sanitario regionale, la richiesta di dislocazione di enti di ricerca nazionali sul territorio calabrese, il potenziamento del sistema universitario e una maggiore attenzione da parte dello Stato anche per ciò che riguarda la presenza e il controllo del territorio per i fenomeni di corruzione e di delinquenza realizzano le condizioni organiche di una ripartenza per una regione che più di tutti sconta ritardi e debolezze di sistema, fragilità economica, difficoltà del sistema creditizio e un disagio sociale crescente che l’epidemia di covid ha contribuito ad acuire e che sempre più farà emergere, col rischio di marginalizzare ulteriormente una porzione di Italia, rendendola ancor più periferia dell’impero.

* Direttore Eurispes Calabria

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