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Indagine coordinaa dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri

Operazione "Stammer": il rapporto privilegiato coi narcos

di Saveria Maria Gigliotti 24/01/2017

Esiste un “rapporto privilegiato tra la ‘ndrangheta ed i narcos sudamericani, con accordi in cui i ruoli si mischiano”. Non ha dubbi il procuratore della repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e lo rimarca nel corso della conferenza stampa convocata per presentare l’operazione internazionale antidroga “Stammer” che, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai finanzieri della sezione Goa (Gruppi operativi antidroga) del Gico (Gruppo investigazione sulla criminalità organizzata) del Nucleo polizia tributaria di Catanzaro, con la cooperazione della National crime agency inglese (Nca) e della polizia Colombiana, ha portato all’esecuzione di 54 fermi in tutta Italia con il coinvolgimento di colombiani ed il sequestro di beni per un valore di circa otto milioni di euro. Sequestro che va ad aggiungersi alle otto tonnellate di cocaina intercettate in Colombia insieme ai 60-100 chili per volta scoperti in Italia ed in Europa. A gestire il traffico un'organizzazione composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili alla 'ndrina Fiarè di San Gregorio d'Ippona, alla 'ndrina Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto ed al gruppo egemone sulla contigua San Calogero, organizzazioni satellite rispetto alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi – tutte del Vibonese - con la partecipazione delle più note 'ndrine della Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e della provincia di Crotone. La droga giungeva in Italia nei porti di Gioia Tauro, Genova e Napoli per poi essere concentrata a Vibo Valentia, che costituiva l’epicentro dell’organizzazione, da dove era smistata nelle varie regioni italiane. L’operazione, infatti, che ha avuto il supporto del II Reparto del comando generale e della Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa), per Gratteri, "è importante, non solo per la quantità di droga che l'organizzazione era in grado di importare, ma anche per la rete di vendita costituita in Italia e che coinvolgeva una decina di regioni, tra le quali anche Sicilia e Campania, dove pure è presente una forte criminalità organizzata. Le cosche di 'ndrangheta – sottolinea il procuratore - hanno mostrato ancora una volta una grande solidità finanziaria". Secondo gli inquirenti, l'organizzazione, non solo poteva contare sulle entrature nel mercato sudamericano per l'acquisto della cocaina a prezzi assolutamente concorrenziali, ma era capace di tessere continui collegamenti con le floride "piazze" spagnole ed olandesi. Dalle indagini, è anche emerso che i trafficanti calabresi ricevevano liquidità pure da soggetti insospettabili, celati dietro una facciata di liceità, spesso legata ad attività commerciali che vanno dalla ristorazione alle strutture ricettive turistico alberghiere, alle concessionarie di automobili, caseifici, bar e tabacchi, con partecipazioni anche in cantieri navali e aziende agricole, che non disdegnavano di fare affari con le potenti 'ndrine vibonesi, tramite "puntate" per l'acquisto all'ingrosso della cocaina. Il denaro destinato ai "cartelli" era consegnato dai calabresi direttamente a cittadini colombiani e libanesi da anni residenti in Italia, ai quali veniva affidato il recapito in Sudamerica. L’organizzazione, infine, aveva anche pensato di utilizzare l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme come scalo d’arrivo impiegando motonavi con locali tecnici opportunamente modificati per accogliere il carico. Progetto, però, irrealizzato. Da alcune intercettazioni, effettuate nell’abitazione dell’amante di un affiliato, emerge che, come evidenziato dal comandante del Gico, Michele Di Nunno, “il gruppo aveva pensato di importare coca attraverso l'aeroporto di Lamezia oppure di occultarla nel vano motore di una nave, di allagarlo e infine far entrare in azione i sommozzatori".

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