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Informazione digitale, crolla il tempo di lettura tra gli adulti

Dall'indagine dell'Agcom si evince come anche gli over 45 si stiano adeguando a un consumo famelico (e poco approfondito) delle notizie sul web

di Lucia Lipari 20/05/2020

L’ultimo rapporto sul consumo di informazione AGCOM analizza un fattore individuale specifico, quello generazionale, per evidenziare le differenze nelle abitudini di consumo dei media in base alla classe di età. Dallo studio si evince come la durata di esposizione alla Tv, per quanto elevata per tutte le fasce di età, sia decisamente maggiore della media per gli individui più anziani (presumibilmente anche in ragione del maggior tempo trascorso in casa) e inferiore alla media per la popolazione fino ai 44 anni. Nel caso di Internet, mentre per le fasce più giovani della popolazione il tempo dedicato alla navigazione è prossimo alle due ore nel giorno medio, per gli individui tra i 45 e i 64 anni scende a 107 minuti e si riduce drasticamente (72 minuti) per gli ultrasessantacinquenni. Tuttavia comparando i dati forniti da questo rapporto con quelli più recenti dell’Osservatorio della stessa Autorità, del Censis e dell’Eurispes, si nota un incremento del minutaggio legato alla fruizione della navigazione e quindi dell’informazione. Il tempo medio dedicato giornalmente all’ascolto della radio, che rispetto ai primi due mezzi presenta una minore variabilità per età, risulta superiore alla media per le fasce centrali della popolazione, ossia quelle in età lavorativa, e si riduce per le fasce estreme (giovani e popolazione matura). Infine, il tempo dedicato nel giorno medio alla lettura dei quotidiani, decisamente più basso rispetto agli altri mezzi, e maggiore della media soltanto per la fascia di età più alta della popolazione.

Come diffusamente riconosciuto dalla letteratura nazionale e internazionale, nonchè a livello legislativo, normativo e regolamentare, i mezzi di comunicazione, rappresentando il veicolo primario di informazione, hanno un ruolo fondamentale nel processo con cui gli individui costruiscono la propria visione della realtà. Essi, infatti, suscitano modi di pensare, stimolano determinati comportamenti (di consumo, investimento, voto, ecc.), favoriscono la creazione di gusti e preferenze, offrono opportunità di far emergere nuove idee e letture su un tema, contribuiscono, in pratica, alla formazione dell’opinione pubblica, alla “negoziazione dei significati e delle opinioni” , “godendo di un’autorità culturale nel rappresentare il mondo. L’accesso ai media, però, costituisce soltanto un prerequisito per accedere all’informazione. Affinchè questa possa raggiungere un individuo, è indispensabile che egli compia la scelta ulteriore di fruire dei contenuti informativi messi a disposizione da Tv, radio, quotidiani e Internet, ossia che acceda ai media allo scopo di informarsi. Al riguardo, per soddisfare l’esigenza informativa, i cittadini possono rivolgersi a un unico mezzo o utilizzare una combinazione di media, transmedialità, per cui ciascun mezzo può assumere una diversa valenza informativa per gli individui e raggiungere pubblici diversi. L’accesso a scopo informativo, inoltre, può manifestarsi con diverse frequenze temporali: alcuni individui accedono all’informazione in modo continuato, con una frequenza quotidiana (una o più volte nel corso della giornata), altri saltuariamente, con frequenza più diradata nel tempo. In via preliminare, dai dati raccolti con l’indagine realizzata da GfK Italia per AGCOM risulta che, in Italia, circa il 95% della popolazione si informa attivamente su almeno un mezzo di comunicazione tra Tv, radio, quotidiani(cartacei e digitali) e Internet; in altre parole, la quasi totalità degli italiani ricerca, o anche soltanto accede a, notizie su ciò che succede in Italia, nella realtà locale in cui vive (regione, provincia o comune), oppure notizie che travalicano i confini nazionali. Analizzando la frequenza con cui gli Italiani si informano su almeno un mezzo, si rileva che una grossa porzione della popolazione, poco più dell’80%, è alla continua ricerca di contenuti informativi, tanto da dichiarare di cercarli in maniera costante, vale a dire quotidiana.

Come l’emergenza da covid-19 abbia cambiato o meno le abitudini di consumo dei media, ce lo dice dettagliatamente l’analisi condotta da Global Web Index e che bene hanno fotografatato, per il segmento di fruitori italiani, i post di Will, la community dell’informazione di qualità che opera su Instagram. Non si può non citare Will, per la scalata repentina al mondo dell’informazione non tradizionale. Will è infatti  l’ultima novità dell’informazione digitale, nata dalla partnership tra l’economista under 30 Imen Boulahrajane e lo startupper Alessandro Tommasi. Will ha al suo attivo, a maggio 2020, 326.000 followers. Questa startup dell’informazione vuole trattare attraverso le Instagram Stories le questioni più importanti dell’economia, della politica e della società, ma secondo un mood unconventional, attraverso testimoni giovani e contingentando un’informazione esaustiva in 100 secondi o comunque in un tempo adeguato a fornire un quadro essenziale. Molto interessante la recentissima lettura dei dati fornita ai suoi “seguaci” e relativa alla fruizione dei media su base generazionale, sostanzialmente in linea con i dati finora esposti, ma utile per identificare i nomi delle differenti fasce generazionali, confermandone i trend legati all’informazione. Il periodo di riferimento è quello dei mesi scanditi dal coronavirus e la fonte utilizzata, come scritto, è stata Global Web Index. I post pubblicati da Will sulla propria pagina social evidenziano una percentuale significativa, il 51%, di utilizzo dei video online specie per la cosiddetta generazione Z, che contrassegna i fruitori dei media dai 16 ai 23 anni, e la generazione X, che va dai 38 ai 56 anni. Rilavano i dati secondo cui i Millennilas (24-37 anni) per informarsi ricorrono a news online (36%), postcad (20%) e stampa tradizionale (19%) in percentuale maggiore rispetto alle altre categorie individuate. La TV come fonte di notizie resta trasversalmente presente e seguita a tutte le età, ma in particolar modo dai Boomer (57-64 anni) con il 41%. In crisi, rispetto alle voci analizzate, la stampa tradizionale

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