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Che significa aiutare le famiglie?

I temi più urgenti che sembrano emergere appartengono almeno a tre categorie di problemi: fragilità economica, conciliazione vita e lavoro, compiti di cura.

di Andrea Casavecchia 22/05/2020

In questi giorni è forte il richiamo a sostenere le famiglie, per permettere loro di ripartire dopo i sacrifici vissuti durante il lockdown. Sarebbe il minino, dato che le famiglie si sono dimostrate in questi giorni il tassello originario della socialità. Ma cosa significa realmente aiutare le famiglie? Perché i problemi che affrontano sono differenti, e andrebbero ponderati in modo approfondito per fornire pari opportunità a ogni nucleo familiare.
I temi più urgenti che sembrano emergere appartengono almeno a tre categorie di problemi. Erano presenti anche prima, la crisi dovuta al Covid19 le ha soltanto evidenziate con più chiarezza.
 
Innanzitutto si presenta con rinnovato vigore la questione della mancanza di lavoro e la fragilità economica dei nuclei che da quello dipendono per vivere. L’instabilità lavorativa gravava già come una spada di Damocle sulle famiglie i cui componenti hanno occupazioni che non richiedono alte abilità (low skill). Facilmente sostituibili. Inoltre, non bisogna dimenticare che una quota importante dei nuclei familiari (generalmente gli stessi di prima) sono working poor (non guadagnano abbastanza per arrivare a fine mese) e la questione delle attività li ha colpiti economicamente. Molti di loro oltre a non avere forti risparmi, rischiano di ritrovarsi senza lavoro.
 
Un’altra questione riguarda i tempi di conciliazione di vita e di lavoro che è stata messa in luce con l’introduzione forzata dello smart working. Questi nuclei familiari si sono trovati tutto d’un tratto a condividere 24 su 24 lo stesso tetto, con la richiesta di proseguire le stesse mansioni di prima senza un minimo di formazione e senza orari. Senza una reale programmazione dei ritmi aziendali e dell’organizzazione nelle imprese, lavorare a distanza diventa l’invasione del tempo di lavoro nella vita domestica e nei giorni di quarantena sono state le madri lavoratrici pagare il prezzo più alto.
Una terza questione rientra nell’ambito dei compiti di cura svolti dalle famiglie. Educare ed essere responsabili dell’educazione dei figli è essenziale. La scuola digitalizzata ha messo in evidenza la disparità tra bambini e ragazzi seguiti dai loro genitori e quelli che non possono usufruire di questo vantaggio. Questi ultimi non possono ricevere l’accompagnamento dai loro insegnanti. Così nelle famiglie con meno istruzione ci saranno più facilmente figli meno istruiti. Poi c’è il sostegno ai parenti non autosufficienti. Cosa ne è stato di loro e quale impegno è costato ai familiari è ancora presto per scoprirlo.
 
Gli interventi a pioggia e una tantum non serviranno a nulla, come mettere una pezza nuova su un vestito vecchio. Servirebbe una politica organica per guardare al futuro. Due passi per iniziare: individuare interventi mirati sui nuclei familiari più vulnerabili per ridurre le disuguaglianze e sostenere le giovani coppie nella conciliazione dei tempi e nei compiti di cura per invertire il crollo demografico.

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