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Il Terzo Settore critica la proposta di Marco Minniti «Si punti di più sugli Sprar locali»

«No ai Cie. Si pensi alla dignità dei migranti»

di Redazione Web 25/01/2017

di Pasquale Neri * - Nelle scorse settimane si è intensificato sensibilmente il dibattito, mai sopito in verità, sulle politiche migratorie adottate nel nostro Paese dai diversi livelli delle pubbliche amministrazioni. Alle ormai sempre più frequenti notizie di morti di uomini e donne nei centri sparsi per nostra penisola si è aggiunta la proclamata (e malsana) idea del neo ministro dell’Interno di voler riaprire i tristemente noti Cie. Come Forum del Terzo Settore, a tutti i livelli, da tempo sosteniamo che prima di parlare di strutture occorrerebbe scegliere quale politica per l’accoglienza e, successivamente, definire metodi, risorse, strumenti, tempi. Continuare a parlare di accoglienza per poi declinarla attraverso i vari Cie, Hot–spot, Hub, Cas, ci sembra ipocrita oltre che offensivo dell’intelligenza e della dignità dei migranti e di coloro i quali quotidianamente si adoperano per un’ accoglienza vera, rispettosa dei drammi e delle sofferenze che attraversano i mari in tempesta e le piste innevate delle montagne. Le proposte alternative sono a portata di mano, o di click, basterebbe leggere i documenti dell’Unicef, o quelle di Sbilanciamoci, per rendersi conto che una reale inversione di tendenza per realizzare una accoglienza di uomini donne e minori (questi ultimi quasi 25. 000 nel 2016, più che raddoppiati rispetto al 2015) più umana e degna di un paese civile, non è un’utopia.
Occorrerebbe dimenticare il sistema delle strutture chiuse, (i Cie, i Cara o qualunque sia o sarà il loro nome), ridurre il sistema di accoglienza straordinario (Cas) a vantaggio di quello ordinario (Sprar) e degli interventi di inclusione sociale e lavorativa. Quest’ultimo aspetto, invece, è quello maggiorente trascurato e quasi del tutto privo di fondi. Occorrerebbe, cioè, lavorare per la strutturazione di una accoglienza diffusa. La gran parte delle risorse sono concentrate presso il Ministero dell’Interno, mentre il Ministero delle Politiche Sociali ha perso quasi del tutto il proprio ruolo. Si è scelto di enfatizzare e dirottare la gran parte delle risorse sugli interventi di primo soccorso, sorveglianza dei mari e delle frontiere, in un sistema di ospitalità rispondente a logiche di sicurezza più che di giustizia, accoglienza ed integrazione. Ad oggi, pur- troppo sia a livello nazionale che locale, si continua ad eludere la questione centrale: la necessità di strutturare un modello di inclusione sociale e lavorativa, senza il quale anche il circuito dell’accoglienza è destinato ad implodere.
* Portavoce Forum Terzo Settore Reggio Calabria

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