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In Calabria è l’incertezza a farla da padrone: manca una linea–guida sul futuro di tantissime strutture

La denuncia: «Covid e servizi prossimità: orizzonte instabile»

di Luciano Squillaci 27/05/2020

Il Covid–19 ha determinato una tempesta senza precedenti che ha investito tutti e tutto. Come però giustamente qualcuno ha osservato, se la tempesta è uguale per tutti, certamente non siamo tutti nella stessa barca. Particolarmente fragile, infatti, è la barca con la quale sono costrette ad affrontare la crisi le persone appartenenti alle cosiddette fasce deboli, e con loro tutte le realtà socio–assistenziali calabresi. Parliamo di quei servizi che da decenni si occupano dei cosiddetti “ultimi”, anziani, persone con disabilità, minori, tossicodipendenti, donne in difficoltà, ed in generale di tutti gli “scarti” di una società che, prima del corona virus, si sentiva immortale ed invincibile.

Così i servizi sociali, già fanalino di coda negli investimenti e nell’interesse della politica calabrese, che prima dell’emergenza sanitaria erano in fase di transizione per l’attuazione di un regolamento atteso 20 anni, sono oggi costretti a difendersi, come possono, dalle onde della tempesta, senza avere alcuna garanzia. A brevissimo infatti, come annunciato dall’assessore Gallo, saranno trasferiti ai comuni i primi 10 milioni per l’avvio del passaggio delle deleghe in materia sociale dalla regione ai territori. A quel punto la palla passerà ai comuni che dovranno finalmente convenzionare i servizi che, dal 1 gennaio scorso, di fatto operano senza alcun contratto. A causa dell’emer- genza in corso sarà invece rinviato, probabilmente a novembre, il termine entro il quale gli ambiti dovranno definire i propri Piani di Zona.

Permarrà quindi un’incertezza in termini di programmazione, ma i servizi dovranno comunque andare avanti, ed anzi essere implementati se, come pare evidente, si prospetta un aumento delle persone in stato di povertà. In questi mesi il Terzo Settore ed il volontariato, hanno supplito, garantendo la prosecuzione di molti servizi. Pensiamo al sostegno alle famiglie povere, alle mense, ma anche ai servizi residenziali che si occupano di persone con fragilità complesse. Tutti interventi che hanno resistito, tra le paure degli utenti, degli operatori, dei volontari, spesso abbandonati dalle istituzioni.

Ma a fronte delle risposte che comunque sono state date, seppure tra mille difficoltà, molte altre sono rimaste inascoltate a causa della sospensione dei servizi. Basti pensare al dramma che in questi mesi hanno vissuto, tra gli altri, le famiglie dei disabili che hanno visto chiudere improvvisamente i servizi diurni e di riabilitazione e che hanno dovuto arrangiarsi da soli con l’aggravante della reclusione casalinga.

Oggi, alla paura del contagio sempre viva, si aggiunge pesantemente la paura per il futuro. Che ne sarà dei servizi sociali? Di quelli che, già barcollanti economicamente prima del Covid. A ancor di più, cosa sarà di quei servizi che sono stati sospesi, e che oggi faticano non poco a riattivarsi. Si tratta dei cosiddetti Centri diurni, per minori, disabili ed anziani che tanto sollievo danno quotidianamente agli utenti ed alle loro famiglie.

È invece necessario giungere il prima possibile ad un accordo quadro, a livello regionale da trasferire poi ai singoli ambiti, che consenta di utilizzare al meglio le opportunità che le norme sull’emergenza oggi mettono a disposizione, sia per i servizi diurni che per quelli residenziali. Fatto salvo quanto già previsto dal Cura Italia, infatti, anche nel nuovo Decreto Rilancio sono previste specifiche misure a sostegno dei servizi sociali, con la possibilità per le pubbliche amministrazioni che gestiscono i fondi sociali, di offrire supporto concreto ed ossigeno alle organizzazioni del Terzo Settore ormai stremate dalla crisi. È però indispensabile che la Regione e gli ambiti si muovano immediatamente.

* presidente nazionale Fict

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