accedi | registrati | 20-9-2020

Il presidente della Conferenza episcopale italiana: basta slogan sul lavoro che manca

Il cardinale Bassetti: «Che gioia per le messe ritrovate»

di Redazione Web 29/05/2020

Da una parte, la «gioia» per l’Eucaristia comunitaria “ritrovata” che ci ha permesso di scoprire «la bellezza dei beni fondamentali soprattutto quando ci vengono a mancare». Dall’altra, la preoccupazione per la crisi che già si tocca con mano. A cominciare dall’allarme disoccupazione. Occorre favorire la «ripresa del lavoro». E il monito: «Basta con gli slogan e le parole roboanti». Il cardinale Gualtiero Bassetti torna a scrivere alla sua Chiesa, l’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Ma nella sua ultima lettera per il tempo della pandemia le parole del presidente della Cei guardano a tutto il Paese e alla “fase 2” della Chiesa italiana.

Bassetti indica l’urgenza di un «piano per risorgere» evocando papa Francesco. E sollecita l’impegno di tutti «per mitigare le conseguenze della pandemia» lanciando una sinergia fra delle «istituzioni ecclesiali e civili». Tre «campi di lavoro», come li definisce il cardinale, di fronte al rischio povertà. Il primo «e più urgente è l’aiuto alimentare» che ha già visto «tanta generosità durante questi mesi». Il secondo è legato alle «spese per la gestione della casa: utenze e consumi, un bisogno che sta emergendo e diventerà primario nell’estate». Il terzo riguarda l’occupazione. «Se non ci sarà questa ripresa, molte persone non riusciranno più a ritornare a galla e sarà facile scivolare sotto la soglia di povertà – avverte il cardinale –. Una sapiente e oculata gestione delle risorse, la collaborazione con tutti i corpi intermedi del terzo settore, che si dedicano alla rete di protezione sociale» sono indispensabili per far ripartire la nazione provata dal virus.

Il presidente della Cei torna sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo per il quale si è speso in prima persona facendosi interprete delle istanze giunte dalle comunità, dai sacerdoti e dai vescovi del Paese. Il digiuno eucaristico è durato quasi tre mesi. Settimane durante le quali «molti, per la prima volta, hanno sentito la sofferenza di non poter partecipare alla Messa», nota il cardinale. E aggiunge: «Qualcuno mi ha espresso il disagio provato quando sentiva suonare le campane e non poteva andare in chiesa. La Messa è entrata in molte case in streaming o attraverso la televisione, ma si sentiva che era altra cosa. L’Eucarestia per noi è il culmine della vita cristiana ed il vertice di tutto il bene che è e che si fa nella Chiesa». E sabato 30 maggio a Perugia Bassetti celebrerà la Messa del Crisma che durante la Settimana Santa è stata rinviata in tutta Italia.

Il presidente della Cei propone una lettura “positiva” della mancanza delle liturgie a porte aperte. «Questa astinenza ci ha fatto scoprire altre cose belle del nostro essere cristiani: la preghiera in famiglia, il gusto per la Parola di Dio, l’esperienza di sentirsi Chiesa domestica e il dialogo tra genitori e figli». Poi racconta di aver «ricevuto alcune testimonianze, anche di persone poco praticanti, che, stando vicino ai loro cari in preghiera o in ascolto della Parola di Dio, hanno avuto la possibilità di intravedere orizzonti nuovi per la loro vita». Da qui il sentito “grazie” ai «nostri sacerdoti che hanno trovato mille modi per restare vicino alla gente, per esprimere parole di incoraggiamento, di consolazione, di prossimità e di carità». Quindi il pensiero di Bassetti va «ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, agli amministratori, agli operatori sociali, ai lavoratori dei servizi essenziali, agli insegnanti e docenti che hanno seguito i ragazzi e i giovani con tanta passione educativa, in particolare coloro che hanno curato i disabili, che nell’accoglienza in chiesa dovrebbero essere messi al primo posto».

Al termine il cardinale cita la lettera che il vescovo di Novara e vice-presidente della Cei, Franco Giulio Brambilla, ha rivolto in questi giorni alla sua diocesi e che Bassetti ha apprezzato e condiviso. «Dopo questo tempo di dolore e di sofferenza a causa dei gravi problemi sanitari, sociali, economici e lavorativi – evidenzia Brambilla – dobbiamo affrontare questa situazione facendo crescere la solidarietà, esercitando la carità personale, sociale e politica. È necessario che le autorità delle varie amministrazioni pubbliche, i partiti politici, le organizzazioni di imprese e sindacati, così come tutti i cittadini, promuovano l’accordo e la collaborazione a favore del bene comune. Noi italiani, che siamo bravissimi in tempo di emergenza - e dobbiamo rendere onore soprattutto agli amministratori e operatori sociali delle nostre città e dei comuni che hanno lavorato per il bene di tutti - dobbiamo ora vincere la sfida di una nuova rinascita».

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2020 ©avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative