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Parla la psicologa. La vita di tutti è cambiata drasticamente.Tali condizioni si amplificano in persone che presentano disagio mentale

L'esperta: «Attenzione ai danni da lockdown sui più vulnerabili»

di Redazione Web 05/06/2020

di Francesca Mesiano * - Dal 9 marzo 2020 sono passati oltre settanta giorni, un lasso di tempo che viene dilatato e percepito come ancora più lungo in quanto caratterizzato da isolamento sociale, distacco e solitudine. Gli effetti dell’isolamento si stanno manifestando e si manifesteranno con ancora più forza nel lungo termine, soprattutto in soggetti fragili, come le persone con disabilità che rappresentano il 7% della popolazione italiana. La quarantena dettata dal Coronavirus ha impattato significativamente sulle persone disabili e sulle loro famiglie: in particolare per ciò che riguarda il delicato equilibrio, sia con la malattia che all’interno della famiglia, che è stato costruito in anni di lavoro e che rischia di essere compromesso.

La vita di tutti è cambiata drasticamente. Tali condizioni si amplificano in persone che presentano disagio mentale e agevolano il manifestarsi in loro di maggiori livelli di ansia e paura, irritabilità, insonnia, confusione mentale. Lo stress psicofisico generato dalla quarantena, legato all’isolamento sociale, l’impossibilità di sperimentare la socialità in contesti protetti come centri semiresidenziali incidono non solo sul tono dell’umore ma anche sul sistema immunitario dell’individuo. La solitudine, sperimentata durante la quarantena, è accompagnata da un forte sen- so di incertezza che anche le persone fragili hanno vissuto e continuano a vivere, non sapendo quando sarà loro concesso di tornare a riabbracciare e rivedere i loro compagni, i loro amici, gli operatori dei centri che frequentano.

Oltre alla chiusura dei centri semiresidenziali, sono venute a mancare anche le attività collaterali come andare a teatro, andare a mangiare una pizza, tutte quelle occasioni di socializzazione che sono importanti, se non indispensabili, per l’integrazione. I problemi irrisolti dalle istituzioni, che riguardano le persone disabili, rappresentano importanti criticità che si sono aggravate ancora di più, nel corso del contagio da Covid–19, lasciando spesso questi soggetti e le associazioni di volontariato, che provano a colmare il gap, in isolamento senza istruzioni da seguire. La sensazione di incertezza che queste persone vivono genera angoscia, rabbia e dolore.

Rabbia e dolore possono venire canalizzate e ricoprire un valore adattivo per la situazione attuale: la rabbia può diventare spinta vitale e motore per impegnarsi in attività domestiche e attività didattiche virtuali; il dolore, se canalizzato, può esprimere il suo valore taumaturgico e generare catarsi, trasformando le ferite in feritoie, in opportunità di crescita ed evoluzione. L’angoscia, però, rispetto alla rabbia e al dolore, non ha finalità adattive e può divenire invalidante e logorante; il senso di impotenza nel non poter prevedere il futuro anche quello più vicino, aspettare per intere giornate la possibilità di tornare alla normale routine, può ingenerare quel circolo vizioso che alimenta paura, rabbia, angoscia e dolore. «Mio figlio ogni giorno si prepara per aspettare il pullman che lo porta al centro diurno, e con estrema difficoltà riesco a fargli comprendere che dovrà aspettare ancora un po’ l’arrivo del suo pulmino», queste le parole di una madre che ogni giorno convive con l’ansia e il forte desiderio del figlio disabile di tornare alla sua vita di prima.

Molte persone sono rimaste isolate a lungo, hanno trascorso settimane in quarantena solo con il proprio caregiver. Gli effetti dell’assistenza prolungata dei famigliari sono molteplici. I caregivers, che improvvisamente si sono ritrovati a gestire in solitudine il loro caro con disabilità, vivono il “burden”, il “peso” dell’assistenza che si manifesta con irritabilità, tristezza, stanchezza e senso di colpa; ciò ha effetti a più livelli: fisico, psicologico, emotivo, sociale e finanziario. Gli effetti dello stress da isolamento si stanno già manifestando e si paleseranno come uno tsunami emotivo sulle persone più fragili. È auspicabile riprendere gradualmente quanto è stato interrotto durante la quarantena per poter arginare l’onda emotiva che questo tempo sospeso ha generato. Serve ricostruire e riadattare l’esistenza e la routine delle persone con disabilità per garantire loro la possibilità di recuperare il tempo e gli abbracci sospesi.

* psicoterapeuta

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