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Assistenti civici: arriva la posizione del Csv reggino sulla misura: «Capitale umano è a disposizione, ma senza editto»

Assistenti civici, il Csv reggino: «Non chiamateli volontari»

di Redazione Web 05/06/2020

di Giuseppe Bognoni * e Giuseppe Pericone * - Abbiamo quanto mai bisogno di “creare” senso civico. In una comunità non ce n’è mai abbastanza. Ma pensare che si possa costruire con l’ausilio di “assistenti”, ci appare quanto mai fantasioso. Sul progetto degli «assistenti civici» proposto dal Ministro per gli Affari Regionali, dopo le diverse critiche iniziali, si sono susseguiti chiarimenti e limitazioni. Niente ronde civili, né compiti di vigilanza, ma volontari a disposizione dei sindaci. Ma una domanda ci sorge spontanea: laddove un sindaco volesse attivare il volontariato del proprio territorio, avrebbe bisogno di un editto governativo? Al di là di ogni cosa noi crediamo che il punto vero sia questo. La costruzione di una vera cittadinanza e del senso civico, l’ideale di solidarietà comunitario, la spinta a partecipare alla costruzione del Bene Comune, si realizzano attraverso percorsi condivisi di crescita, formazione e confronto permanente tra le istituzioni e il volontariato organizzato e non. In un processo che coinvolge tutti, indistintamente: sindaci, ammi-nistratori, organizzazioni di volontariato e di terzo settore, cittadini. Così con l’occasione di questo dibattito sugli assistenti civici, ogni Primo Cittadino potrebbe trovare occasione per riflettere su come attivare e implementare il capitale sociale della propria comunità anche al di là delle contingenze emergenziali e riparatrici.

Il mondo del volontariato di un territorio, infatti, è innanzitutto lo specchio del senso civico di una comunità e la sua forza, non la toppa delle sue falle e delle sue debolezze. In questi giorni lo abbiamo visto e ne abbiamo apprezzato tutto il suo valore soprattutto laddove il “dono” è avvenuto con la discrezione, la delicatezza, l’attenzione che le situazioni di maggiore fragilità sempre richiedono. E così questo periodo emergenziale ha mostrato tutta la fragilità dei nostri sistemi di protezione sociale. Le pubbliche amministrazioni dovrebbero seriamente interrogarsi su come proseguire nella relazione con le organizzazioni di volontariato e con quanti perseguono, senza scopo di lucro, fini di interesse generale.

Un rapporto che deve essere di confronto e coprogettazione degli interventi, alla pari. I cittadini possono dare tanto ma occorre riconoscerli nella loro dignità di uomini e donne solidali. I cittadini non sono sudditi né spicciola manovalanza a costo zero. Il volontariato non si recluta per bandi indirizzati a percettori di reddito di cittadinanza o a chi usufruisce di ammortizzatori sociali, come a dire: «Considerato che ti riconosco un sussidio, almeno fai qualcosa! ». Anche questo non è molto elegante e certo non contribuisce a riconoscere dignità a queste persone.

Occorre utilizzare bene le parole perché esse costruiscono i significati e la realtà. Una cosa sono lavori e funzioni, per così dire, di pubblica utilità, che lo Stato ritiene di dover chiedere (sapendo di non poterlo imporre) a chi aiuta con misure diverse di sostegno economico, ben cosa diversa è fare volontariato soprattutto per i valori e le scelte che lo sottendono.

Vogliamo qui richiamare la definizione di volontario che lo stesso legislatore ha recentemente promulgato nel Codice del Terzo Settore: «Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità» Sembra ce ne siamo già dimenticati ma la definizione di volontario è chiarissima. Fare volontariato è anche fare le cose bene e con consapevolezza e responsabilità. Concetti che richiamano tutto il tema della formazione, della preparazione e della competenza che comunque il volontariato organizzato mette in campo.

Fare volontariato è soprattutto promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità che significa soprattutto partecipare alle politiche sociali e ai processi decisionali, non essere il servo sciocco dell’amministratore di turno. Laddove le amministrazioni volessero andare nella direzione di un dialogo con il mondo del volontariato organizzato, i Centri di Servizio per il Volontariato sono pronti a fare la propria parte per agevolare questo incontro dal quale si può iniziare a costruire insieme comunità più coese e solidali.

* Presidente e Direttore Csv “Dei Due Mari”

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