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L'inserimento scolastico dei ragazzi speciali visto come condizione basilare per accettare l'altro

Agedi, «per i più fragili una quarantena drammatica»

di Tatiana Muraca 07/06/2020

La scuola è prima di tutto socializzazione, inserimento, è imparare a vivere», così la presidente di Agedi Mirella Gangeri, che si è pronunciata in merito alla situazione considerata precaria delle persone con disabilità prima e durante il coronavirus. Per la presidente Gangeri, infatti, esistono delle problematiche esistenti ben prima della pandemia, che in questa occasione particolare sono emerse più prepotentemente che mai sul territorio reggino. Per quanto riguarda la didattica a distanza «non c’è un metodo, una progettualità di base. Come mai potrebbe funzionare? I bambini e i ragazzi con disabilità, inoltre, hanno bisogno dell’aiuto delle famiglie, a loro volta ignare delle metodologie, abbandonate in questo momento così difficile». Mirella Gangeri fa presente che la società in cui viviamo si trascina da tempo problemi derivanti dalla mancanza di una vera inclusione di queste persone speciali, per cui ciò che dovrebbe essere inteso come priorità, in vista di un possibile ritorno sui banchi di scuola, si rifà alla socializzazione, «l’inserimento del disabile è la condizione basilare per accettare l’altro. La scuola – continua la presidente – deve mirare prima a questa accettazione e poi alla didattica. Si dovrebbe partire dal principio. La distanza è già problematica per tutti, figuriamoci per le persone con disabilità».
Parla anche per esperienza personale, Mirella Gangeri, ricordando i tre mesi di quarantena «come i più brutti della mia vita. Nella nostra associazione, molti ragazzi sono adulti ed in qualche maniera, insieme, abbiamo resistito a questo periodo. Chi frequentava un centro o delle attività aggreganti – aggiunge la presidente – è rimasto a casa con le famiglie. Non abbiamo mai ricevuto una telefonata da parte del settore welfare del Comune; ci siamo arrangiati attivando un sistema di ascolto con chat e videochiamate di gruppo. Però, di fatto, i ragazzi stavano a casa». Questo isolamento forzato, a detta di Mirella Gangemi, ha creato disagi e malumori che ovviamente sono ricaduti all’interno del nucleo familiare, in un periodo di allarme e paura com’è stato quello appena passato. «Poteva essere un momento di riflessione per ripartire – prosegue la presidente – per le disabilità, il disagio, il sostegno. In molti si sono ritrovati da un giorno all’altro senza assistenza domiciliare, e questo ha creato confusione e attimi di vero e proprio terrore tra le famiglie. Ci siamo sentiti abbandonati. Se ci sentono senza ascoltarci, purtroppo, sarà sempre così. Molti dei nostri figli sono già grandi, ma capiamo i disagi che diventano maggiormente preoccupanti quanto più si è piccoli. Immagino cosa possano aver vissuto i genitori degli alunni con disabilità in questa situazione». Un’incertezza che Mirella Gangeri non prevede si possa risolvere al più presto con il ritorno nelle scuole, perché come ha più volte evidenziato, mancano le metodologie e gli strumenti di base. L’Agedi porta avanti la convinzione secondo cui la disabilità fa parte della vita e come tale deve essere considerata, sia nella scuola che nella società. «Non si possono trattare i disabili come un mondo a parte», conclude la presidente.

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