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Uno sguardo ai fatti del 1929 e del 1984. Date indelebili ricche di contenuti e diritti

Patti Lateranensi, l'accordo tra Stato e Chiesa

di Redazione Web 08/06/2020

di Antonio Foderaro - Ciò che caratterizza il nuovo documento pattizio è quello di essere un concordato quadro di soli 14 articoli, a cui seguirono ulteriori leggi in materie più specifiche. L’accordo si apre con un forte richiamo all’articolo 7 della Carta costituzionale richiamando la reciproca collaborazione tra Repubblica italiana e Chiesa cattolica nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità. I successivi 5 articoli si focalizzano sulla libertà religiosa e sull’autorità ecclesiastica (circoscrizioni e nomine), riconoscendo alla Chiesa cattolica le festività religiose, così come «la libertà di C organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica», ma anche libertà di corrispondenza e comunicazione, «libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Particolare significato assume il comma 4 dell’articolo 2 che riafferma il principio secondo cui «la Repubblica italiana riconosce Roma, sede vescovile del sommo Pontefice». Rimase anche l’esonero dal servizio militare per i sacerdoti. Il «nuovo concordato» prosegue quindi con disposizioni in materia penale, sancendo come, salvo casi di necessità ed urgenza, gli edifici aperti al culto siano inviolabili dalle autorità civili. Anche l’articolo 7 dell’accordo effettua un esplicito richiamo al testo costituzionale: esso «richiamandosi al principio enunciato dall’articolo 20 della Costituzione, riafferma che il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, nè di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività». In tale contesto fu inserito il tema degli enti ecclesiastici, che furono poi regolati in forma più specifica dalla nuova normativa del 15 novembre del 1984. L’articolo 8, invece, concerne uno dei temi più discussi di tutta la trattativa, nonché uno dei tre temi fondamentali per la Santa Sede: il matrimonio. Tuttavia, il referendum sul divorzio del 1974 aveva mutato la percezione del tema, rendendo più semplice giungere ad un accordo. Il testo sancì infatti il riconoscimento di «effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico», ma con il prerequisito della trascrizione nei registri comunali. L’articolo prevede, inoltre, disposizioni sulla dichiarazione di nullità del matrimonio, ma sancisce anche che «la Santa Sede sente l’esigenza di riaffermare il valore immutato della dottrina cattolica sul matrimonio e la sollecitudine della Chiesa per la dignità ed i valori della famiglia, fondamento della società». Gli articoli nove e dieci affrontano il tema dell’istruzione, tradizionalmente legato alla Chiesa cattolica, garantendo, in linea con quanto affermato già in fase di riadattamento in Costituente, il diritto della Chiesa di fondare istituti di ogni grado, a parità di trattamento con la scuola pubblica. Inoltre, affronta il tema dell’ora di religione, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano. L’articolo 10 attribuisce competenza esclusiva alla Santa Sede per gli istituti di formazione ecclesiastica, riconoscendo esplicitamente nel contempo parità con i diplomi civili alle discipline ecclesiastiche. Il tema dell’assistenza spirituale per gli infermi e i detenuti è affrontato all’articolo 11, mentre il tema dei beni culturali rientra nell’articolo 12. L’accordo di revisione ha raggiunto l’obiettivo per cui doveva essere siglato: delineare in modo chiaro, e corrispondente alle esigenze della nuova società, i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, segnando un punto di svolta che fosse stabile e definitivo, nonché conclusivo di quel lungo dibattito che si protraeva da quarant’anni. La forza intrinseca del nuovo concordato, rappresentata in particolare dal principio di autonomia sancito nel primo articolo, gli ha permesso di resistere agli sconvolgimenti che il corso dei tempi avrebbe portato nella società e nella politica. L’accordo ha una portata innovativa in sè, specie in virtù delle leggi, attuative ed interpretative, che ne scaturirono e che ancora oggi lo rendono attuale, essendo disposizioni ancora vigenti. Il concordato del 1984, di fatto, va ad evolvere il concetto di laicità dello Stato italiano, sancendo quell’indipendenza e sovranità distinte da quelle della Chiesa cattolica, con cui si avviò ad intraprendere un nuovo percorso di collaborazione. La collaborazione tra Stato e Chiesa, in particolare, avvenne sulla base degli stessi obiettivi che furono prefissati: l’attuazione dei riconosciuti diritti di libertà. La libertà religiosa, infatti, rappresentava tanto per lo Stato quanto per la Chiesa un diritto già riconosciuto e sancito. La collaborazione tra Chiesa e Stato, inoltre, è da sempre stata vista come un elemento fondamentale per mantenere unita la cittadinanza di un Paese. Specie in Italia, dove la Chiesa ha sempre rappresentato, e ancora oggi viene riconosciuta, come un fattore di umanizzazione senza del quale il panorama sociale e culturale, oltre che spirituale, sarebbe ben diverso. Emerge, quindi, come lo Stato abbia bisogno di valori che possano legare la società a cui si riferisce, valori che la Chiesa cattolica da sempre ha comunicato. Gennaro Aquaviva, consigliere politico di Craxi, afferma che lo statista socialista non pensava ad una Italia senza una relazione pacifica con la Chiesa cattolica perché questa garantiva la tenuta democratica dello stato stesso. A distanza di quasi quarant’anni, però, si sentono ancora spinte laiciste che chiedono una ulteriore revisione degli accordi Stato – Chiesa. Ma questa è un’altra storia.

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