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L'analisi di Sandro Casile fondatore del Gruppo Escursionisti d'Aspromonte

Il Sentiero del Brigante: in cammino per lo sviluppo

di Redazione Web 13/06/2020

di Sandro Casile* - Per alcuni era aspra, selvaggia, impenetrabile. Per altri una landa desolata, costellata da fatiscenti casolari, abitata da un popolo incivile e selvaggio. Per altri ancora l’Aspromonte era, tout court, la montagna dei sequestri, il demone da distruggere. Così la narrazione e l’iconografia dell’estrema montagna meridionale, costruita dai mass media negli anni ’80 dello scorso secolo.  Un marchio sinistro per un’intera montagna e un intero popolo. Una condanna senza appello, frutto di semplificazioni e mistificazioni piuttosto che di noiose e impegnative analisi dei fenomeni e delle loro cause.

In questo contesto, con il vento dell’ambientalismo che cominciava a soffiare, il Gea – Gruppo Escursionisti d’Aspromonte – ha elaborato il suo progetto culturale e operativo che prevede, tra l’altro, l’individuazione e il recupero, fisico e culturale, delle antiche vie che attraversano l’Aspromonte in ogni direzione. Un vero e proprio cammino nel corpo e nell’anima della montagna alla conquista di spazi di legalità e sviluppo.
I sentieri, le mulattiere, le più recenti strade sterrate, individuati da segnavia colorati, si sono così riappropriati della loro funzione originaria confermandosi elementi indispensabili per la ricostruzione del paesaggio rurale e montano, per la valorizzazione degli elementi che lo compongono, per la promozione del turismo lento che, nelle aree attrezzate, sta rivitalizzando il tessuto sociale ed economico fatto di accoglienza, piccole imprese, agricoltura, artigianato, folklore, buona cucina.

Il “Sentiero del Brigante”, tra quelli fin qui realizzati, è il più importante e frequentato. Ha inizio a Gambarie, in Aspromonte, e si spinge a nord, per circa 130 km., verso le Serre calabre, per collegarsi idealmente alle più importanti realtà montane d’Italia e d’Europa.
Recuperato fisicamente e culturalmente tra il 1986 e il 1989, si snoda in una cornice paesaggistica di incomparabile bellezza. Collega e mette in relazione, restituendo continuità e armonia al paesaggio rurale e montano attraversato, aree di grande interesse naturalistico, insediamenti rurali, centri abitati, foreste, emergenze architettoniche, siti di archeologia industriale, dimore nobiliari, strutture fortificate, tracce emergenti di mura megalitiche.

Fu da sempre utilizzato come via di fuga, della eversione, del brigantaggio e, per conseguenza, delle ritorsioni e delle vendette dei dominatori di turno.
Da qui il suo nome, evocativo e identitario allo stesso tempo. Testimonianza di epoche storiche che hanno visto le classi più deboli ribellarsi alla miseria e all’ingiustizia dei padroni di turno. Inserito nell’Atlante dei Cammini d’Italia del MiBact, il “Sentiero del Brigante” è apprezzato dagli escursionisti italiani ed europei che, sempre più numerosi, lo percorrono e lo eleggono a luogo del cuore.
Per questo motivo il “Sentiero del Brigante” partecipa alla decima edizione de “I Luoghi del Cuore”, del Fai, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare.

*Gruppo Escursionisti d'Aspromonte

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