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La struttura racconta anche le vicissitudini di una lingua, un tempo diffusa in tutta la Calabria, espressione di un passato importante

La storia rivive nel Museo della lingua Greco–Calabra di Bova

di Redazione Web 14/06/2020

di Pasquale Faenza* - Compie quattro anni il Museo della lingua Greco–Calabra “Gerhard Rohlfs” di Bova, pittoresco borgo dell’Aspromonte, oggi capoluogo culturale della minoranza linguistica greco– calabra sparsa tra una decina di comuni del basso Jonio reggino. Questo piccolo contenitore di memorie, allestito secondo i più aggiornati criteri della museografia antropologica, non si sofferma solo sul racconto di pastori e i contadini confinati tra i più selvaggi versanti aspromontani, ma documenta anche le vicissitudini di una lingua, un tempo diffusa in tutta la Calabria, espressione di un passato mai diventato archeologia.

Alla base del percorso espositivo c’è il desiderio di fare di questo spazio una “vetrina” interattiva tra le tante teche che compongono quel più complesso museo C che è Bova e l’intera Area Grecanica; una sorta di finestra attraverso cui osservare un microcosmo antropico in continua trasformazione, portato all’attenzione del mondo accademico, dal glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, classe 1892. Nel museo bovese è lo stesso Rohlfs a fare da guida ai visitatori. Lo fa attraverso la mediazione dei manufatti etnografici esposti, ma soprattutto attraverso le parole, da lui sviscerate al fine di carpirne l’origine, i mutamenti, i significati più reconditi. Mediante le parole, rivelatrici di civiltà, Rohlfs racconta una delle pagine di storia più affascinanti d’Italia, quella dei Greci di Calabria. Lo studioso aveva avuto modo di ascoltare il grecanico in Germania, da alcuni soldati italiani, originari di Bova e Roghudi, fatti prigionieri dai tedeschi.

Da qui il desiderio di conoscere di persona quell’enclave greca rimasta nascosta nelle propaggini più meridionali dell’Appennino. Vi giunse la prima volta nel 1924. Da allora sino alla morte, sopraggiunta nel 1986, Rohlfs ritornò in Calabria quasi ogni anno, accompagnato da una macchina fotografia e un registratore, attraverso il quale immortalò la vita d’intere comunità che nei secoli avevano preservato un antichissimo patrimonio linguistico d’origine magno greca. Ma il contribuito di Rohlfs non si limitò alla sola ricerca.

Fondamentali sono state le sue azioni di salvaguardia della grecanicità, progressivamente minacciata dall’emigrazione e dalle tante contraddizioni portate in Calabria in nome della modernità. Con Rohlfs inizia infatti un nuovo capitolo della storia dei Greci di Calabria, che porterà alla riscoperta delle origini e alla rinascita stessa di Bova. Fenomeni oggi al centro degli interessi culturali del Museo, volti a comprendere le dinamiche della ridefinizione identitaria in corso, fondamentali a tracciare il futuro stesso del borgo, il quale ogni giorno riadatta e reinventa il suo passato in virtù delle esigenze di una comunità che sta riplasmando sé stessa e il proprio rapporto col territorio e con l’esterno.
*Conservatore beni culturali

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