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Il principe degli agrumi con cui la città calabrese dello Stretto profuma il mondo ha un suo nuovo promotore e difensore

La storia del «Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria»

di Redazione Web 20/06/2020

di Pasquale Amato* - Nel 2019 è nato il “Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria” per iniziativa di un gruppo di Soci Fondatori: il sottoscritto, Angelica Cuzzola, Angelo Musolino, Filippo Cogliandro, Davide De Stefano, Maria Pinneri e Santo Strati. Vi hanno aderito subito reggini che operano in più settori lavorativi, studenti, appassionati. E le adesioni – individuali, di Associazioni e di Aziende – sono in costante crescita.

Obiettivo fondamentale è quello di promuovere e difendere la denominazione corretta del “Bergamotto di Reggio Calabria”, la cui area di produzione è stata riconosciuta nel 2001 dall’Unione Europea in Reggio Calabria e altri 44 Comuni della sua ex-provincia, oggi Città Metropolitana. Essi costituiscono l’area della “Dop (Denominazione di Origine Protetta) Bergamotto di Reggio Calabria – Olio Essenziale”. E rispecchiano la sua origine nei giardini del capoluogo tra ‘600 e ‘700 sino al primo Bergamotteto impiantato nel 1750 in Rada Giunchi (oggi “Lido Comunale Genoese Zerbi”) e la sua lenta diffusione nell’800 verso Nord sino a Scilla e verso Sud sino a Monasterace.

Perché abbiamo sentito il bisogno di organizzarci? Un detto molto diffuso – e che molti reggini pronunciano alla minima cosa che non va nel giusto verso - afferma che «Reggio non ha venduto mai grano». È vero. Ma ciò si deve a un insieme di fattori che non ha reso possibile quella produzione: il territorio caratterizzato dalla proiezione sino al mare del massiccio montano dell’Aspromonte, l’assenza del latifondo e la prevalenza della piccola e media proprietà e della grande proprietà frazionata, la storica vocazione a colture specializzate come agrumi, olivo, vite, gelsomino e gelso.

È altrettanto vero però che Reggio ha venduto per secoli l’essenza del suo agrume straordinario: il Bergamotto. Ed ha profumato il mondo. Infatti, ciò che caratterizza in modo unico e particolare la città e la sua ex-provincia è questo agrume straordinario, che rappresenta tuttora il 90% della produzione mondiale. Con la precisazione che il restante 10% ha una qualità nettamente inferiore. Per esempio, quello della Costa d’Avorio è lontano anni luce dalle 350 componenti che hanno reso il Bergamotto di Reggio Calabria un prodotto di valore eccelso, indispensabile per fissare le miscele di aromi e fragranze di cui sono composti i migliori profumi, prezioso nel campo farmaceutico e sanitario, capace di dare un gusto inimitabile in campo gastronomico.

Esso ha costituito dal ‘700 un elemento distintivo unico al mondo del paesaggio e dell’economia del territorio reggino ed ha superato qualsiasi momento di crisi che lo ha investito. Eppure la maggior parte del mondo (esclusi gli addetti ai lavori) non sa quale sia il territorio magico dove si coltiva la magnifica pianta.
L’atteggiamento mentale dei reggini metropolitani, in bilico tra disfattismo e masochismo, ha impedito e impedisce tuttora che l’intero territorio si possa fregiare di questo tesoro. Così tutti (stranieri e italiani) hanno fatto a gara per impossessarsi del nome e sfruttarlo senza che il territorio di provenienza ne traesse benefici di immagine. Un’immagine più che positiva e quanto mai necessaria, se si considerano le cronache quotidiane inondate di immagini negative.

Proprio per questi motivi abbiamo deciso di dare vita ad un organismo snello, non burocratico, con un obiettivo semplice: impedire che continui la cancellazione del nome di Reggio dal suo Bergamotto. Facendo entrare in testa innanzitutto agli stessi reggini della Città Metropolitana che devono essere loro per primi a promuovere e difendere l’identità unica della loro terra. Una terra ricca di storia, di bellezze naturali, artistiche e architettoniche, di produzioni tipiche di incommensurabile valore (come vini, olio d’oliva e agrumi, artigianato).

Ma che deve fregiarsi di quel valore aggiunto in più che si chiama (e si deve chiamare nelle etichette di ogni Azienda) “Bergamotto di Reggio Calabria”. Bisogna promuoverlo con orgoglio, senza se, senza ma, senza alibi e trucchi, per impedire finalmente che esso sia terra di conquista di tutti, disperdendo e cancellando la nostra identità.

* Storico e Docente Universitario di Storia, Presidente del “Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria”, autore del saggio “Storia del Bergamotto di Reggio Calabria”, edito da Città del Sole Edizioni – RC.

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