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Giornata per la Vita, dono da riscoprire e tutelare

Dai bimbi agli anziani, riaffermare la dignità della persona

di Redazione Web 04/02/2017

I bambini e i nonni sono il futuro e la memoria. “Avere cura dei bambini e dei nonni è la prova dell’amore più promettente della famiglia”. Firmato Papa Francesco. “Ma io – mi dice un nonno piuttosto avanti negli anni – mi posso ‘premurare’ soltanto del mio cane”. Le sue due figlie, racconta, hanno infatti escluso volontariamente l’opzione maternità. A volte si preferisce l’animale a quattro zampe rispetto all’animale razionale, che è l’uomo? Del resto vi sono fior di pensatori che non ritengono sempre persona l’essere umano. Come Peter Singer, l’autore del testo liberazione animale che sostiene con granitica fermezza inumana che “il bambino di una settimana non è un essere razionale, autocosciente. E vi sono molti animali non-umani la cui razionalità, consapevolezza, capacità di sentire, e cosi via, sono superiori a quella di un bambino umano di una settimana o anche di un anno”. Conseguenza pratica di questo ragionamento? È possibile, indifferente, sul piano etico l’eliminazione di un bambino non superiore ad un anno. La vita di un neonato ha meno valore della vita di un maiale, un cane, un scimpanzé?
Occorrerebbe reagire con intelligenza e coraggio, poiché questi autori di morte ritengono che lo stesso trattamento possa essere riservato ad un anziano soggetto a demenza senile. Le atroci conseguenze di quelle teorie sono raccapriccianti. Eppure una scrittrice di gialli ha ritenuto opportuno – con grande successo di lettori – narrare scene macabre di morti, precedute in genere da una cena sontuosa in una sala da pranzo nobile di specchi e fughe di decori, per soffocamento da annegamento, per avvelenamento, per eccesso di nutrizione. Fini orribili ma “serene”, perché la morte può essere dominata con superba affermazione da un gruppo di persone che entrano in una clinica tutta speciale: la clinica o l’albergo della morte volontaria, con scelta delle sue modalità. Ed ecco allora che una scrittrice spagnola di romanzi giallo-polizieschi, ha osato immaginare e pensare di simulare la propria definitiva partenza come frutto di libera e totale autodeterminazione. Che c’entra tutto questo con la toccante lettera messaggio di Papa Francesco? È il segno che una porzione della cultura ha declassato l’uomo, nell’inizio come nel fine vita.
L’episcopato italiano, con il suo messaggio, guida con dolcezza e delicatezza alla scoperta della vita nella familiarità di una casa. Nonostante le contraddizioni del crescente disagio familiare, i nonni non sono sprecati nel tempo donato a figli e nipoti. Il volersi bene nella vita passa anche attraverso la cura di figli che mentre fanno “dannare”, in realtà sfidano i genitori per poter essere guidati nel mare della vita. Senza mai dimenticare che la risurrezione è vittoria sulle tenebre del pessimismo e dell’ansia da prestazione, perché la fatica è formazione di un nucleo d’amore. Un nucleo che ama la vita, la conosce e la rispetta. Nella mitezza oltre ogni prevaricazione, nel reciproco onorarsi che non è sconfitta o umiliazione in una circolarità del vivere quotidiano.
Il nostro Occidente torni da capo sulla vita, sul matrimonio. La forza di una famiglia non è frutto di leggi intelligenti e percorribili. È frutto di una luce che brilla. Di una Provvidenza che c’è, senza la pretesa di essere fornito d’ogni cosa. Non sui soldi si fa la famiglia, si fa vita e si dona vita, La Provvidenza inventa la tua esistenza e quella delle giovani vite. La vita è Dio Padre che ama e accarezza l’uomo di oggi.

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