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«Monitorare cosa non va e intervenire». Così Lidia Liotta (Legambiente) affronta il tema della raccolta dei rifiuti, oggi ”iper–critico” per il territorio

Emergenza Rifiuti, Legambiente: «Serve l'aiuto di tutti»

di Redazione Web 05/07/2020

Lidia Liotta è la coordinatrice del Comitato Scientifico e dirigente di Legambiente Reggio Calabria. L’abbiamo intervistata.

Volontariato ambientale e Covid– 19. Che estate sarà?
Il Coronavirus ha “paralizzato” tutto il mondo del volontariato: l’impossibilità di svolgere attività sul campo, come le campagne di volontariato attivo pensiamo a Spiagge pulite o le campagne anti–incendio, certamente ci ha frenato nella nostra azione. Le alternative nate sul web certamente non sono state sufficienti: ora, riprendendo con tutte le cautele del caso, stiamo pensando alle attività che si possono fare per monitorare il territorio e intervenire sulle emergenze.

Durante il periodo del lockdown, specie in alcune aree del paese, si è parlato di un ritorno “della natura” nei centri urbani. Come si può vivere questa dimensione anche nella Fase Due o in quella che comunemente chiamiamo “normalità”?
È vero che, in questi mesi di isolamento, abbiamo visto scene deliziose come i delfini sottocosta nelle acque dello Stretto, però sono state tutti aspetti momentanei: non si può pensare che l’isolamento domiciliare sia l’unico modo per fare rinascere la natura nelle nostre Città. Nella Fase Due serve riprendere le iniziative più serie in merito a clima e disuguaglianze: questo è davvero urgente se si pensano a tutti i fondi straordinari che arriveranno nel nostro Paese. Bisogna occuparsi di una vera e propria transizione ambientale in tema di welfare e lavoro.

A proposito di impegno urbano, Reggio Calabria sta vivendo un’emergenza senza precedenti. Quale è la posizione di Legambiente?
La nostra attenzione, in realtà, dura da diversi anni. Questa è una storia antica, l’emergenza non nasce oggi: il sistema regionale è stato commissariato per ben 17 anni. Una gestione straordinaria che non ha sortito alcun effetto: tutte le azioni che si sarebbero dovute intraprendere e che sono state suggerite, negli anni, da Legambiente, non sono state mai accolte. Ci sono stati diversi piani dei rifiuti, ma pochissimo è stato fatto: quest’emergenza è frutto di questo immobilismo. E menomale che è stato avviato il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Sui rifiuti si può costruire un’economia tangibile: ci vogliono gli impianti, non si può ancora lavorare sulle discariche, strumento obsoleto e marginale. Parliamo di valorizzazione, riutilizzo del rifiuto differenziato, per dargli nuova vita: questa è la base dell’economia circolare che è importantissima specie nelle regioni più arretrate come il Mezzogiorno. A questo va aggiunto, un altro principio che – in questo caso – interpella la Pubblica Amministrazione: è inimmaginabile che non vi sia un sistema di premialità per quanti differenziano i rifiuti domestici. Questo sarebbe un modo intelligente di incentivare il processo di cui stiamo parlando.

C’è da affrontare il problema delle ecomafie...
Le ecomafie esistono specialmente nel Mezzogiorno del Paese, anche se adesso sono diffusi sul tutto il territorio nazionale. La ‘ndrangheta, però, non devono e non possono impedire la realizzazione degli impianti. Occorre prendere le giuste contromisure, senza utilizzare questo problema come alibi.

Nei giorni scorsi, ha destato scalpore uno “spot” che descrive la Calabria come terra di mafia e terremoti. Se le dovesse scrivere un’operazione di marketing per la Calabria su cosa punterebbe?
Come Legambiente siamo impegnati costantemente nella realizzazione di dossier che valorizzano le cose positive che ci sono sui territori, tra cui la Calabria. Siamo convinti che soltanto investendo su un’economia pulita, sia a livello ambientale che legalitario, rappresenti il vero punto di svolta per il nostro territorio: parliamo dei 750 km di costa, dei parchi nazionali e delle bellezze paeseggistiche della splendida Calabria. Risorse davvero straordinarie.

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