accedi | registrati | 6-8-2020

Paolo Falcone è un giovane barbiere reggino proveniente da un percorso scout, che porta per strada la sua arte

Pettini, forbici e dignità: l'esperienza di un barbiere di strada

di Redazione Web 06/07/2020

di Luigi Tripodi - Paolo sa bene che tagliare barba e capelli non è un fatto puramente meccanico, semplicemente estetico, ma è un’operazione umana, che richiede tatto, gusto e delicatezza, attraverso le forbici si tagliano le barriere della diffidenza e si crea una relazione emotiva, si educa la persona a prendersi cura di sé… in poche parole si aiuta il prossimo ad essere più felice. Lo sapevano bene i nostri avi, per i quali il barbiere era un medico, uno psicologo, un confessore… un amico. Ecco allora che la richiesta di alcuni senzatetto che da mesi, se non da anni, speravano di potersi sistemare barba incolta e capelli disordinati (nascosti vergognosamente sotto un cappellino lacero e consunto) trova ascolto presso un giovane barbiere reggino: Paolo Falcone, che ha risposto prontamente a una chiamata. Paolo proviene da un percorso scout, così quando alcuni giorni fa dei suoi amici scout, che fanno servizio in strada in collaborazione con l’help center “Casa di Lena” hanno chiesto il suo aiuto, lui ha risposto prontamente. Già da qualche anno Paolo aveva pensato di portare la propria arte per strada al servizio dei più bisognosi, si è presentata l’occasione e ha colto la palla al balzo.
Questa bella storia nasce dall’esperienza di servizio quotidiano che la “Casa di Lena” porta avanti nei confronti dei più poveri, dei senzatetto che popolano le nostre periferie e il nostro centro storico. Talvolta il nostro sguardo si poggia su di loro indifferente altre volte intimorito e turbato, altre volte semplicemente non li vediamo, loro, che una certa linea politica e pensiero di massa vorrebbe spazzare via sotto al tappeto, come un cumulo di polvere da nascondere. I volontari di strada sanno che il punto di partenza è l’ascolto; più di un pasto caldo queste persone cercano qualcuno con cui parlare, qualcuno che li ascolti, qualcuno che gli ricordi la loro umanità.
Ecco allora cosa si trova sotto un cumulo di barba incolta, uno strato di dignità, che forse la persona aveva dimenticato di avere. Bisogna guardare i loro occhi luccicare commossi per capire cosa significhi.
Speriamo che questa e altre esperienze di solidarietà simili a questa trovino seguito e possano andare avanti, consapevoli che c’è bisogno dell’impegno e dell’aiuto di tutti per cambiare le cose.
Concludiamo citando un passo di Primo Levi in cui un prigioniero di Aushwitz viene criticato e preso in giro dai suoi compagni perché continua ostinatamente a lavarsi e a prendersi cura di sé, ecco come risponde: «Dobbiamo quindi, certamente, lavarci la faccia senza sapone, nell'acqua sporca, non perché così prescrive il regolamento, ma per dignità e per proprietà. Dobbiamo camminare diritti, senza strascicare gli zoccoli, non già in omaggio alla disciplina prussiana, ma per restare vivi, per non cominciare a morire».

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