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Dopo la nostra inchiesta e la denuncia del portavoce dell'associazione ''Un mondo di mondi'' arriva la replica del Consigliere comunale delegato agli alloggi popolari

Erp, Sera attacca l'Osservatorio: «Non siamo agenzia immobiliare»

di Federico Minniti 07/07/2020

Torniamo ad occuparci di alloggi popolari. Dopo il nostro servizio della settimana scorsa (28 giugno), si sono sollevate alcune prese di posizioni tra le più disparate. Anche sul fronte comunale, c’è voglia di parlare. Il consigliere delegato all’Erp, l’edilizia residenziale pubblica, Giuseppe Sera – contattando la redazione – ha chiesto di porre alcuni chiarimenti: «La gran parte dei fatti raccontati sono veri» ha detto «ma c’è qualcuno che è “distorto”». Un punto di vista che abbiamo voluto approfondire proprio per garantire il massimo pluralismo. Il quadro che ne emerge conferma quanto descritto nel nostro reportage, anzi – se possibile – ne acuisce le cricità che dipingono, a tinte fosche, un settore nevralgico – quale quello del Patrimonio – totalmente abbandonato a se stesso e, troppo spesso, vittima di stranezze amministrative che ne paralizzano l’effettivo svolgimento delle funzioni.

«Anzitutto voglio smentire che ci siano dei “mal di pancia” nella maggioranza a causa della Commissione d’inchiesta richiesta dal sottoscritto – spiega Sera – anzi, questa scelta nasce da un confronto avuto anche col sindaco Falcomatà». Sgomberato il campo dell’imbarazzo politico, il consigliere delegato rivendica la paternità dell’atto, pur consapevole dei tempi, ormai ristrettissimi: «Indagare su noi stessi? A mio avviso è un atto dovuto, anche per chiarire da dove deriva questa situazione: abbiamo trovato soggetti che rivendicano il diritto alla casa, ma che vivono e operano stabilmente a Milano da anni con un reddito annuo superiore a 80mila euro».

Insomma, quel “mercimonio” con cui titolavamo la settimana scorsa non è una provocazione. «Tutt’altro: l’attuale legislatura ha assegnato circa 10 alloggi in 5 anni; ma se ci guardiamo indietro possiamo vedere come veniva mercanteggiato questo diritto». «Decine di famiglie vengono in ufficio a dirmi: “Ma abbiamo sempre fatto così” oppure “Se volete, voi potete”. La verità è il Comune non è un’agenzia immobiliare…». Lo sfogo di Sera entra nei dettagli: «Sono stato incaricato dal sindaco di occuparmi delle case popolari nel maggio 2019; non nascondo che ho avuto tante difficoltà col dirigente del tempo, Daniele Piccione. Il problema è un vero e proprio handicap strutturale nell’architettura amministrativa del Comune».

Sette dipendenti al fronte di 25 necessari. Così il vastissimo Settore Patrimonio annaspa: «Il primo obiettivo che mi sono dato era quello di mettere le carte a posto. Il dato riscontrato è che queste carte o non si trovavano o erano totalmente da ricostruire. Come posso rispondere a un vincitore di bando: “Abbiamo perso il suo fascicolo?”». Poco tempo fa, col cambio di dirigente, e l’arrivo di Fedora Squillaci, le cose sembrano cambiare. Almeno secondo quanto riferisce Sera: «Va evidenziato il grande lavoro fatto da Marcello Romano, dirigente scomparso qualche anno fa. Aggiungo un elemento: sono uno dei primi sostenitori della rotazione degli uffici: vale per i dirigenti così come funzionari e impiegati. Stando trent’anni in un settore, diciamo che è molto più facile cadere nelle “tentazioni”».

Insomma, la Commissione d’inchiesta la politica la vuole per controllare il “passato” e la macchina burocratica. «Accanto alle “vecchie abitudini”, come la compravendita degli alloggi popolari o l’occupazione abusiva ci sono altri casi da esplorare, c’è tanto sommerso. Ad esempio la grande morosità riscontrata nelle vendite rateali di parte del patrimonio: in un’area della città, San Giovanello, in un solo lotto sono stati riscontrati 260mila euro di ammanco. Peccato che vi siano 20 comparti con 20 lotti ciascuno». Il Covid–19, però, non ha fermato questa attività di verifica. Il delegato comunale Sera riferisce il lavoro svolto dalla Commissione per l’Emergenza Abitativa, guidata da Maria Pia Porcino: «Esaminate oltre 340 domande, tra vecchie e nuove, al fine di comprendere realmente chi reclama una casa e chi ne ha davvero bisogno».

Il vulnus della vicenda riguarda le assegnazioni secondo l’articolo 31 della Legge regionale che, di fatti, salta la fase di istruttoria posticipandola a dopo l’ingresso del nucleo familiare nel nuovo appartamento. Un modus operandi usuale che, in realtà, è previsto soltanto per i casi più gravi. Come fatto, a Reggio Calabria, per lo sgombero rispetto all’Ex Polveriera di Ciccarello. Proprio pochi giorni fa, l’Osservatorio sul disagio abitativo ha denunciato il caso di una donna che, a loro dire, senza effettuare il sopralluogo sarebbe entrata nella casa assegnatagli – un bene confiscato alla ‘ndrangheta – e lo avrebbe trovato sprovvisto di impianto idrico, nonostante le precedenti rassicurazioni dell’Ente. Un caso paradossale a cui i portavoce Marino e Delfino aggiungono di riscontrare gravi irregolarità amministrative. Ma Sera non ci sta: «Dichiarano il falso e ci riserviamo di agire per le vie legali. Ad attestare quello che affermo ci sono i verbali. C’è tantissima gente che con dignità aspetta una casa e non si permette il lusso di volerla scegliere in base al proprio gusto».

E sulla vicenda degli occupanti della baraccopoli, Sera rincara la dose: «Da capo–scout ho vissuto quella realtà, facendo doposcuola a quei ragazzi che oggi cresciuti vengono a chiedere una casa. Però, mi chiedo e chiedo all’Osservatorio sul disagio abitativo: perché in questi mesi non ha collaborato col Comune per definire le posizioni di quanti sono usciti dall’Ex Polveriera e, oggi, vivono in una casa popolare senza aver mai presentato un documento a supporto? È facile rivendicare i diritti soltanto attraverso gli articoli sui giornali», chiosa Sera. Ma perché non si è proceduto al nuovo bando, previsto dalla delibera comunale del febbraio 2017? «Dobbiamo fare come 15 anni fa? Dire alle persone: “Avete vinto un bando, allora, quando abbiamo una casa disponibile ve la diamo”. Non funziona così: occorre avere contezza del patrimonio reale a disposizione e fare procedure veloci. E in questo – conclude Sera – c’è bisogno del supporto della Prefettura e delle Forze dell’Ordine per evitare che le case appena liberate vengano occupate abusivamente».

Un’emergenza perenne, quindi. La Commissione d’inchiesta dovrebbe essere nominata a luglio: 50 giorni dopo si tornerà alle urne. Probabilmente fuori tempo massimo: in buona sostanza, non c’è alcun spazio di manovra o possibile agibilità per giungere a delle deduzioni nel breve termine. Nella migliore delle ipotesi potrà essere utile a chi, da settembre, avrà l’onere di ripartire da questa situazione stagnante.

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