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Giuseppe Laganà: progetti e interventi tra Bibbia e Costituzione «per una comunità capace di farsi prossimo»

Per una promozione della carità

di Redazione Web 08/07/2020

di Giuseppe Laganà* -L’essere umano ha nella relazionalità una delle sue caratteristiche fondamentali ed ineludibili. E fin da subito è inserito dentro una trama relazionale articolata e complessa che coinvolge innanzitutto i genitori (che lo diventano un po’ alla volta in un difficile “apprendistato” che non si fa da soli) e le altre figure accudenti che gravitano intorno a lui; che lo orientano, lo sostengono nel difficile processo di maturazione che richiede innanzitutto tempo, ascolto e tanta pazienza. Accanto a loro, infatti, c’è bisogno di una comunità capace di farsi prossimo nell’accogliere, sostenere, accompagnare, armonizzando per quanto possibile rapporti familiari, amicali, l’azione di enti ed istituzioni di natura privata e pubblica che espletino con efficacia i compiti che la Carta costituzionale prescrive loro. Alcuni esempi di una politica che tiene in considerazione il benessere della persona e della comunità, sono la diffusione degli asili nido, considerare i cortili e le piazze come luoghi d’incontro tra persone, spazi in cui i bambini possano giocare liberamente; la tutela della salute psichica non come una possibilità per pochi privilegiati (bambino o adulto che sia) ma un diritto di ciascuno. E poi una scuola che punta ad includere chi fa più fatica, che smette di sovraccaricare i docenti di compiti che poco hanno a che fare con la funzione dell’insegnamento. Ed infine pensare il lavoro come un’opportunità per valorizzare la propria dignità di persona, il proprio talento, rispettoso degli altri ambiti di vita quotidiana: il tempo libero, il farsi carico di chi ha bisogno di assistenza perché anziano o malato. Se quanto delineato è vero, è compito permanente della Caritas salvaguardare il legame tra giustizia e carità, per svolgere il suo mandato di organismo pastorale impegnato nella testimonianza del Vangelo della carità; e lo è ancora di più oggi nel momento in cui occorre vigilare con attenzione sull’allocazione delle risorse economiche, dei beni e servizi, evitando che gli ultimi diventino sempre più ultimi. Occorre anche ribadire con forza che la Caritas non può e non deve trasformarsi di fatto in una sorta di «agenzia» della carità che rincorra la soddisfazione di qualsivoglia bisogno assecondando una sorta di «titanismo nel fare» che fa perdere di vista il senso della propria identità e del proprio limite. Inoltre, il dovere per mandato statutario, di camminare insieme con i compagni di viaggio più diversi che però hanno a cuore la dignità dell’uomo, non le deve far dimenticare la necessità della profezia, del pronunciare parole scomode soprattutto nei passaggi più difficili e delicati della vicenda umana. Compito della Caritas è contrastare senza tentennamenti l’insieme delle scelte culturali e politiche che di fatto mantengono il divario tra chi gode del giusto e chi è costretto ad un percorso ad ostacoli.
*Membro della Caritas Italiana, settore progettazione sociale. Delegato Nazionale per l'Italia dell'AIEMPR (Associazione Internazionale di Studi Medico-Psicologici e Religiosi)

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