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Dodici presunti affiliati in manette, tra loro il giovane boss, Maurizio Cortese che - nonostante la detenzione dal 2017 - continuava a impartire ordini dal carcere

Operazione Pedigree, sgominato il «nuovo corso» dei Serraino

di Redazione Web 09/07/2020

Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, i poliziotti della Squadra Mobile del capoluogo reggino, hanno arrestato elementi di vertice della cosca Serraino e Libri, Fra essi figurano Maurizio Cortese boss di San Sperato; il suocero Paolo Pitasi, già principale collaboratore di Francesco Serraino, noto come il "boss della montagna", assassinato durante la seconda guerra di 'Ndrangheta; Domenico Sconti genero del predetto Francesco Serraino; Sebastiano Morabito elemento di vertice della cosca Libri nella frazione Gallina. Arrestata anche Stefania Pitasi, moglie di Maurizio Cortese e figlia di Paolo Pitasi.

Le indagini sono state condotte con l'irrinunciabile ricorso alle intercettazioni grazie alle quali è stato possibile individuare le dinamiche criminali, segnatamente quelle di carattere estorsivo, che hanno determinato il graduale rafforzamento della cosca Serraino e in particolare dell'articolazione di San Sperato diretta da Maurizio Cortese. Determinanti anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di Giustizia.

L'inchiesta della D.D.A. di Reggio Calabria ha consentito di accertare come il vertice della cosca Serraino sia attualmente rappresentato da Maurizio Cortese, genero di Paolo Pitasi, già uomo di fiducia di Francesco Serraino, il "boss della montagna", assassinato durante la seconda guerra di 'Ndrangheta. Nel corso degli anni, Maurizio Cortese - catturato da latitante nel 2017 dalla Squadra Mobile e dai Carabinieri - ha acquisito una sempre maggiore importanza nell'ambito dei gruppi mafiosi, riuscendo a scalare le gerarchie della cosca Serraino, con specifica competenza territoriale nel quartiere di San Sperato. Oggi quella diretta da Maurizio Cortese è una consorteria strutturata della 'ndrangheta unitaria, che trova la sua forza anche nei legami coltivati con esponenti carismatici di altre potenti cosche di Reggio Calabria, che ne hanno determinato il graduale potenziamento e l'ascesa al vertice. Strettissimo il legame con i capi storici della cosca Labate [intesi i "Ti Mangiu"] egemone nei quartieri cittadini di Gebbione e Sbarre.

Fattivo e proficuo il rapporto con la cosca Libri di Cannavò, ogni qual volta si è posta l'esigenza di risolvere problematiche comuni e dirimere controversie afferenti alla rispettiva competenza territoriale. Stabili le relazioni con la potente cosca De Stefano-Tegano e in particolare con Luigi [Gino] Molinetti, storico esponente del clan di Archi - recentemente arrestato nell'ambito dell'operazione Malefix - sia per la fornitura di acqua minerale, sia per ottenere l'autorizzazione preventiva ad aprire un bar in una zona non sottoposta al controllo della cosca Serraino, bensì sotto il dominio della cosca De Stefano-Tegano, nel rispetto delle regole della 'Ndrangheta, sia infine per ricevere aiuto nell'accaparramento di clienti e nelle attività di reperimento di macchinari aziendali necessari per l'apertura di un esercizio commerciale.

Maurizio Cortese è riuscito a gestire dal carcere gli affari illeciti della cosca attraverso i colloqui con la moglie Stefania Pitasi e le comunicazioni epistolari con altri affiliati, nonché con l'utilizzo di apparecchi telefonici cellulari introdotti abusivamente all'interno della struttura carceraria. Pur essendo detenuto, Cortese ha continuato a svolgere le sue funzioni di capo cosca, impartendo direttive dal carcere per eseguire estorsioni, per ordinare danneggiamenti di esercizi commerciali, per imporre la fornitura di beni e per pianificare intestazioni fittizie di attività commerciali.

Dall'indagine sono emersi diversi elementi che dimostrano come il capo cosca avesse a disposizione in carcere un telefono cellulare - rinvenuto il 9 aprile 2019 dalla Polizia Penitenziaria - con il quale riusciva a comunicare riservatamente con l'esterno e ad impartire disposizioni alla moglie la quale si prestava a fare da postina e ad altri sodali, con l'uso di un linguaggio criptico ma attinente alle dinamiche e alle attività delittuose della cosca di cui continuava a tenere le redini nonostante lo stato di restrizione.

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