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Nei giorni scorsi il primo cittadino di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha annunciato il no all'installazione delle ''nuove'' antenne

Sviluppo e salute, gli esperti dell'Iss contro i sindaci anti 5 G

di Redazione Web 09/07/2020

«Ho appena firmato l'ordinanza con la quale sospendo l'installazione delle antenne 5G in città. L'ho fatto per tutelare la salute di tutti noi. Ad oggi non esistono certezze rispetto agli effetti che questa nuova tecnologia ha sulle persone». Ha annunciato il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, via Social network. Poche chiarezza sugli effetti che il 5 G avrebbe sulla salute delle persone sarebbe la causa di questa scelta.

Su questo punto, però, è intervenuto nelle scorse ore l'Istituto superiore di Sanità. Gli effetti del 5G sul corpo umano non sono diversi da quelli provocati dal 2G, dal 3G o dal 4G. Sul 5G, cioè, «non c'è un problema particolare. Considerando gli effetti dei campi elettromagnetici attualmente conosciuti, infatti, il 5G non darà problemi, mentre se consideriamo gli effetti sulla salute ancora ipotetici non ci sono motivi per pensare che il 5G sia più pericoloso delle tecnologie precedenti». Parola di Alessandro Polichetti, primo ricercatore all'Istituto superiore di sanità e componente del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni, che interviene a spiegare razionalmente e su basi scientifiche la polemica tra fautori del 5G e contrari. In generale, sulle onde elettromagnetiche, «a oggi - spiega Polichetti a DigitEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School, abbiamo più di 10mila studi scientifici sulla base dei quali possiamo considerare come accertati solo alcuni tipi di effetti, connessi al riscaldamento dei tessuti del corpo umano. Le onde elettromagnetiche, cioè, in parte sono riflesse e in parte penetrano nel corpo umano. Quelle che penetrano in parte vengono assorbite, e la loro energia viene convertita in calore. Calore che tende a far aumentare la temperatura, ma noi abbiamo un sistema termoregolatore che smaltisce il calore che viene prodotto in eccesso rispetto a quello che il nostro corpo già produce per via del metabolismo basale».
 
Sulla vicenda, poi, si corre il rischio di un vero e proprio harakiri istituzionale. C'è un precedente. Il TAR decide che le antenne 5G nel territorio di Cefalù in provincia di Palermo, debbano essere installate da parte di Fastweb condannando e dunque ribaltando la decisione del sindaco che lo scorso 16 aprile 2020 con un'ordinanza aveva vietato appunto che l'operatore in questione ossia Fastweb procedesse nel territorio alla loro installazione. Ancora una volta il TAR ribalta quelle che sembrano essere una prassi quotidiana ossia le ordinanze dei sindaci che non vedono bene le antenne 5G e che dunque creano dissapori nella comunità grazie alla possibilità di utilizzare il principio di precauzione che molti sindaci stanno utilizzando ''parandosi'' un po' dalle diatribe nei confronti della nuova rete veloce 5G. La decisione del Tribunale amministrativo regionale non fa altro che generare ulteriore confusione. Da una parte, il Governo ha riconosciuto nel decreto Cura Italia il valore delle reti come servizio essenziale soprattutto durante l'emergenza, quando gran parte della nazione fa affidamento a internet; ha invitato gli operatori a potenziare le reti - quindi affrontando altri investimenti - a fronte del boom registrato del traffico. Il 5G, per il quale lo Stato ha venduto agli operatori le licenze, è tassello importante per questo scopo. Soprattutto nelle zone di digital divide, dove ora si fatica a lavorare e studiare per assenza di rete banda ultralarga. Il 5G può sopperire appunto a questa mancanza.

Dall'altra, però, non c'è freno alle ordinanze blocca antenne, motivate da preoccupazioni sanitarie più volte smentite dalle massime autorità scientifiche. Come l'Organizzazione mondiale della sanità che sul proprio sito ricorda come non ci sono prove della pericolosità del 5G, nonostante i numerosi test fatti. Idem il nostro Istituto superiore della Sanità. Le autorità notano che il 5G, a differenza del 4G, usa o frequenze molto alte o le stesse della tv. E quelle molto alte per loro caratteristiche sono ancora meno a rischio (teorico) perché non permettono alle emissioni elettromagnetiche di superare la barriera della pelle. Insomma, poche idee, ma confuse.
 
Perché non proporre un referendum per la popolazione cosicché i comitati tecnico-scientifici dei favorevoli e contrari possano esprimersi spiegando rischi e vantaggi di questa innovazione tecnologica?

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