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La Comunità si è insediata nell’anno 1974 affrontando sia lo spopolamento dell’area che le nuove migrazioni verso paesi esteri

Area Grecanica. I marianisti, custodi dell’antica Amendolea

di Gianluca Del Gaiso 11/07/2020

Il cuore dell’antico borgo grecanico di Gallicianò ha il volto della chiesa di San Giovanni Battista. I tronchi anneriti accanto al portale ricordano la cerimonia della luce dello scorso Natale che ha visto la partecipazione di tutta la comunità, spiega Mimmo, volto narrante dell’anima di questo luogo. Nata con ogni probabilità di rito greco bizantino e poi divenuta “latina”, nel 1600 la chiesa è stata ingrandita e poi completata fino alla versione oggi conosciuta. All’opposto sulla parte alta del paese c’è la Chiesa Ortodossa al cui interno sono ricordati i primi santi italo-greci come San Leo di Bova con la pece e un’ascia o la meno conosciuta Sant’Orsola di Pentedattilo. Un rapporto ancestrale quello tra Oriente e Occidente che rivive dalla notte dei tempi in questo lembo di terra a guardia della fiumara Amendolea.

All’ingresso del paese la croce mariana ricorda che qui i padri marianisti arrivarono nel 1974. A loro venne affidata l’intera comunità della valle, passando per San Carlo e Condofuri marina. Padre Giancarlo, parroco dal 2000 spiega che negli anni «c’è stato un esodo del paese soprattutto per motivi legati alla scuola. Molti sono stati costretti a scendere a Condofuri Marina». Loro, i marianisti, non hanno mai fatto mancare la loro presenza. Salgono due volte la settimana in media e la domenica si fermano a incontrare le tante famiglie che si ritrovano. «È bello sentire i bambini che giocano».

Felicità per i circa quaranta abitanti rimasti, ma anche per i tanti turisti che da anni animano il borgo costantemente. La festa grande è il 29 agosto quando viene celebrato il santo patrono, «anche se la tradizione orale la riporta nei tempi antichi al 24 giugno» spiega Mimmo. «Probabilmente per questioni legate all’agricoltura e alle attività connesse ai campi: mietitura, trebbiatura e quant’altro, è stata spostata». La comunità dei padri marianisti ha sede nella chiesa più a valle di San Carlo. Il ponte che attraversa l’Amendolea porta alla chiesa nel paese nuovo ai piedi delle mura dell’omonimo vecchio castello.

Proprio qui alcuni ragazzi scout durante alcuni campi estivi di lavoro hanno recuperato le preziose opere esposte al suo interno. Proseguendo ancora verso il mare, lo Jonio colora di azzurro l’orizzonte. Padre Arnoldo è il parroco della chiesa di Regina Pacis a Condofuri marina. È qui che negli anni la popolazione rimasta si è spostata. Lo conferma un centro giovanile molto frequentato, così come quello di informatica e la presenza di una biblioteca con circa 20mila volumi, «ma anche qui purtroppo si legge poco». All’interno della chiesa, consegnata nel 1961, ci sono delle belle icone.

Nell’abside prende posto la Madonna regina della Pace, poi una serie di «santi che raffigurano gli apostoli ed una seconda che comprendono santi calabresi con l’aggiunta di Guillaume-Joseph Chaminade fondatore dei Marianisti, alla sinistra». L’icona è stata scritta da Paolo Orlando, iconografo di Trieste che ha voluto realizzarle nei tre plessi di Gallicianò, San Carlo e Amendolea.  Donazioni sono l’altare e la Via crucis da parte di Gaetano Zito, professore di disegno. Un sito come gli altri di grande suggestione, perché

«La bellezza eleva al cielo e a Dio» ci spiegano i padri. «Stiamo lavorando per un giardino dove si possano celebrare in un futuro le messe all’aperto. Lo stiamo costruendo grazie ad alcune donazioni ed in particolare a quella di una famiglia che ha recentemente perso un figlio in un incidente stradale e in sua memoria ha voluto donare una statua del Sacro Cuore che sarà messa al centro del giardino». Una valle e un fiume che è scrigno delle radici di questo territorio affidate alle mani di padri che ne custodiscono la bellezza. Unico desiderio: «un confratello perché la comunità possa crescere ancora».


«Nel santuario dell’Annunziata ad Amendolea, la chiesetta costruita dopo l’abbandono del paese vecchio che resisteva intorno al castello, sono custoditi diversi monumenti importanti che raccontano la storia e la fede di questi luoghi» spiega Ugo Sergi titolare di un rinomato agriturismo della zona. «Tra questi sulla sinistra entrando il visitatore non può non rimanere affascinato dal vecchio altare che si trovava in origine nella vecchia chiesa. È stato scoperto per caso negli anni ’70 da un gruppo di scout arrivati nel borgo per un campo di recupero del luogo. Grattando il muro antico della chiesetta hanno recuperato questa meraviglia, un altare probabilmente risalente al 1200 che raffigura il Dio Pantocratore con angeli e altre figure di estrazione bizantina». Il Santuario accoglie anche la statua della “Madonna col bambino” attribuita al Gagini.

«Anche questa ha una storia molto particolare» continua Ugo. «Fino alla metà degli anni ’90 era una statua senza testa, nel senso che mancando la parte originale era stata ricostruita». E qui inizia la storia del suo ritrovamento. «È stato veramente un caso, spiega Ugo, e io involontariamente sono stato uno dei protagonisti. A seguito dell’alluvione del 1951 che ha colpito molte contrade dell’area grecanica, anche l’Amendolea è stata abbandonata. Un gruppo di scout si trovava lì per dare aiuto agli alluvionati e alle popolazioni sfollate. In mezzo ai ciottoli i ragazzi avevano trovato la testa della Madonna. Non sapendo la sua provenienza l’hanno riportata alla base a Reggio Calabria».

«Questa testa – prosegue Ugo - è rimasta sopra una scrivania in bella vista per tanto tempo e poi un giorno una persona è venuta al mio studio dove al tempo facevo l’avvocato. Per caso gli ho parlato dell’Amendolea e devo dire assolutamente per una coincidenza della Madonna acefala. Questo signore dopo un po’ di tempo è venuto con un regalo per me. Era la testa della statua. Mi raccontò dei ragazzi scout intervenuti in aiuto delle popolazioni e che nel tempo si era persa la memoria di questa storia».

Così «la portai al parroco di Condofuri, don Salvatore, che fu molto emozionato dal ritrovamento. Prese il busto e portò il tutto a Roma per farla ristrutturare e rimettere la testa al suo posto. La notte di Natale di trent’anni fa, richiamò tutti i fedeli spiegando che era accaduto qualcosa di straordinario, ma non disse altro fino alla fine. Quando rivelò che cosa era successo, ci fu un momento di commozione collettiva con tante donne che intonarono delle nenie in grecanico. Questo è il mio ricordo di quella notte magica di Natale».

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