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La denuncia choc del presidente della Camera di Commercio di Caserta, De Simone: «Se ci sono ragazzi in età da lavoro, anche minori, lo strozzino chiede di impiegarli nell’azienda di un prestanome»

Usura, figli dati in pegno per pagare i debiti

di Redazione Web 12/07/2020

Figli dati in pegno agli usurai per lavorare in nero e pagare i debiti della famiglia. È uno dei raccapriccianti modi di estinzione dei prestiti – o meglio per perpetuarli all’infinito – che stanno utilizzando gli strozzini in questi ultimi mesi. A partire dalla quarantena, che ha reso ancora più drammatiche le condizioni di tante famiglie indebitate fino al collo. Un fenomeno denunciato nel Casertano dal presidente della Camera di Commercio di Terra di Lavoro, Tommaso De Simone, ma è possibile che altri episodi del genere si stiano verificando in altre zone del Mezzogiorno. Una recrudescenza dell’usura di cui si è parlato anche nei Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica di Caserta e che disegna gli strozzini come capaci di spingersi oltre ogni limite. Non solo ipoteticamente, ma nella realtà più concreta.

«Sono i figli a pagare spesso per le loro famiglie. Non ho nomi da indicare, ma dai racconti di molti operatori economici, schifati da quello che sta avvenendo, ho la certezza che il fenomeno dell’usura è cresciuto in maniera esponenziale in questi ultimi mesi di chiusura totale e non si è arrestato – spiega ad Avvenire il leader della Camera di Commercio di Caserta, Tommaso De Simone –. Ci sono famiglie che mandano i loro figli, le loro figlie a lavorare per saldare i debiti. Sono costrette ad accettare obtorto collo l’apparente 'benevola' richiesta. E speriamo che ci si fermi a questo. È un fatto che l’opinione pubblica deve conoscere, perché l’usura è una bestia travestita da amico caro, che mentre sembra accarezzarti e aiutarti, finisce per strangolarti e ucciderti, sottomettendoti dolcemente. Gli usurati non denunceranno mai gli strozzini».

Il meccanismo con cui gli usurai tengono in scacco le persone si è evoluto e raffinato molto negli ultimi anni. Non c’è solo la violenza, anzi quella è diventata residuale, come mezzo di riscossione. «Innanzitutto qui – continua De Simone – ma anche altrove, il meccanismo credo non cambi: lo strozzino ha il viso di un amico, un bene-fattore, che ti aiuta quando tutti gli altri ti hanno abbandonato. Che ti dà del denaro subito, quando ti serve. Mentre le banche o lo Stato te lo affideranno solo a morte avvenuta. O forse mai». Inoltre gli usurai tendono a diventare immediatamente proprietari dei beni del debitore, con un meccanismo legale, in pratica, che potremmo definire di esproprio. «Il sistema è semplice. Quando qualcuno ti chiede del denaro, non firmi più garanzie o cambiali o emetti assegni in bianco, ma firmi una procura a vendere – rivela De Simone –. Cedi cioè la proprietà di un tuo bene. Se non rientri del tuo debito con lo strozzino, questa procura a vendere si moltiplicherà, cioè ne saranno emesse altre: fintantoché avrai proprietà e l’usuraio ti presta soldi. Prestito che difficilmente si potrà restituire: non tanto e non solo per gli interessi ovviamente elevatissimi, ma perché quando, come nella quarantena, non ci sono entrate economiche, l’ulteriore prestito ti serve per mangiare da un lato e per pagare le rate del debito dall’altro».

E quando non ci sono più le proprietà, scatta il nuovo perverso meccanismo di sottomissione. «Quando non si hanno più proprietà, chi ha ricevuto la procura a vendere, non lo strozzino, ma un terzo, naturalmente incensurato, passa all’incasso e monetizza tutto – continua il presidente della Camera di Commercio –. E le famiglie muoiono. È a questo punto che scatta la nuova diabolica innovazione, a quanto mi è stato raccontato. Se ci sono figli o figlie in età da lavoro, legalmente, maggiorenni o minorenni, lo strozzino chiede al padre di impiegarli in un’azienda a lui vicina, ma non riconducibile alla sua persona. E in questo modo si paga il debito, se tutto va bene. Non oso immaginare altro». Della recrudescenza dell’usura nel Casertano si è parlato anche nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza, uno dei massimi organi deputati a intervenire, conferma De Simone. «Ne abbiamo parlato, certo. Ma ovviamente non ho nomi, solo storie, nessuna indicazione concreta per rendermi più utile a possibili indagini. Però è necessario parlarne: l’usura è diventata più forte in questi mesi. Sta azzannando alla gola molti nostri concittadini. Dobbiamo aiutarli».

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